Il salto indiano: quasi 500 milioni di persone sono uscite dalla povertà in 12 anni

Secondo un rapporto della Banca Mondiale, il tasso di povertà è sceso dal 57,7% al 16,1% tra il 2011 e il 2023. Ma crescono le diseguaglianze
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November 3, 2026
Un gruppo di donne lavora in un laboratorio a Srinagar, nel Kashmir indiano
Un gruppo di donne lavora in un laboratorio a Srinagar, nel Kashmir indiano / Ansa
All'inizio del decennio, la famiglia di Sunita Devi viveva in condizioni di estrema precarietà in una zona rurale dell'India settentrionale. Marito sarto, il modesto guadagno risucchiato dalle spese. Zero terreni agricoli, una fonte di reddito tutt’alto che stabile, la vita consumata in una piccola casa fatiscente, nel villaggio di Uttar Gaon Purwa Dihwa, nel blocco di Sangrampur del distretto di Amethi. La svolta per Sunuta e per la sua famiglia arriva quando la donna entra a far parte di un gruppo di auto-aiuto locale, il Sahara Women SHG. In pratica una sorta di cooperativa di risparmio e microcredito solidale tra donne. Grazie al supporto, Sunita ottiene un primo piccolo prestito iniziale di 10.000 rupie. Un “gruzzolo” che le consente di avviare una piccola attività di sartoria casalinga, cucendo vestiti e vendendoli porta a porta nei villaggi vicini. L’attività diventa un negozio: “Oggi, il suo negozio "Shivam Sports" ha acquisito notorietà nella regione di Amethi. Durante l'inverno, la domanda di tute e abbigliamento sportivo aumenta, spesso raddoppiando il suo reddito. I suoi guadagni mensili hanno superato le 90.000 rupie. Ha anche costruito un negozio e una casa stabile, ed è riuscita a sostenere gli studi dei suoi figli. Rimborsa regolarmente il suo prestito bancario a rate. Sunita ha inoltre creato posti di lavoro per quattro persone. Suo marito e suo figlio la supportano attivamente nella gestione sia del laboratorio che del negozio”.
Il suo non è un caso isolato. Tutt’altro. La storia di Sunita è un frammento di un movimento torrenziale. Secondo il rapporto "Poverty and Equity Brief" della Banca Mondiale, Il tasso di povertà in India è sceso dal 57,7% al 16,1% tra il 2011 e il 2023, con circa 496 milioni di persone che sono passate al di sopra della soglia di povertà.
Più nel dettaglio, la Banca Mondiale stima che la percentuale di indiani che vivono con meno di 4,20 dollari al giorno, misurata utilizzando la parità di potere d'acquisto del 2021, sia diminuita di 41,6 punti percentuali nell'arco di 12 anni. Anche la povertà estrema, è diminuita in modo sostanziale, passando dal 27,1% nel 2011 al 2,6% nel 2023.
Qual è stato il “motore” di questo salto in avanti della società indiana? Il rapporto individua una serie di fattori concomitanti. A trainare la diminuzione della povertà è stata la forte crescita dei consumi, l'aumento dell'occupazione (specialmente femminile e in particolar modo nelle zone rurali) e l'espansione dei trasferimenti sociali (come i sussidi alimentari).
Restano le ombre. E i gravi fattori di disuguaglianza. Nel 2023, i guadagni medi del 10% dei lavoratori più ricchi sono stati pari a circa 13 volte quelli del 10% più povero. La maggior parte dei poveri continua a vivere nelle aree rurali (tasso di povertà rurale al 19,3% contro l'8,6% di quelle urbane). Il 57% della popolazione povera dell'India si concentra in una fascia continua che va dall'Uttar Pradesh al Bengala Occidentale. Fratture attraversano il mercato del lavoro indiano. Tra il 2017 e il 2023 l'occupazione è cresciuta di circa 134 milioni di unità, guidata in gran parte dall'ingresso delle donne rurali nel lavoro retribuito. La disoccupazione giovanile è salita dal 14,6% al 15,9%, in particolare tra le giovani donne delle aree rurali.

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