Tra i binari e la discarica, i sogni dei bambini di Calcutta passano dai libri
di Elisa Campisi, Calcutta
Ogni pioggia allaga la baraccopoli, una delle 4.500 sparse per la città, Da vent’anni, “Albero della Vita” lavora con la scuola Don Bosco per dare ai piccoli un futuro attraverso lo studio

Un vecchio gioco da tavola con il disegno di Topolino e le Principesse Disney è appoggiato a una parete. Questa casa è abitata da bambini che giocano. Un dettaglio affatto scontato in questo luogo: una stanza di circa 5 metri quadri, fatta di lamiera, plastica e bamboo, a Kodhiya Basti, uno degli almeno 4.500 slum di Calcutta. Fuori, un passante ferroviario scorre sulle teste degli abitanti. E la discarica a cielo aperto lambisce le baracche dove vivono intere famiglie. Non siamo distanti dal quartiere storico, ma tra una parte e l’altra corrono migliaia di euro di differenza. Nello slum – ci spiega la prima famiglia che visitiamo, quella di Ritika Bhuiya, studentessa di quarta –, la paga giornaliera dei padri, che hanno a carico moglie e figli, è tra i 3 e i 5 euro e il lavoro è occasionale. «Da grande farò l’insegnante», confessa Ritika, che vive qui con i genitori, un fratello e una sorella. Ritika è una dei quasi 150 bambini degli slum che oggi possono sognare un futuro grazie al progetto “Sostegno a Distanza” (Sad) di Albero della Vita, che qui collabora con la scuola Don Bosco per fornire sostegno e materiale scolastico, migliorando istruzione e salute dei bambini. A chiarire la complessità in cui opera il progetto è Shatabdi Roy Shaw, coordinatrice dei programmi di Don Bosco, che ci accompagna tra i vicoli. «Vedi che i piedi dei letti sono poggiati su dei mattoni? Bastano due gocce di pioggia perché gli scarichi si intasino e allaghino tutto. In casa arrivano topi, serpenti e ogni sorta di animale. C’è un unico bagno per 300 famiglie e mancano persino i prodotti per l’igiene mestruale», spiega. In questo contesto, «le famiglie non possono permettersi l’istruzione, le 13enni spesso vengono spinte a sposarsi e i ragazzi a lavorare».
Le attività di Don Bosco e il programma Sad rappresentano un’oasi protetta. «L’intervento è attivo da più di 20 anni e abbiamo 127 insegnanti in tutta l’India», specifica Valeria Termolino, Communication Officer di Fondazione Albero della Vita. Una presenza fondamentale, specie mentre «i fondi internazionali diminuiscono, forse perché l’India viene percepita come un’economia in forte crescita. Tuttavia, la realtà quotidiana negli slum e nelle aree rurali non è ancora migliorata». Tra le vite che cercano un riscatto c’è Aiza Khanam, studentessa di quinta. Orfana di madre e non accudita dal padre, vive con i nonni e la zia Sunita in una stanza piccola ma curata: dalla tenda che cela il vano sotto il letto alla Tv 14 pollici a tubo catodico e gli orologi alle pareti. «Il mio unico sogno è che lei possa diventare ciò che desidera», confida la zia, confermando che l’aiuto di Albero della Vita «sta incoraggiando Aiza a studiare». Proprio a ridosso dei binari troviamo Tamzid Mohammad, 12 anni. «Da grande farò il poliziotto – il fragore assordante di un treno lo interrompe –. Voglio arrestare i ladri, come quelli che a scuola mi rubano matite e gomme». Tra le mensole stracolme alle pareti, sua mamma tira fuori orgogliosa alcuni trofei vinti dal figlio nelle competizioni sportive di Don Bosco. La famiglia vive nell’incertezza dello sfratto imminente: «Dicono che demoliranno le case. Non sappiamo dove andremo». Tra i beneficiari anche Faizan Mohammad, che vive nel Chatkal slum, dove non si teme lo sfratto, ma le difficoltà non mancano. «Faizan riceve il kit scolastico. Per sua sorella dobbiamo comprare tutto noi e con l’aumento dei prezzi e un altro figlio affetto da disturbi psicologici, far quadrare i conti con la paga da operaio di mio marito è una sfida quotidiana». Anche il dodicenne e la sorella appena più grande hanno le idee chiare. «Voglio entrare nel servizio amministrativo e diventare un funzionario», dice lui. «Sarò avvocata», afferma la sorella. Poco distante vive Mallika Parveen, studentessa di quinta con tre sorelle. L’auspicio della loro mamma è lo stesso delle altre: «Non chiedo altro se non che le mie figlie studino, diventino finanziariamente indipendenti e riescano a realizzare i loro sogni». Come un gioco Disney, la frase può sembrare scontata nella bocca di una madre. Ma a ribadirci che qui nulla è certo, arrivano la puzza della discarica e l’acqua che ci bagna i piedi mentre un ragazzo si lava per strada. Poco più in là dei bambini si sono arrampicati sul passante ferroviario. Anche qui, nello slum, fanno volare gli aquiloni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






