È il giorno dell'incontro trilaterale fra Ucraina, Russia e Usa
di Elena Molinari, New York
Le trattative si svolgeranno oggi e domani negli Emirati Arabi Uniti. A guidare le rispettive delegazioni saranno gli inviati della Casa Bianca, Witkoff e Kushner, il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Budanov e il rappresentante del Cremlino Dmitriev

Da Davos a Mosca ad Abu Dhabi, secondo Kiev e Washington l’accordo di pace fra Russia e Ucraina è vicino e verte ormai solo sulla questione dei territori. Silenzio per ora da Mosca, dove nella serata di ieri gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono stati ricevuti da Vladimir Putin. Prima di partire da Davos per la Russia, però, Witkoff, aveva anticipato un cauto ottimismo e confermato che il processo negoziale si sarebbe ormai ridotto «a una sola questione». Il magnate newyorkese di origini russo-ebraiche non ha precisato quale, ma Volodymyr Zelensky aveva appena annunciato di aver raggiunto un accordo con Donald Trump sulle garanzie di sicurezza americane per l’Ucraina, dichiarando «ancora irrisolta» la questione dei territori orientali.
«Le garanzie di sicurezza sono pronte», ha dichiarato il presidente ucraino dopo il bilaterale di un’ora con il leader statunitense a margine del Forum economico mondiale: il documento, ha spiegato, dovrà ora essere firmato «dai presidenti» e successivamente sottoposto ai parlamenti nazionali. Il nodo rimane dunque il Donbass. «Tutto ruota attorno alla parte orientale del nostro Paese. Tutto ruota attorno ai territori. Questo è il problema che non abbiamo ancora risolto», ha detto Zelensky. Mosca rivendica l’intero controllo sulle regioni di Donetsk e Lugansk, e in particolare insiste sulle aree ancora in mano a Kiev, come Slovyansk e Kramatorsk, capisaldi della linea fortificata eretta dopo l’annessione della Crimea del 2014.
Nel frattempo Zelensky ha riferito che l’Ucraina, gli Stati Uniti e la Russia avvieranno da domani colloqui trilaterali negli Emirati Arabi Uniti, dove Witkoff e Kushner erano attesi ieri subito dopo l’incontro al Cremlino (senza trascorrere la notte a Mosca) per riferire ai gruppi di lavoro incaricati dei capitoli specifici del piano di pace, inclusa la ricostruzione postbellica, cara agli Stati Uniti. Negli Emirati i tre Paesi saranno rappresentati ai massimi livelli. Per gli Stati Uniti ci saranno appunto Witkoff e Kushner; per la Russia, Kirill Dmitriev, direttore del fondo sovrano russo e figura di fiducia del Cremlino, nato a Kiev e formatosi tra Stanford e Harvard. Per l’Ucraina parteciperà Kyrylo Budanov, capo dell’intelligence militare e nuovo responsabile dell’ufficio presidenziale, affiancato da Rustem Umjerov, ex ministro della Difesa e oggi segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale.
Kiev e Washington vorrebbero proporre a Mosca anche una «tregua energetica»: un cessate il fuoco limitato che porrebbe fine agli attacchi russi contro il settore energetico ucraino in cambio della sospensione dei raid ucraini contro raffinerie, depositi di petrolio e petroliere della cosiddetta «flotta ombra» russa. Tuttavia i negoziati su questo punto non sarebbero in fase avanzata perché il presidente russo considera gli attacchi alle infrastrutture ucraine una leva strategica. Nella girandola di trattative l’Europa e la Nato restano nell’ombra, anche se ieri a Davos, durante una colazione di lavoro sul conflitto, il segretario generale della Nato Mark Rutte e alcuni leader europei hanno sottolineato che «il sostegno militare all’Ucraina deve continuare» e che, se Kiev riuscirà a resistere fino alla primavera, si troverà «in una situazione più forte».
Zelensky, però, non è rimasto colpito e nel suo intervento al Forum ha rivolto parole dure alle cancellerie europee, accusandole di essere entrate in «modalità Groenlandia» e di aver lasciato scivolare l’Ucraina in secondo piano mentre i missili russi provocavano blackout e toglievano il riscaldamento in pieno inverno. Il presidente ucraino ha descritto l’Unione Europea come «un caleidoscopio bello ma frammentato di piccole e medie potenze», non ancora in grado di imporsi come attore globale «capace di difendere la libertà». Zelensky ha invece definito «positivo» l’incontro con Trump. Il presidente americano ha ribadito che «la guerra deve finire» e ha parlato di «grandi progressi» nei contatti avuti con il Cremlino che, come sempre, ha continuato a tacere.
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