Con Maduro e con gli Usa: le due facce di Delcy Rodriguez, la nuova presidente
In ventiquattr'ore, l'ex vicepresidente nominata capo di Stato ad interim ha assunto due volti diversi. Deve tenere conto del mutato scenario geopolitico, delle pressioni in arrivo dagli Usa e della parte chavista della società venezuelana

L’attacco al Venezuela è «una barbarie» e nulla potrà «piegare la volontà del popolo». Nicolás Maduro? «L'unico vero presidente, rapito insieme alla prima combattente, Cilia Flores, va rilasciato». Tuttavia Caracas è pronta a «sostenere conversazioni con gli Stati Uniti» nel «rispetto del principio di legalità».
Due volti, a fasi alterne, nel giro di quarantotto ore. Delcy Rodríguez, già vicepresidente e guida della statale petrolifera Pdvsa, e nominata capo di Stato ad interim dopo la cattura di Maduro, ha subito offerto al mondo un ritratto – anche se poco chiaro – del suo profilo politico. Lei è stata la prima a condannare l’azione militare Usa, chiedendo una «prova di vita» di Maduro e Flores. Si è anche detta pronta a «difendere le risorse naturali» del Paese, invocando la «coscienza del popolo». La ripetizione non è casuale: il «popolo» va tirato in ballo, almeno a parole, come metro di fedeltà alla Revolución. Cerca rifugio nelle masse, compiace l’ala più radicale del Chavismo e si sottrae alle accuse di chi l’accusa di aver consegnato Maduro alla Cia. Mai così in alto, mai così in difficoltà. Rodríguez, classe 1969, ora alla del Paese, deve mediare fra l’ira dei vertici militari – feriti nell’orgoglio – e le pretese di Trump, che minaccia un secondo attacco. Non è detto che ci riesca: prima o poi dovrà prendere una posizione più chiara. Ma è solo lei, diplomatica, laureata in legge nel 1993 presso l’Universidad Central de Venezuela, l’unica figura capace di trovare una quadra in mezzo al caos. Tra i suoi incarichi: è stata anche ministra delle Comunicazioni, degli Esteri e degli Idrocarburi, contribuendo alla ripresa della statale Pdvsa (ottenendo anche la stima di Trump).
L’unica alternativa era Jorge Rodríguez, suo fratello: stratega, ideologo e mediatore di Chávez. Entrambi mandati avanti per gestire trattative complicate con le opposizioni, sia in termini elettorali, sia per il rilascio di prigionieri politici od ostaggi stranieri. «Quando ci hanno portato via da El Rodeo c’era lei ad aspettarci all'aeroporto di Maiquetía. Ha verificato l’esito delle trattative in prima persona», dice ad Avvenire un ex-prigioniero americano rilasciato a seguito dello scambio di detenuti di luglio 2025, che ha coinvolto Usa, Venezuela ed El Salvador.
È figlia di Jorge Antonio Rodríguez, esponente dell’estrema sinistra, ucciso il 25 luglio 1976, considerato un martire della Rivoluzione. Dato biografico che l’ha segnata a vita, fino a trovare, con il tentato colpo del 1992, una prima occasione di rivalsa, occupando simbolicamente l’ambasciata venezuelana a Londra. Delcy e suo fratello hanno trovato nel movimento di Hugo Chávez uno spazio in cui far valere le loro idee, conciliando gli opposti della diplomazia e della violenza politica.
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