Quando vederla, come e dove: tutto quello che c'è da sapere sull'eclissi di sole di mercoledì

Tutta Europa assisterà a un oscuramento solare, visibile dall’Italia come eclissi parziale al tramonto. Occorre proteggere gli occhi. Un gioco geometrico che da sempre affascina e inquieta
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August 11, 2026
Quando vederla, come e dove: tutto quello che c'è da sapere sull'eclissi di sole di mercoledì
TOPSHOT - This photograph shows eclipse-viewing glasses for direct observation of the sun in Beziers, Southern France, on August 5, 2026, ahead of the August 12 solar eclipse. In France, the solar eclipse on August 12 will not be total, but it will still be visible in the late afternoon. Scientists plan to use a total solar eclipse visible in Spain as a rare chance to learn more about the stormy, unpredictable nature of our star. (Photo by Gabriel BOUYS / AFP)
Per qualche minuto sembrerà che qualcosa nell’ordine naturale delle cose sia cambiato. Mercoledì 12 agosto, mentre il Sole scenderà verso l’orizzonte, la Luna comincerà a passargli davanti e dall’Italia assisteremo a un’eclissi, seppur solo parziale. Altrove lo spettacolo sarà totale: l’ombra del nostro satellite attraverserà le regioni artiche, la Groenlandia, l’Islanda e quindi la Spagna, prima di “abbandonare” la Terra “nel Mediterraneo”. Nel nostro Paese l’evento inizierà attorno alle 19.30 e saranno soprattutto le regioni del Nord e dell’Ovest a poterlo osservare: in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Sardegna la copertura del disco solare potrà raggiungere e in alcuni casi superare il 90 per cento. Al Centro-Sud, invece, il massimo teorico arriverà quando il Sole sarà già tramontato.
La geometria dell’evento è relativamente semplice. La Luna si trova tra la Terra e il Sole e proietta nello spazio la propria ombra. Chi si trova nella stretta zona raggiunta dall’ombra più scura, l’”umbra”, vede il disco solare scomparire completamente; nella penombra, molto più estesa e all’interno della quale si troverà l’Italia, la Luna ne copre soltanto una parte. Si tratta di un gioco di proporzioni reso possibile da una straordinaria coincidenza: il Sole ha un diametro circa quattrocento volte maggiore di quello lunare, ma è anche circa quattrocento volte più lontano. Visti dalla Terra, i due dischi hanno quindi dimensioni apparenti molto simili. La totalità di domani durerà generalmente tra un minuto e mezzo e due minuti lungo la fascia europea interessata. Per chi rimarrà in Italia servirà però anche un po’ di fortuna geografica. Il Sole sarà molto basso e occorrerà avere l’orizzonte occidentale libero: una montagna, una collina o anche un rilievo relativamente lontano potranno anticiparne la scomparsa. L’Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha realizzato mappe che tengono conto proprio dell’orografia italiana e indicano la visibilità alle 19.30, alle 19.50 e alle 20.20. Resta intesa una regola senza eccezioni: durante un’eclissi parziale non bisogna mai osservare direttamente il Sole. Servono occhiali specifici conformi alla normativa Iso: i normali occhiali da sole non proteggono la vista, bisogna fare attenzione. Binocoli, telescopi e fotocamere richiedono filtri solari appositi collocati davanti all’ottica.
Oggi sappiamo prevedere un’eclissi con precisione quasi assoluta. Per millenni, invece, vedere il Sole cambiare improvvisamente forma significava assistere alla rottura dell’ordine del mondo. Cinesi, Babilonesi, Greci e molte altre civiltà cercarono di attribuire un significato a quella luce che diminuiva in pieno giorno. Il cielo era insieme calendario, divinità e strumento politico: se il Sole poteva scomparire, anche l’ordine umano poteva essere messo in discussione. È proprio da quella paura, tuttavia, che nasce una parte della nostra scienza. Registrando le eclissi, confrontandone le ricorrenze e osservando il movimento degli astri, gli uomini cominciarono lentamente a trasformare il prodigio in fenomeno. L’eclissi diventò prevedibile. E quando qualcosa può essere previsto, smette di appartenere soltanto al mito ed entra nel territorio della conoscenza. Secoli dopo, le eclissi sarebbero diventate perfino laboratori naturali: durante quella del 1919, le osservazioni compiute da Arthur Eddington contribuirono alla celebre verifica della deviazione della luce prevista dalla relatività generale di Einstein. Resta però qualcosa di antropologicamente rilevante nel vedere il Sole trasformarsi, perché un’eclissi introduce una discontinuità dentro ciò che consideriamo immutabile. Per qualche minuto cambia la luce, cambiano i colori, cambia la nostra percezione del paesaggio. Poi tutto ritorna esattamente al proprio posto. È una mutazione che contiene già in sé la promessa del ritorno. Ed è difficile non pensare a questo osservandola nell’estate del 2026, mentre il caldo e gli eventi estremi rendono sempre più percepibile una trasformazione di natura completamente diversa: quella del clima. Anche la Terra ha sempre conosciuto mutamenti. Negli ultimi due millenni l’Europa ha attraversato periodi relativamente più caldi e altri più freddi; tra questi ultimi figurano quelli convenzionalmente riuniti sotto il nome di Piccola era glaciale, particolarmente evidenti nei secoli dell’età moderna. Ma quelle oscillazioni non possono essere sovrapposte al riscaldamento contemporaneo. Le ricostruzioni paleoclimatiche e le osservazioni mostrano oggi l’impronta crescente delle concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e del contributo umano al cambiamento del sistema climatico. Qui sta forse il cortocircuito più interessante del 12 agosto. Guarderemo una trasformazione spettacolare del cielo sapendo esattamente quando comincerà e quando finirà. La Luna avanzerà davanti al Sole e poi proseguirà lungo la propria orbita.
L’eclissi appartiene al regno dei cicli, del ritorno, della prevedibilità. Il cambiamento climatico ci pone invece davanti alla domanda opposta: non quando tutto tornerà come prima, ma quanto di ciò che stiamo in parte modificando assieme alla natura stessa potrà davvero tornare indietro, e in quali tempi. La natura possiede cicli immensamente più lunghi delle nostre vite; ciò che per il pianeta può essere una transizione, per una civiltà rischia di diventare irreversibile. Forse è anche per questo che continuiamo ad alzare gli occhi durante un’eclissi. Duemila anni fa potevamo temere che il Sole non sarebbe più tornato. Oggi sappiamo che riapparirà, possiamo calcolarne persino il secondo. La nostra inquietudine si è spostata altrove: non riguarda più ciò che il cielo farà a noi, ma ciò che noi stiamo facendo alla Terra. La sera del 12 agosto l’ombra passerà. Il Sole riapparirà intero e il giorno terminerà normalmente. È la certezza rassicurante della meccanica celeste. Una certezza che non è più coincidente con il futuro del pianeta.

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