Sfidiamo la “logica dell’algoritmo”: torniamo ad ascoltare (per davvero)
di Mauro Ungaro
Al centro del tema scelto dal Papa per la Giornata delle Comunicazioni sociali 2027 c’è l’attenzione restituita agli altri e sottratta allo “scroll” senza fine indotto dal meccanismo digitale del “clickbait”. Vale la pena cogliere questa occasione per un nuovo sguardo, come suggerisce il presidente dei settimanali diocesani

È un tema che tocca uno dei nervi scoperti della nostra cultura quello che Leone XIV ha scelto per il tema deòla 61ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, “Un nuovo sguardo: prestare attenzione nell’epoca del clickbait”.
A essere messo in discussione non è solamente il modo in cui guardiamo il mondo, gli altri ma anche noi stessi. Leone riprende, in questo modo, la sollecitazione che papa Francesco aveva rivolto a noi operatori della comunicazione nel 2020 perché ci avvicinassimo ai protagonisti delle notizie con lo sguardo e dalla prospettiva del Narratore.

Oggi ci troviamo a vivere in un flusso ininterrotto di notizie, di immagini, di titoli, di notifiche, di commenti: ciascuno di essi riesce a intercettare solo pochi secondi del nostro tempo.
La comunicazione digitale troppo spesso non ci chiede di comprendere e riflettere ma di reagire, ci invita non a rallentare ma ad accelerare per passare oltre.
Il clickbait è il simbolo di un sistema in cui l’attenzione è diventata una merce la cui consistenza temporale è unico elemento che pare riuscire ad essere dirimente.
La questione, a questo punto, riguarda la qualità non soltanto dell’informazione ma anche delle relazioni: se ci abituiamo allo scroll continuo, alla velocità di proposizione della notizia, anche le persone rischiano di essere ridotte a titoli, a categorie. Vediamo tutto ma non guardiamo davvero nulla.
Per un giornalista che ha come proprio riferimento la Parola l’attenzione non può ridursi a essere una tecnica per aumentare il coinvolgimento del pubblico: essa è e deve rimanere prima di tutto un atto di carità.
Prestare attenzione significa riconoscere nell’altro una persona e non un bersaglio, una storia e non un’opinione da demolire e denigrare a qualunque costo, un volto e non un numero imposto di battute per riempire uno spazio bianco in pagina: significa lasciarci sorprendere dalla verità.
L’atteggiamento che ci viene richiesto è quello di restituire tempo e dignità a chi spesso viene ascoltato soltanto quando serve a confermare le nostre idee.
Nel Vangelo, Gesù è colui che sa vedere, il suo non è un incontro generico con la folla. Lui chiama per nome le persone che incontra, riconosce la debolezza di ciascuno, offre alla loro vita una nuova possibilità: è uno sguardo che accetta di farsi toccare dalla realtà. Ed è questa la conversione comunicativa a cui il tema della Giornata 2027 ci sollecita: passare dal desiderio di catturare l’attenzione alla responsabilità di custodirla, facendola nostra.
Possiamo raggiungere tale obiettivo se la nostra comunicazione riesce a non alimentare mai l’ansia, l’indignazione o la morbosità ponendosi come un aiuto a comprendere, a distinguere, a ricomporre. E questo non significa rinunciare alla verità ma liberarla dalla violenza con cui spesso viene espressa.
La domanda che dobbiamo porci riguarda lo sguardo che stiamo trasmettendo: se raccontiamo solo il conflitto, la contrapposizione, la differenza, finiamo per imitare e assecondare la logica dell’algoritmo. Se invece sappiamo dare voce agli ultimi e ai dimenticati, cercando di dare risposta alle domande, mostrando il bene che non fa notizia e affrontando le ferite senza spettacolarizzarle, la nostra comunicazione diventa davvero capace di costruire umanità.
Mauro Ungaro è presidente della Fisc - Federazione italiana settimanali cattolici
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