Devastanti scosse di terremoto in Venezuela: le città distrutte, si teme un'ecatombe

Per il momento non ci sono cifre ufficiali, ma il Servizio meteorologico Usa stima oltre 10mila vittime. Colpite almeno cinque regioni. Le scosse avvertite anche nei Paesi limitrofi: sono tra le più forti dell'ultimo secolo
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June 25, 2026
I soccorritori scavano nella macerie a Caracas
I soccorritori scavano nella macerie a Caracas
Nessuno se l’aspettava. Bastava l’inflazione al 600%. O la crisi ospedaliera, in un Paese senza accesso alle cure. O anche solo la fuga dalla crisi di 8 milioni di figli, che ricorda il triste romanzo Casas muertas, dove si legge: «Intere famiglie fuggirono terrorizzate, lasciando la casa, le masserizie, le piante del cortile, il cane». A tutto questo si è aggiunto lo sciame sismico iniziato il 24 giugno alle 18.04, nella costa centrale di Caracas, con un terremoto di magnitudo 7,2, seguito da una replica da 7,5.
Le scosse hanno raggiunto anche i Paesi limitrofi, tra cui Brasile, Colombia e Guyana. Lo ha riferito il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), che ha diffuso una stima per cui il bilancio delle vittime potrebbe superare le 10mila. Soglia subito superata dal numero dei dispersi, che sono già quasi 40mila. La cifra dei morti, provvisoria e destinata a salire, era di 188 fino a ieri pomeriggio, tra loro anche un cittadino italo-venezuelano. I feriti invece superavano la soglia dei mille. Ma l’amministrazione di Delcy Rodríguez non ha i mezzi per contare le proprie vittime. E si affida alla Provvidenza per «salvare tutte le vite salvabili», come affermato da lei stessa in un messaggio a reti unificate. «È un fatto dalle gravi conseguenze e ci sono regioni particolarmente colpite». Tra queste: Distretto Capitale, La Guaira, Miranda, Aragua e Falcón. A La Guaira, in particolare, che ha subito i danni peggiori, sono iniziati i saccheggi. «È una situazione disastrosa», ha ammesso Rodríguez, abbassando gli occhi. La regione era stata colpita già in passato, nel 1999, da torrenziali e alluvioni che provocarono oltre 100mila vittime. «La priorità è quella di salvare le vite. Poi penseremo alla ricostruzione», aggiunge Rodríguez. Risulta tuttavia difficile per vigili, agenti e protezione civile, recuperare i corpi sotto le macerie. Non hanno mezzi, né tecnologie. Caracas ha così aperto le porte a soccorritori provenienti da decine di Paesi. «In arrivo anche una Brigata da Qatar» ha confermato la presidente.
I danni materiali, al momento non quantificati, potrebbero raggiungere il 2% del Pil locale. Crollate numerose strutture, dalle palazzine residenziali (in particolare nelle zone di Altamira e dintorni) alla soffitta dell'aeroporto internazionale Simón Bolívar (Maiquetía), che per tale ragione è stato dichiarato chiuso e inagibile. Quella di mercoledì era una giornata movimentata nella capitale e non solo, vista la ricorrenza della Battaglia di Carabobo, uno dei principali episodi della Guerra d'indipendenza, quando –nel 1821 – l'esercito di Simón Bolívar ebbe la meglio contro le truppe reali spagnole.
Interrotti i servizi di elettricità e gas nelle regioni interessate e anche in altre aree lievemente colpite, come gli Stati Zulia e Tachira. L'appello è alla «calma» e all'«unità», in queste ore drammatiche. «Gli Stati Uniti sono pronti e disposti ad aiutare. Ho fornito istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo affinché si preparino per agire con rapidità. Saremo lì per i nostri nuovi e grandi amici», ha postato il presidente Usa, Donald Trump, su X. Anche Daniel Noboa (Ecuador), Nayib Bukele (El Salvador) e altri presidenti si sono aggiunti all’ondata di solidarietà, nonostante le differenze politiche con Caracas. Persino l’ex presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha inviato un messaggio dal carcere negli Usa, evocando «unione nazionale, serenità e amore» per «aiutare, proteggere, condividere, risollevare e ricostruire» il Paese.
Persiste però il dibattito sulle operazioni di soccorso, con agenti e volontari che lavorano a mani nude, spostando un mattone dopo l’altro. «È quello che succede quando il Paese è sommerso da una tragedia economica e avviene un disastro naturale. Vediamo funzionari che lavorano con le unghie, senza strumenti», denuncia sui social la giornalista Maryorin Mendez. «Urlano per capire se vi sia qualcuno sotto le macerie», ha aggiunto. Fonti di Caracas si dicono preoccupate anche per la condizione delle strutture sanitarie, che da almeno un decennio fanno fronte a una scarsità acuta di medicinali e strumenti. Scossi nell'animo anche i residenti. «Qui, nei pressi dell'Hotel Altamira, sono crollati due palazzi. Io li ho visti crollare. È stato orribile», ci dice Mercedes Cumare, residente a Caracas. «Abbiamo perso tutto», ci dice Noelia Carrizales. «Alla crisi, che c'era già, si è aggiunta la catastrofe. Si parla già di ripartire, ma mi chiedo come e da dove ricominciare, poiché ci manca pure l'essenziale». Ma non è finita. Le scosse sono proseguite nel cuore della notte, cioè in mattinata in Italia. «Siamo in presenza di uno sciame sismico. Occorre massima cautela», dicono fonti della Protezione civile locale. Si temono ulteriori repliche, anche di particolare intensità, nelle prossime ore, oltre a eventuali disordini.

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