Un reato grave e il sabato (in monastero) per ricominciare

Inizia l’avventura di un diciassettenne che fa il suo ingresso nel chiostro delle suore di Santa Chiara a Biancavilla, sulle pendici dell’Etna. Il magistrato ha approvato un percorso di “messa alla prova”
January 31, 2026
Un reato grave e il sabato (in monastero) per ricominciare
Una foto tratta dal sito ufficiale del Monastero di Santa Chiara a Biancavilla /www.clarisse-biancavilla.org
Mezza giornata ogni sabato in un monastero di clausura. Per conoscere un mondo agli antipodi da quello che ha frequentato. Per lasciarsi interrogare da una scelta di vita radicale. Per respirare aria buona, con la quale forse potrà nutrire il suo cuore intossicato. Comincia oggi l’avventura di un diciassettenne che fa il suo ingresso nel monastero delle suore di Santa Chiara a Biancavilla, sulle pendici dell’Etna, pochi chilometri da Catania. Riccardo (nome di fantasia) vive in una comunità di accoglienza per minori dopo avere commesso un reato grave, e il magistrato che si occupa del suo caso ha approvato un percorso di “messa alla prova”, come viene chiamato l’istituto giuridico che sospende il processo penale in cambio di un programma riabilitativo che, se portato a termine positivamente, evita la condanna. Il giovane, che frequenta una scuola professionale, entrerà nel convento ogni sabato svolgendo attività di giardinaggio e manutenzione. È un’esperienza unica in Italia, e viene da pensare cosa possa significare in una stagione in cui la devianza giovanile popola le cronache, interroga le coscienze e costringe a cercare risposte all’altezza di una problematica così complessa.
La proposta di accogliere Riccardo è maturata nel monastero di Biancavilla durante un momento conviviale proposto dalle monache ai giovani della comunità di accoglienza Comu.Casa gestita dalla cooperativa ARA. Dopo il comprensibile imbarazzo iniziale, il clima si è sciolto e sono fioccate le domande dei ragazzi: perché una scelta così “strana”? che senso ha isolarsi dal mondo per tutta la vita? come si vive in questo luogo a parte, abitato dalla preghiera? perché avete rinunciato alla libertà eppure raccontate che siete libere? e perché quei volti che sprizzano gioia? E così, in un dialogo tra due mondi apparentemente lontani, insieme alle educatrici presenti è spuntata la proposta delle monache di ospitare Riccardo per poche ore alla settimana. Sarà un’occasione per misurarsi con quella realtà sconosciuta eppure affascinante, quasi una sfida lanciata a chi porta nel cuore una ferita profonda in cerca di guarigione: vuoi provare a guardare da vicino un’esistenza così particolare, per capirne le ragioni e provare a verificare se ha qualcosa da dire alla tua?
Suor Cristiana, la religiosa che ha avanzato la proposta insieme alle consorelle, è convinta che possa diventare anche un’occasione per tutte loro, per approfondire il senso della vocazione che ha cambiato l’esistenza. Per capire che la clausura non è un ripiegamento su di sé ma un’apertura al mondo, alle domande di senso che abitano il cuore di ogni uomo e di ogni donna e trovano una risposta nell’abbraccio di Cristo che non conosce confini. Nella “Preghiera per i fratelli carcerati” scritta da suor Cristiana vengono ricordati «coloro che vivono oltre le grate, che per alcuni sono il segno di una vita di unione con Dio, per altri una conseguenza di scelte sbagliate. Ma tutti ci portiamo dentro qualche prigione». E nel testo di quella preghiera sta scritta la risposta ai giovani che durante l’incontro le avevano chiesto se una monaca è dentro o fuori dal mondo: «Ѐ nel cuore del mondo». Nel cuore trafitto dal male ma che può incontrare una misericordia capace di sanare le ferite e di rigenerare l’esistenza.
Non sappiamo come finirà la scommessa che comincia oggi tra le mura di quel monastero di Biancavilla, ma certamente ha qualcosa da dire a chi vive dentro e fuori da quelle mura.

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