Premio rimpatri, Meloni va avanti ma corregge il decreto. Le opposizioni "occupano"
La premier difende il provvedimento, nonostante le polemiche: «Non è un pasticcio». Piantedosi però chiarisce: «Preso atto di alcune sensibilità, pronti a una correzione». Il provvedimento è passato così com'è alla Camera. Il nuovo dl dovrebbe andare in "Gazzetta" assieme alla legge approvata da Montecitorio. L'opposizione in piedi davanti ai banchi del governo: maggioranza in stato confusionario

Sul decreto Sicurezza è stata posta la questione di fiducia alla Camera. Il provvedimento rischiava di non passare per i rilievi del Colle e lo scontro in aula con le opposizioni. In particolare sulla norma che prevedeva incentivi agli avvocati che favoriscono i rimpatri dei migranti. La novità, subito contestata dal Cnf-Consiglio nazionale forense e dall’Associazione nazionale magistrati, era finita ieri nel mirino del Colle e aveva costretto il sottosegretario Alfredo Mantovano a salire al Quirinale per un confronto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Governo e maggioranza hanno tuttavia rinunciato all'emendamento correttivo.
E la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiarito la strada imboccata dall'esecutivo: la correzione avrebbe reso obbligatoria una terza lettura al Senato, a cui il centrosinistra si sarebbe potuto appigliare per mettere a rischio l’approvazione del decreto, che scade il 25 aprile. Meglio un nuovo provvedimento dopo un via libera del primo, a questo punto soltanto formale. «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni», ha detto la premier parlando con i giornalisti a margine della visita al Salone del Mobile.
«Ci sono state molte discussioni sul tema dei rimpatri volontari assistiti e io tengo a precisare davanti a questa assemblea parlamentare che tale istituto non rappresenta certo un' invenzione di questo governo. Sono previsti nel nostro ordinamento da oltre dieci anni in attuazione di norme europee e nazionali - ha spiegato il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi -. Tuttavia abbiamo preso atto di alcune sensibilità che sono espresse su un punto specifico della norma e ci predisponiamo a una sua correzione».
Nel frattempo, la Camera ha approvato con 145 voti favorevoli e 95 contrari la proposta avanzata dal deputato della Lega Gianluca Vinci di chiudere la discussione generale. Con 47 voti di differenza Montecitorio ha poi respinto la richiesta delle opposizioni di ritorno in commissione. Dopo i voti sulle pregiudiziali, il governo ha posto la questione di fiducia e, dopo le 24 ore di tempo di sospensione previste dal regolamento, i deputati saranno chiamati a votarlo. Dopo la bocciatura delle questioni pregiudiziali di costituzionalità, il centrosinistra ha occupato l'emiciclo e i banchi del governo. Il vicepresidente di turno, Fabio Rampelli, ha più volte invitato i deputati a tornare ai loro posti e ha espulso dall'aula il dem Arturo Scotto. La seduta è stata quindi sospesa ed è stata convocata la Conferenza dei Capigruppo. Ma sarà di nuovo bagarre con le opposizioni, che già oggi, con il leader Cinque stelle Giuseppe Conte, hanno accusato la «plateale incapacità del governo» che ha causato un «grave incidente istituzionale».
«La relazione tecnica di verifica delle quantificazioni, predisposta dalla commissione Bilancio della Camera, solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto Sicurezza. A tali criticità il governo, nel corso dell'esame in commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate - ha detto Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito Democratico in commissione Bilancio -. Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il governo sta tentando un'accelerazione ingiustificata».
Per Nicola Fratoianni (Avs), «quello che vediamo in queste ore è un pasticcio enorme ed è l'ennesima prova che questa maggioranza, questa destra è in pieno stato di confusione e si rifugia nella peggiore delle forme di propaganda».
«Vi siete inventati l'infedele patrocinio: non so da quale lampada sia uscito il genio che ha tirato fuori questa cosa. Però l'avete votata al Senato. Ma com'è che Forza Italia non vi ha chiesto di togliere quella roba lì? Com'è possibile che una cosa del genere sia venuta avanti e che adesso non riuscite più a districarvi dalle catene che vi siete stretti attorno e siete qui a chiedere alla Camera di approvare il decreto in tempo?». Così il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova. «Questo non è altro che l'idea che voi avete della remigrazione, cioè dell'idea che a prescindere da qualsiasi diritto, a prescindere dal riconoscimento dei diritti delle persone, dei migranti, si debba trovare ogni escamotage, anche quelli un po' vigliacchi come questo, per mandarne qualcuno a casa. Non perché davvero qualcuno pensi che chiedere l'infedele patrocinio possa in qualche modo affrontare in modo quantitativamente significativo il fenomeno delle migrazioni o dei rimpatri, cose che non riuscite a fare: è solo un elemento di propaganda terribile, antiliberale, antigarantista e in questo caso palesemente anticostituzionale», ha precisato.
«Apprezziamo le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che con pragmatismo e buon senso ha annunciato un provvedimento ad hoc, andando incontro alle considerazioni dell'avvocatura che questa maggioranza ha sempre ascoltato con attenzione. È fondamentale che sia assicurata assistenza a tutte le persone, soprattutto le più deboli, tanto nella fase giudiziale che in quella stragiudiziale. Sin da subito Forza Italia ha evidenziato che uno stato liberale deve mettere tutti nelle condizioni di far valere le proprie ragioni ed è pertanto apprezzabile lo sforzo che viene fatto nel decreto, per garantire lo svolgimento dell'attività difensiva con il massimo dell'autonomia, libertà e indipendenza, senza alcuna ambiguità», ha concluso Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia.
La Camera voterà domani la fiducia sul decreto Sicurezza. Alle 16 inizieranno le dichiarazioni di voto. Al termine si procederà all'esame dei 145 ordini del giorno. È quanto ha stabilito la Conferenza dei capigruppo, che ha anche confermato il question time in programma, sempre domani, alle ore 15.
Intanto la sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano ha annunciato che «contestualmente» al via libera al decreto Sicurezza in aula, il governo approverà un altro decreto che «correggerà» la norma per gli incentivi agli avvocati per i rimpatri «allargando la platea» dei destinatari del contributo che «verrà elargito anche se la pratica di rimpatrio volontario non va a buon fine». Lo ha raccontato al termine della riunione il presidente del gruppo M5s Riccardo Ricciardi. «Verrebbe rimossa la condizione di esito positivo del rimpatrio», gli ha fatto eco la capogruppo del Pd Chiara Braga, spiegando che Siracusano avrebbe citato nella platea dei beneficiari non solo gli avvocati, ma anche i «mediatori».
Un decreto con 33 articoli
Il decreto Sicurezza, dopo il via libera del Senato, è stato varato dal governo il 5 febbraio e firmato dal presidente della Repubblica 19 giorni dopo. Il decreto conta 33 articoli e comprende misure per la lotta alla criminalità (specie giovanile o a carico di minori per esempio coinvolti in accattonaggi); sanzioni più severe per manifestazioni e cortei; norme su organici e tutele delle forze dell'ordine e altre sulla gestione dell'immigrazione. Nel dettaglio, l'articolo 1 interviene nella lotta ai "maranza" e introduce il divieto di porto e vendita di coltelli con la deroga - voluta e aggiunta dal centrodestra al Senato - sulle tipologie di coltelli che si possono portare in giro anche senza una motivazione valida. Tra gli articoli più contestati dal centrosinistra, c'è la "stretta" su manifestazioni e occupazioni: per le prime viene introdotto il fermo preventivo fino a 12 ore, che scatta per impedire che una persona, considerata pericolosa, possa partecipare a una manifestazione. Riguardo le occupazioni di immobili, previste sanzioni fino a sette anni e fino a sei anni per chi blocca strade e ferrovie. Altra novità è il cosiddetto "scudo penale" previsto inizialmente per le forze dell'ordine e poi esteso a tutti coloro che, se commettono un reato con una causa di giustificazione, vengono iscritti in un registro indagati distinto. Frutto di un emendamento condiviso dalla maggioranza e presentato a marzo è quello sui rimpatri volontari. La novità - approvata con il primo via libera del Senato - prevede che il Cnf sia coinvolto nel sistema di incentivi che premia l'avvocato che segue il rimpatrio volontario di un migrante. Al legale andrebbe un contributo di 615 euro e solo a rimpatrio concluso. Il provvedimento interviene pure sui mandati dei vertici delle forze dell'ordine, con due emendamenti aggiunti in corso d'opera dalla maggioranza. Uno proroga al 31 dicembre l'incarico del comandante della Guardia di Finanza Andrea De Gennaro; l'altro allunga a due anni il mandato del vicecomandante dei Carabinieri, allineandolo ad altri corpi.
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