Armi a Tagikistan e Turkmenistan: come l'India sta sfidando Mosca nel mercato militare dell'Asia Centrale

New Delhi punta a occupare lo spazio strategico di Russia e Cina
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October 6, 2026
L'India esibisce il fiore all'occhiello della sua industria militare
L'India esibisce il fiore all'occhiello della sua industria militare/ ANSA
Due nuovi clienti per il suo programma missilistico Akash: Tagikistan e Turkmenistan. Un mercato delle armi in perenne espansione. Un peso geopolitico crescente, in quello che tradizionalmente è considerato il “cortile di casa” della Russia. L’India rafforza la sua presenza in Asia centrale. La conferma è arrivata dal segretario alla Difesa indiano, Rajesh Kumar Singh che ha sbandierato i risultati ottenuti dal gigante asiatico nel settore dell’esportazione di armi nella regione: “Il sistema missilistico Akash è una delle nostre storie di successo. Dimostra la maturazione del nostro sistema nazionale di progettazione e produzione di missili". Per il sito di analisi Defence Security Asia, la doppia commessa “estende il programma missilistico indiano in una regione in cui l'equipaggiamento sovietico ha plasmato le strutture delle forze di difesa”. Non si tratta del primo colpo messo a segno dall’industria indiana. Il primo acquirente estero dell'Akash è stato l'Armenia, che ha comprato diverse batterie per rafforzare la propria difesa aerea dopo le tensioni con l'Azerbaigian. Un’operazione che ha fatto da apripista nel mercato ex-sovietico.
Di cosa si tratta? E qual è il guadagno strategico garantito dall’India rispetto agli altri competitor? Come spiega il sito indiano GKToday, l’Akash è “un sistema di difesa terra-aria a corto-medio raggio, sviluppato in India dall'ente statale per la ricerca militare (DRDO) e prodotto da Bharat Dynamics". Il sistema “è progettato per intercettare minacce ad alta velocità come aerei da caccia, missili da crociera, munizioni guidate e droni a una distanza compresa tra 4,5 e 25 chilometri e ad altitudini fino a 20.000 metri. Secondo gli analisti, rispetto ai sistemi di difesa occidentali o russi equivalenti, “l'Akash offre un costo d'acquisto e di manutenzione notevolmente più basso, mantenendo un'elevata efficacia grazie a radar integrati di tracciamento passivo e attivo”.
L’India si conferma così come uno degli attori in più forte ascesa nel mercato delle armi. Per The Economic Times “la storia della difesa indiana è entrata in una fase più complessa: il Paese sta esportando più armamenti che mai, eppure continua a dipendere fortemente da fornitori stranieri per i sistemi di cui ha più urgente bisogno. Secondo un rapporto citato dal Times of India e basato sui dati del SIPRI , le esportazioni indiane hanno raggiunto la cifra record di 38.424 crore di rupie nell'anno fiscale 2025-26, nonostante la nazione sia rimasta uno dei maggiori importatori di armi al mondo”. Il “metodo” indiano segue una via precisa. Il gigante asiatico si propone come una terza via strategica, rispetto agli altri due attori forti che si muovono nel quadrante euroasiatico, Russia e Cina. Come scrive il sito Specialeurasia.com, “i Paesi dell'Asia Centrale stanno attivamente perseguendo una politica estera "multivettore" per diversificare le proprie partnership e ridurre la dipendenza strategica dalla Russia e dall'influenza economica della Cina”. Più in particolare, aggiunge il South China Morning Post, “i Paesi della regione vedono nella tecnologia militare indiana un'alternativa concreta ai sistemi russi di vecchia data, le cui forniture sono messe a dura prova dalla guerra in Ucraina, e ai sistemi cinesi, che spesso si inseriscono in pacchetti di investimento infrastrutturale più vincolanti”. Si tratta, dunque, di uno scollamento totale da Mosca? Non proprio. I governi dell'Asia centrale “non stanno abbandonando completamente la Russia, ma stanno cercando sempre più alleati e sviluppando capacità di difesa interne per diluire gradualmente la loro dipendenza da essa”. “Secondo i dati dell'Oxus Society, la Russia ha venduto armi per un valore di 3,8 miliardi di dollari all'Asia centrale nei primi trent'anni della sua indipendenza. La parte del leone, 2,3 miliardi di dollari, è andata al Kazakistan. La Russia continua, inoltre, a dominare i cicli di vita di manutenzione delle attrezzature regionali, molte delle quali sono vincolate da decenni alle reti di supporto russe”.
La via indiana mira anche a ridurre il peso cinese. Per marginalizzare l’imponente e tentacolare Belt and Road Initiative cinese, New Delhi punta al Corridoio INSTC, “ingaggiando” il porto iraniano di Chabahar, per collegare l'Oceano Indiano all'Asia Centrale. Questo corridoio multimodale offre alle repubbliche dell'Asia Centrale (prive di sbocchi sul mare) una via di transito verso i mercati mondiali che scavalca completamente sia il territorio cinese che quello pachistano.

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