«Gli Usa spediscono in Rd Congo gli ex collaboratori afghani in fuga dai taleban»
In 1.100 sono rimasti bloccati in Qatar dopo il blocco dei visti deciso dall'Amministrazione Trump. Ora rischiano di essere "ricollocati"

Qatar-Repubblica democratica del Congo, sola andata. Potrebbe accadere a 1.100 afghani, rimasti bloccati in una base statunitense nei pressi di Doha - Camp as Sayliyah - dopo la decisione dell'Amministrazione Trump di interrompere, da novembre, la concessione di visti ai profughi di Kabul. Il bando è scattato a novembre in seguito all'uccisione di due agenti della guardia nazionale da parte di un rifugiato afghano con disturbo post traumatico da stress. Allora i 1.100 di Camp as Sayliyah - settecento adulti con quattrocento minori - erano già fuggiti da tempo dal proprio Paese per timore di ritorsioni poiché, prima del ritorno al potere dei taleban nel 2021, avevano collaborato con le truppe statunitensi. Washington li aveva alloggiati in Qatar mentre esaminava le rispettive richieste. L'attesa, però, si è prolungata per anni, per poi incagliarsi nel "muro" eretto dal tycoon. In realtà, lo scorso febbraio, un giudice federale ha dichiarato illegale lo stop dei visti per i residenti di Kabul ma le pratiche sono rimaste comunque ferme ad as Salyliyah. Nel frattempo, la Casa Bianca ha deciso di "svuotare" la struttura. Secondo l'associazione AfghanEvac - impegnata nella tutela degli afghani a rischio per aver lavorato con gli americani durante l'era della Repubblica -, ai rifugiati all'interno è stata proposta l'alternativa tra il rientro in patria e il "ricollocamento" nella Repubblica democratica del Congo. «Entrambe le soluzioni sono inaccettabili. In entrambe le nazioni sono in pericolo di vita: nella prima a causa dei taleban, nella seconda per la guerra in atto», ha sottolineato Shawn Van Diver, presidente di AfghanEvac. Il dipartimento di Stato non ha confermato in modo esplicito la notizia come il governo di Kinshasa. Si è limitato a definire «positivo» il reinsediamento degli afghani in uno Stato terzo «per consentire loro di costruirsi una nuova esistenza». «Gli Usa si vogliono lavare le mani delle proprie responsabilità, abbandonando persone che hanno sostenuto i loro militari per anni», ha denunciato Van Diver secondo cui la Repubblica democratica del Congo sarebbe una seconda scelta per Washington. La prima - il Botswana - sarebbe stata scartata all'ultimo poiché il Paese ha chiesto un contributo di 15mila dollari per l'erogazione di ogni visto.
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