giovedì 9 agosto 2018
Sottratte alle famiglie in tenerissima età, costrette a vendersi. E pure obbligate ad assumere ormoni della crescita per farle sembrare più grandi
Una protesta delle donne indiane contro le violenze e lo sfruttamento (Lapresse)

Una protesta delle donne indiane contro le violenze e lo sfruttamento (Lapresse)

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Sottratte alle famiglie in tenerissima età, in alcuni casi vendute, costrette alla prostituzione. E, se non bastasse, “drogate” con ormoni della crescita perché sembrassero più grandi. L’orrore è stato scoperchiato dopo un serie di incursioni e arresti effettuati dalla polizia in alcuni postriboli dello Stato meridionale indiano di Telangana.

Undici bambine, di cui quattro di età inferiore ai sette anni sono state salvate nella città di Yadagirigutta dove, come in molte altre località che attraggono folle di visitatori, la prostituzione è particolarmente fiorente. I trafficanti avrebbero iniettato ormoni della crescita alle ragazzine perché dimostrassero una età maggiore e potessero quindi essere avviate alla prostituzione.

La conferma è arrivata dagli stessi investigatori che hanno fermato otto individui. «I trafficanti hanno confessato la somministrazione di ormoni», ha dichiarato un funzionario della polizia a Hyderabad, capitale del Telangana. «Per noi si tratta di un caso evidente in cui le ragazze sono preparate anche con iniezioni di farmaci per apparire più mature della loro età», ha proseguito Mahesh Bhagwat, in una intervista rilasciata alla Thomson Reuters Foundation, confermando che gli investigatori sono ora sulle tracce dei medici che hanno fornito i trattamenti ormonali ai trafficanti.

Non si tratta di un caso isolato, come conferma l’organizzazione Shakti Vahini, impegnata a combattere il traffico di bambini destinate alla prostituzione: «Nella maggior parte delle nostra iniziative di salvataggio veniamo in contatto di ragazze anche molto giovani a cui vengono somministrati farmaci che le fanno sembrare più grandi». Questa pratica – come pure la somministrazione di sonniferi e tranquillanti per potere facilitare lo spostamento della vittime da un luogo all’altro – è nota ma, denunciano gli attivisti, poco perseguita.

«Nella maggior parte dei casi in cui siamo intervenuti – ricordano ancora a Shakti Vahini – la polizia menziona nei rapporti l’uso di droghe, ma non approfondisce questo aspetto».

Quello del mercato del sesso a pagamento è una realtà mostruosa, che “recluta” ben venti milioni di donne e di ragazze, vittime di una catena di violenze e orrori interminabili. Vittime di una vera e propria, le donne vengono stuprate, picchiate e ridotte alla fame per sottostare alla volontà dei loro sfruttatori.

Secondo le stesse fonti della polizia, i trafficanti arrestati avrebbero pagato alle famiglie fino a 200mila rupie indiane (2.500 euro) per ogni ragazza e altre 25mila per il trattamento ormonale di ciascuna.

L’uso di medicinali, così come di stupefacenti – come emerso da tempo e soprattutto dopo i raid della polizia nei postiboli e nelle cliniche dello Stato del Bengala occidentale negli ultimi anni, sembra essere tutt’altro che una pratica eccezionale nell’ambiente della prostituzione indiana. «Spesso le donne che salviamo ci parlano delle droghe che vengono loro somministrate per farle apparite più sane, più belle o più inibite», ricorda Uma Chatterjee, centrale nell’attività della Ong Sanjog e psicologa impegnata con i gruppi che cercano di mettere fine allo sfruttamento sessuale e operano per il recupero delle vittime.

La catena di violenze rende difficile alle vittime individuare e percorrere una via d’uscita. Un problema di livello tale che nella legge contro il traffico di esseri umani in attesa dell’approvazione nel Parlamento federale di New Delhi, è stata prevista l’aggravante dell’uso di droghe a scopo coercitivo.

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