«I minerali critici sottratti alle rinnovabili per fare la guerra»

L'esperta Julie Klinger: «Il riarmo fa concorrenza alla transizione energetica in termini di risorse, materie prime e ricerca»
April 28, 2026
«I minerali critici sottratti alle rinnovabili per fare la guerra»
L'esperta Julie Klinger
E' uno dei principali ostacoli all’addio ai combustibili fossili. La “chiamata” generale al riarmo minaccia, in modo diretto, la transizione ecologica, sottraendole finanziamenti, risorse scientifiche, infrastrutture e soprattutto materie prime cruciali. A sostenerlo Julie Klinger, geografa e geopolitica dell’Università di Delaware, tra le maggiori studiose di terre rare. Insieme ai colleghi Coryn Wolk, Romain Richaud, Ian Morse e Gwen Murphy, l’esperta ha appena presentato un studio sulla “concorrenza” tra armi e riconversione energetica in vista del primo forum sui minerali critici dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che si apre oggi a Istanbul. «Fino a poco tempo fa si diceva che non ce n’erano a sufficienza per realizzare il passaggio alle rinnovabili. Ora che occorrono per riempire gli arsenali, nessuno si pone più il problema», afferma Julie Klinger appena tornata da Santa Marta, in Colombia, dove domani terminerà la prima Conferenza internazionale per la fine dell’era fossile.
Ma è davvero possibile “uscire” dalla gabbia di petrolio, gas e carbone, responsabili del 75 per cento delle emissioni globali?
Lo è. Dal punto di vista tecnologico e scientifico, la transizione energetica è possibile. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che le risorse per attuarla vengono ”risucchiate” dall’industria delle armi, il più agguerrito “competitor”. Lo dimostra il suo exploit mentre la produzione di rinnovabili procede a rilento. Non è una questione di costi. L’uscita dagli idrocarburi richiede un investimento di meno di 2.400 miliardi di dollari. La spesa per rimpinguare gli arsenali ha oltrepassato i 2.800 miliardi l’anno scorso.
Non c’è, poi, la sola concorrenza a livello finanziario...
Elementi come cobalto e tantalio, rame e litio nonché le terre rare sono necessaria sia per la produzione dei sistemi d’arma – droni e carri armati – sia per la transizione ecologica. Tecnologie alimentate da energie rinnovabili – ad esempio le batterie al litio – sono utilizzate per i fucili d’assalto, i missili e un numero crescente di veicoli militari. Gli Stati Uniti, tra i grandi esportazioni di materiali per la sicurezza, consumano la maggior parte di questi elementi per la loro realizzazione. Ora, inoltre, l’Amministrazione ha varato una nuova iniziativa per accumulare i minerali critici per i soli fini militari. Non altri, dunque: né energia, né sanità, né trasporti. Oltre a materie prime e fondi, infine, riarmo e rinnovabili competono anche per la capacità industriale e la ricerca: gli Stati dirottano i soldi pubblici negli studi spendibili nel settore della difesa invece che per creare alternative ai fossili.
Il dilemma è senza via d’uscita?
In realtà no. La competizione si concentra sulle riserve geologiche di minerali critici, cioè quanto è ancora nel sottosuolo. In superficie, però, questi materiali sono abbondanti. Purtroppo, al momento, vengono erroneamente confusi con materiale di scarto. Con il mio gruppo, stiamo completando una mappatura delle risorse strategiche che non necessitano di estrazione. Abbiamo, così, scoperto che i dati esistenti a livello globale riflettono appena tra l’1 e il 3 per cento del potenziale presente in superficie poiché non includono le centinaia di migliaia di discariche e siti di smaltimento in cui sono catalogati come rifiuti. Né le vecchie fabbriche, i rottami navali o perfino i terreni pesantemente contaminati in cui sono contenuti in quantità. In base alla nostra ipotesi, potremmo avere già materiale sufficiente per le rinnovabili. Il tutto senza scavare nuove miniere, la cui apertura va in direzione opposta salvaguardia dell’ambiente.
Perché la strada dell’addio ai fossili è così difficile da imboccare?
Per l’opposizione di una minoranza globale sproporzionatamente potente e ben radicata all’interno degli apparati governativi, finanziari, industriali e scientifici. Ma la consapevolezza della gente sta crescendo.

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