Gli Stati Uniti forzano la mano: c'è un'intesa tra Libano e Israele

Firmato a Washington l’accordo quadro al termine del quinto round di negoziati. L’esercito di Beirut prenderà in custodia le zone abbandonate dalle truppe israeliane e considerate libere dai miliziani. Ancora raid dell'Idf nel Sud
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June 26, 2026
Tre persone camminano tra le macerie di un edificio bombardato. Sullo sfondo, il cielo azzurro
Gli abitanti del villaggio di Srifa, nel sud del Libano, ispezionano ciò che resta delle loro case dopo i raid israeliani/ AFP
Israele e Libano hanno firmato un’intesa di principio per l'avvio del ritiro parziale dell’Idf dalle aree occupate nel sud del Paese dei cedri, dove fino a poche ore prima, nonostante il cessate il fuoco del 19 giugno, era impegnato nella guerra contro Hezbollah. La conferma è arrivata la sera del 26 giugno dal segretario di Stato americano Marco Rubio: «Siamo lieti di annunciare un accordo quadro tra il Libano e Israele con la mediazione degli Stati Uniti. C’è molto lavoro di fronte a noi. Oggi è il primo passo, e il primo passo a volte è il più difficile». Immediata la bocciatura di Hezbollah: l’accordo «rischia di creare pericolose divisioni interne». L'intesa è maturata a Washington nel corso del quarto giorno del quinto ciclo di negoziati, voluti e mediati dagli Stati Uniti, interessati a spegnere l’ultimo fuoco della guerra cominciata il 28 febbraio con l’aggressione israelo-americana all’Iran. L’accordo, i cui dettagli devono ancora emergere, prevede che l’esercito libanese prenda in custodia le zone abbandonate dalle truppe israeliane e considerate libere dalla presenza di Hezbollah e delle sue infrastrutture militari. Le difficoltà delle parti nel convergere su una mappatura condivisa delle “zone pilota” ha determinato il prolungarsi dei colloqui di Washington, la cui chiusura era inizialmente prevista per giovedì. La fine del conflitto in Libano compare con insistenza nei primi paragrafi del memorandum firmato da Usa e Iran il 17 giugno.
La parzialità del ridispiegamento delle forze israeliane, che dovrebbe mantenere all’interno del Libano una fascia di sicurezza di almeno sei chilometri, collide con quando dichiarato dal leader di Hezbollah, Naim Qassem: «Israele non ha scelta se non quella di ritirarsi completamente da ogni centimetro della nostra terra libanese. Non accetteremo nessun tipo di normalizzazione, di cancellazione dello stato di ostilità, nessun vantaggio per Israele, e nessuna presenza, neppure parziale, di Israele sul territorio libanese... Israele deve ritirarsi umiliato e sconfitto, ed è questo ciò che accadrà». Poco lasciava presagire sul campo che l’intensa mediazione americana avrebbe ottenuto successo. Giovedì notte un miliziano del Partito di Dio nascosto in un edificio nell’area di Beit Yahoun ha lanciato una granata verso un gruppo di soldati, ferendone quattro.
La risposta israeliana è arrivata prima con l’uccisione del guerrigliero e in seguito con il bombardamento di diversi siti nella zona. Nel corso della notte altri sei miliziani sono stati uccisi in due diversi combattimenti a Zawtar al-Sharqiyah e Ali Taher. In entrambi i casi il conflitto a fuoco sul terreno è stato risolto dall’intervento dei caccia dello Stato ebraico. Gli scontri seguono le azioni offensive dell’Idf di mercoledì e giovedì, rispettivamente a Kfar Roummane e lungo la strada che unisce i villaggi di Zawtar e Mayfadoun, in seguito alle quali cinque libanesi sono rimasti uccisi. I bombardamenti hanno ripreso nel corso della mattinata di ieri, interessando in particolar modo i dintorni di Nabatiye, principale città del sud e luogo simbolo della resistenza sciita che ospita in questi giorni l’importante commemorazione dell’Ashura. A Mansouri, a pochi chilometri dalla costa, i droni israeliani hanno lasciato cadere una pioggia di volantini che invitano gli abitanti ad abbandonare il villaggio. Una fonte militare libanese ha dichiarato che Tel Aviv ha recentemente aggiunto l’area di Mansouri a quelle che occupa stabilmente da marzo, e sottolineato che le truppe israeliane proteggono i confini settentrionali della nuova area acquisita sparando a chiunque si avvicini, inclusi i civili e i soldati libanesi. Tutto ciò avveniva poche ore prima del conseguimento dell’accordo quadro. Molte occasioni di inciampo sembrano attendere i passi successivi al primo.

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