Joe Kent, il capo dell’antiterrorismo Usa che ha lasciato: «L'Iran non era una minaccia»
di Redazione
Lo schiaffo a Trump in una lettera: «Non posso in buona coscienza sostenere questa guerra». La Casa Bianca: un bravo ragazzo, ma debole

«Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran». Con queste parole Joe Kent si è dimesso da capo del Centro per l’antiterrorismo statunitense. L’Iran «non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana», ha aggiunto Kent che era stato nominato nel febbraio 2025 da Trump. In una lettera indirizzata allo stesso presidente Trump, Kent ha denunciato la «campagna di disinformazione» orchestrata da alti funzionari israeliani e dai media che ha minato la “piattaforma America First” del presidente. Sostenitore di Trump da anni, Kent è un veterano della guerra in Iraq e ha spiegato come le promesse di una rapida vittoria riecheggiano il dibattito sull'entrata in guerra dell'Iraq nel 2003.
«Come veterano» che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e «come marito di una soldatessa morta in una guerra provocata da Israele», Kent ha affermato di non poter condividere «l’invio della prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non apporta alcun beneficio al popolo americano né giustifica il costo delle vite americane». Immediata la replica della Casa Bianca: «Ci sono molte false affermazioni» nella lettera di Kent ha affermato la portavoce Karoline Leavitt. È in articolare una «falsità» che l’Iran non rappresenti una minaccia: «C’erano prove forti che l’Iran avrebbe attaccato gli Stati Uniti» ha precisato Leavitt. «Sono felice che sia fuori, sosteneva che l’Iran non era una minaccia» ha poi ribadito lo stesso Donald Trump commentando le dimissioni di Joe Kent. «Era un bravo ragazzo ma molto debole sulla sicurezza», ha concluso il presidente.
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