Oleshky, la città del Donbass sotto assedio per cui il Papa ha chiesto a Putin una tregua
Qui non entrano cibo, medicine ed elettricità da maggio, e chi non è riuscito ad evacuare deve scegliere tra la fame e il rischio di morire per le mine

Prima dell'inizio della guerra a Oleshky vivevano 40mila persone. Oggi ce ne sono solo 1.500, e stanno morendo di fame. Situata nella regione occupata del Donbass, la cittadina ha subito forti ripercussioni sin dall'inizio dell'invasione russa: nel 2023 è stata allagata a causa dell'esplosione della diga di Kakhovka, rimanendo senza gran parte delle sue infrastrutture, e dal 2026, vive una situazione di completo isolamento. Da più di un anno i cittadini chiedono di poter evacuare, ma i militari russi li costringono a rimanere all'interno di un perimetro in cui non entrano più cibo, medicinali e gas. L'ultimo negozio di alimentari ha chiuso a gennaio, gli ultimi aiuti umanitari sono arrivati il 26 maggio 2026: 5 mesi fa. A luglio le forze occupanti della regione del Kherson avevano negato l'emergenza umanitaria, ad agosto persino loro avevano ammesso che la criticità della situazione: se in estate la situazione era ancora gestibile grazie alle autoproduzioni dei cittadini, l'inverno si prospetta tragico. Gli abitanti, hanno due opzioni: rischiare la morte per le mine o per la fame. Infatti chi cerca di procurarsi dei viveri deve attraversare i 25 chilometri tempestati di mine e droni, difficile individuare di che parte, fino a Radianske, il villaggio più vicino. Chi riesce a tornare però corre il rischio che i soldati russi li derubino o puniscano chi riceve i viveri. Chi non tenta la sorte, o non può avventurarsi come anziani e bambini, sopravvive preparandosi zuppe di erba, o a macina la poca pasta che ha per preparare pasti più sostanziosi. Alcuni si sono ridotti a nutrirsi dei propri animali domestici. L'unica ancora di salvezza è l'ospedale, anch'esso rimasto senza medicinali e con le ultime riserve dei generatori. Ha dovuto smettere di accettare pazienti.
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