Anthropic, il rogo digitale e la finta morale dei tecno-oligarchi
di Raul Gabriel
L’accusa arriva dei media americani: Anthropic ha distrutto due milioni di libri che sono stati usati per istruire la sua IA

Moralizzare Claude. Ho appreso che il 27 gennaio 2026 il Washington Post aveva rivelato che Anthropic, azienda di San Francisco che produce Claude e che si vende al mondo come AI lab dei giusti, con i suoi Constitutional AI perfettamente coerenti alla Responsible Scaling Policy, ha, scientemente e senza farne menzione, triturato tra i cinquecentomila e i due milioni di volumi acquistati prevalentemente da rivenditori dell’usato, dopo averli fotografati per utilizzarli nell’addestramento dei suoi LLM. Quindi la operazione è diventata incidentalmente di dominio pubblico innescando le consuete controversie legali per il pagamento dei diritti, questione dal carattere eminentemente commerciale che in questa sede, a me, non interessa. I risvolti che ritengo fondamentali sono altri: in primo luogo si tratta di un operare che evoca e memorie nefaste di distruzione dei libri, a vario titolo.
Qualcuno, tra questi certamente le mayor tecnologiche, obietterà a discolpa che si tratta di un trasferimento non di una cancellazione. La memoria di quei libri verrà comunque conservata nei territori insondabili della IA e rimandata agli utenti, opportunamente trascritta. Al riguardo è bene precisare, almeno secondo il mio parere, che il passaggio da analogico a digitale è auspicabile e affascinante, ma ricco di effetti collaterali sul contenuto che ne è oggetto. Il senso autentico di una particolare forma di espressione, incluso il mezzo di cui si serve, è di fatto intraducibile. Distruggere l’analogico per guadagnare l’esclusiva su contenuti pensati per la libera espressione, legittimata a scegliere e conservare autonomamente il proprio medium, non può affrancarsi dallo stigma autarchico che rimanda a tempi bui in cui le tirannie di sorta si sono servite della distruzione di libri per la propria propaganda. Per inciso sono un grande entusiasta della rivoluzione IA, cataclisma cognitivo senza precedenti. A patto di poter esercitare un feroce, libero, chirurgico pensiero critico. Sono altrettanto convinto che alcune istanze non siano negoziabili e che nessuno si possa arrogare il diritto di ridurle a merce di mercato, o materia per il macero.
Considerazioni che non derivano in alcun modo da pregiudizi verso il virtuale e tantomeno verso il congegno IA. Leggo prevalentemente in digitale perché mi risulta più semplice, la mia attività artistica e teoretica si è profondamente trasformata attraverso 3D, pittura digitale, postproduzione di video e suoni in un ibrido con la pratica analogica che ad oggi è perfettamente armonico. Ma non ho dubbi sul fatto che il libro stampato sia e rimanga un patrimonio inalienabile della umanità che nessun tecno-oligarca, pur santificato dal sistema, può permettersi di mettere in discussione. Grazie alla sensibilità degli editori che ho incontrato i miei libri sono curati nella forma e nel materiale con attenzione maniacale, perché il corpo dell’oggetto è essenziale nell’integrare la densità di ciò che veicola. La libertà del caos, il mio ultimo libro, sprofonda nei labirinti logici della intelligenza artificiale senza risparmiare alcun brivido. Eppure, grazie alla sensibilità di Mario Pirolli, è un inno alla carta, alla stampa, alla formattazione, al profumo, al peso e allo spazio di quella magia che si chiama libro. In secondo luogo non si può non citare una questione che fa capo alla ipocrisia o quantomeno alla scarsa preparazione di chi si occupa di regolamentazione delle nuove tecnologie applicando categorie vecchie e obsolete, non adatte a gestire la nuova realtà.
Qualcuno ha dato ad Anthropic il permesso di procedere con una operazione che, va ribadito, è perfettamente legale se si escludono le questioni del copyright che credo siano state sistemate senza problema alcuno. Ci avviamo, e in parte ci siamo già immersi, verso un contesto da medioevo dark-gothic-tecnologico a metà strada tra il tragico e il grottesco. Un mondo che incredibilmente ha fatto del politicamente corretto una ossessione che tocca vette di ridicolo. Una cornice in cui la notizia di qualcuno che avvia il trend di far piazza pulita dei libri analogici per sostiuirli con il proprio prodotto, aggiunge toni cupi, non solo e non tanto per la perdita di un supporto fondamentale della lettura, ma per la idea che qualcuno si possa appropriare di specificità culturali che appartengono alla umanità intera, non ai più ricchi o ai più prepotenti o ancora ai più scaltri. Il problema sono coloro che gestiscono le macchine, che abdicano alla propria libertà e responsabilità per ritorni di ogni genere, per pigrizia, per piaggeria o per la cooptazione mercenaria che convince quasi tutti, mimetizzata sotto forma di impegno civile.
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