Francia a ferro e fuoco, giovani e gilet gialli in rivolta
La "cordata" della rabbia contro il caro-vita investe il Paese, tra cortei non autorizzati e violenze. Un manifestante perde una mano a Saint-Etienne. A Parigi assaltata la residenza del prefetto

Ore ad altissima tensione, dall’alba al tramonto, in un vortice di rabbia, striscioni, slogan urlati, insulti alla polizia, scontri, roghi, saccheggi, rondò bloccati, arresti a centinaia. Ecco la Francia del 17 ottobre di «convergenza delle lotte».
La giornata di cortei e agitazioni doveva avere per filo conduttore il caro-vita. Lo scopo: coagulare in piazza i malcontenti di agricoltori e statali, ambientalisti e sindacati, tassisti, pompieri e infermieri, oltre ai tanto attesi jeunes et jaunes, ovvero gli studenti irriducibili raggiunti dai ‘gilet gialli’ di ritorno. Ma fuori dai cortei autorizzati, di ora in ora, è successo di tutto. Un torrente protestatario spurio, imprevedibile, devastante.
Almeno tre i volti della giornata: innanzitutto, a Parigi e negli altri grandi capoluoghi, quello dei lunghi cortei pacifici, che hanno visto sfilare in una giornata soleggiata pure tante famiglie talora persino con passeggini. Poi, a volte solo a poche centinaia di metri di distanza, come nella capitale attorno a Place de la République, i gruppuscoli rapidi di facinorosi, ‘antagonisti’ incappucciati e casseur di nero vestiti, pronti a saccheggiare negozi, devastare cassonetti, pensiline, segnaletica stradale, provocando i cordoni di polizia in tenuta anti-sommossa. Fuori dalle città, invece, sono scattate ostruzioni sulle reti stradali e ferroviarie, riproponendo la tattica che nell’autunno 2018 permise ai ‘gilet gialli’ di mettere a soqquadro il Paese.
Fin dal mattino, la ‘cordata della rabbia’ ha dato vita a numerosi cortei ‘selvaggi’ non autorizzati. Come quelli visti a Parigi, dapprincipio sulla Riva sinistra delle università, rapidamente dispersi dagli agenti con i lacrimogeni. Una situazione che, fra l’altro, ha spinto la polizia a ritirare la promessa di non usare le tanto controverse granate assordanti di dispersione, già all’origine di mutilazioni di adolescenti che avevano provocato un’onda di choc, ingrossando ancor più l’indignazione nella Francia trasversale con la rabbia in gola. In proposito, ieri, a Saint-Etienne, un altro manifestante ha perso una mano a causa di una granata.
Fra le precauzioni prese a Parigi, non poche stazioni chiuse del metrò e i quartieri strettamente vietati ai manifestanti, soprattutto a ridosso dei palazzi del potere. La polizia ha poi bloccato un corteo che puntava verso l’Eliseo, ma centinaia di protestatari sono riusciti lo stesso a raggiungere gli Champs-Elysées, eludendo fra l’altro i numerosi posti di controllo previsti, con frequenti perquisizioni talora commutate in fermi. Sempre nella capitale, si sono visti un bistrot dato alle fiamme e barricate sul centralissimo Boulevard Sebastopol, con scontri anche a Place de la Concorde.
Ma il turbine ha traversato ogni regione, vanificando l’appello preventivo lanciato dal presidente Emmanuel Macron per proteste composte. Già all’alba, in Bretagna, la circonvallazione del capoluogo Rennes è stata bloccata. Non molto dopo, la tensione, gli scontri e le razzie di negozi hanno guadagnato Lione, dov’è stato interamente incendiato il centralissimo Ufficio turistico. A Marsiglia, i violenti hanno sfondato il portone del Municipio centrale, poi pesantemente saccheggiato. Più tardi, caos in pieno centro pure a Nizza, Tolosa, Nantes, Rouen, Lille. A Bordeaux, è stata assaltata l’abitazione del prefetto. Viva tensione e roghi persino a Besançon, il più ‘svizzero’ dei capoluoghi francesi.
Fra gli studenti, striscioni sulla voglia di emulare il Sessantotto, con slogan come: «Non saremo la generazione sacrificata». Una scuola d’arte parigina ha pure fatto sfilare una sorta di ‘cavallo di Troia’.
A fine giornata, gli organizzatori hanno stimato in «800mila» i manifestanti in tutto il Paese, dopo un precedente bilancio di «oltre 500mila» da parte del sindacato Cgt.
A livello politico, il premier Sébastien Lecornu ha denunciato violenze «di estrema intensità». Per la leader ultranazionalista Marine Le Pen, in testa nei sondaggi della corsa all’Eliseo, pur con «rivendicazioni sociali legittime», la giornata è stata «presa in ostaggio dall’estrema sinistra». Un’allusione alla partecipazione ai cortei del rivale anticapitalista Jean-Luc Mélenchon, il ‘tribuno rosso’ affiancato dal sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko.
Curioso che in serata, alle porte di Parigi, fosse previsto l’ultimo concerto del gran ritorno su scena di Céline Dion, celebre per la colonna sonora di Titanic. Uno scherzo del destino, in un Paese che per tanti analisti sta uscendo da ogni rotta sicura.
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