Cala la mortalità infantile sotto i 5 anni. In 25 anni decessi dimezzati

Il mondo è al livello minimo per tasso di mortalità infantile. I decessi si sono dimezzati rispetto al 2000. Il numero di vite perdute resta altissimo (4,9 milioni), ma vent'anni fa erano 9,9 milioni
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April 1, 2024
Cala la mortalità infantile sotto i 5 anni. In 25 anni decessi dimezzati
Ansa /Save the children | La mortalità infantile si abbassa
I progressi sono concreti, i risultati significativi, i passi in avanti evidenti, come le prove che il cambiamento sia davvero realizzabile. Il mondo è al livello minimo mai registrato per tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni. I decessi annui si sono dimezzati rispetto al 2000. Il numero di vite perdute resta, certamente, di un livello che toglie il fiato. Nel 2022 si stima siano stati 4,9 milioni i bambini morti prima di compiere il quinto anno di età.
Eppure poco più di vent’anni fa i decessi erano stati 9,9 milioni, quasi 13 milioni nel 1990. Lo riferisce il rapporto diffuso a marzo dall’Inter-agency Group for Child Mortality Estimation delle Nazioni Unite (Un Igme), team inter-agenzia Onu di cui sono membri Unicef, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Banca Mondiale e la Divisione Popolazione del Dipartimento Affari Economici e Sociali dell’Onu. Il luogo in cui un essere umano viene al mondo ne determina ancora il destino, o quantomeno il rischio che correrà, sin dai primi vagiti.
Nel 2022 quattro decessi su cinque di bambini sotto i 5 anni si sono verificati nell’Africa subsahariana (il 57%) e nell’Asia meridionale (il 26%). Nascere in Niger, cioè nel Paese con il tasso di mortalità infantile under 5 più elevato (117,3 decessi prima di compiere il quinto anno ogni 1.000 nati vivi) significa correre un rischio ottanta volte più alto di chi viene alla luce a San Marino (1,5 decessi ogni 1.000 nati vivi). In Italia il tasso è di poco inferiore al 3 per mille.
Nell’Africa subsahariana, si trovano anche gli altri quattro Paesi del pianeta con tasso sopra cento. Sono la Nigeria, la Somalia, il Chad e la Sierra Leone. Vent’anni fa, va però sottolineato, le nazioni sopra le cento morti ogni mille erano quarantadue e c’era chi superava quota 300. Su scala globale, oltre la metà dei decessi è provocata da complicazioni al momento del parto o da malattie infettive. Per il resto, polmonite, malaria e diarrea rappresentano, insieme, le cause di quasi un terzo di tutte le morti.
Non ovunque con il medesimo impatto. La malaria uccide soprattutto nell’Africa subsahariana (è responsabile del 15% di tutti i decessi) ma non nell’Asia meridionale (solo dello 0,1%). Complessivamente i progressi sono stati davvero reali, grazie ad azioni come l’impiego di personale sanitario qualificato alla nascita, l’assistenza prenatale e postnatale, le vaccinazioni, un migliore accesso a diagnosi e trattamenti, gli sforzi per ridurre fattori di rischio come la malnutrizione.
Se pure la tendenza positiva abbia subito un rallentamento tra il 2015 e il 2022 rispetto al periodo 2000-2015, i passi avanti restano concreti anche nei Paesi a reddito basso e medio-basso: mentre la mortalità under 5, come già segnalato, è diminuita del 51% dal 2000 globalmente, Paesi come Malawi, Ruanda e Corea del Nord, insieme a Cambogia, Mongolia e Uzbekistan, hanno ridotto il loro tasso di oltre il 75% rispetto a vent’anni fa. Burundi, Etiopia e Uganda, ma anche India e Iran, fra gli altri, lo hanno abbassato di oltre due terzi. Si tratta di centinaia di migliaia di vite risparmiate. Ora rinnovati investimenti e un potenziamento delle buone prassi devono occuparsi di salvare le altre.

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