Quel carrello ambientalista è spot e assai di più: è pubblico impegno

Una pubblicità Coop irrita un lettore dalle idee chiare sulla buona economia. Ma quella è soprattutto la conferma dell’adesione all’idea equa e sostenibile di mercato dei “Sabati per il futuro"
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November 29, 2019
Gentile direttore,
ha presente la pubblicità che vede un carrello della spesa muoversi come un umanoide impegnato a raccogliere plastica dai mari, liberare galline ovaiole o addirittura bloccare lo spargimento di pesticidi sui campi? È del tutto evidente che si tratta di una grande presa in giro. Il carrello della spesa è effettivamente il miglior simbolo del consumismo e ciò che contiene – ormai lo sappiamo – per almeno il 50% è costituito da cose che vengono buttate non appena si torna a casa o quando si apre il prodotto. Il carrello della spesa è il veicolo che ti fa viaggiare tra le corsie dei supermercati dove si trova di tutto e di più: cose utili, ovviamente, ma anche il tanto superfluo a cui ci siamo abituati. Non voglio demonizzare l’utilità dei supermercati ci mancherebbe altro: non posso però non osservare che si tratta di pubblicità di facile e insulsa retorica: questo vestire i panni degli ambientalisti e dell’economia sostenibile quando in realtà si è parte attiva se non attori protagonisti del consumismo che deve essere certamente ripensato in modo serio.
Luigi Buson, Arre (Pd)

Sì, gentile signor Luigi, ho presente quello spot: una canzone bella e orecchiabile sulle cui note scorrono le immagini curiose e coinvolgenti della piccola favola di fragili e inossidabili carrelli della spesa allo spericolato servizio di un mondo diverso, pulito e sano... Per lei un pugno nello stomaco, e ci spiega bene perché. Per me un pubblico impegno da parte di un’azienda, la Coop, che ha fatto proprio lo spirito e assunto le finalità dei Saturday For Future, i “sabati della spesa sostenibile”, lanciati da ASviS e NeXt per dare seguito concreto ai Friday For Future dei ragazzi mobilitati in piazza sull’emergenza climatica e per come “raddoppiarli” con una serie (in crescita) di iniziative post-consumiste di “voto con il portafoglio”. Cioè di acquisti responsabili di cose buone, fatte bene e nel modo giusto. Quegli acquisti che lo spot che così poco la convince appunto evoca. E che sono possibili pure alla Coop, sebbene oggi – ne abbiano dato conto sul giornale di ieri – le iniziative di sensibilizzazione (i flash mob, come vengono chiamati) siano organizzati soprattutto presso punti delle reti di NaturaSì, Equo Garantito e AltroMercato. Lei usa argomenti forti e anche condivisibili, caro amico, contro la “logica del carrello”. Ma la proposta di un uso diverso del carrello da supermercato alla quale danno sostanza i “Sabati per il futuro” non è un inganno o, come lei teme, un’“insulsa” esercitazione retorica. È una cosa seria, perché fa spazio e valorizza produzioni vere, buone e belle di beni che sono espressione di un’altra economia e di una civiltà del giusto equilibrio alla quale dobbiamo saperci ricollegare. Equità e sostenibilità non sono solo un modo di dire, sono un modo di fare. E, se lo vogliamo, di scegliere e di comprare. All’insegna di quel cambiamento degli “stili di vita” ai quali papa Francesco ci invita nella Laudato si’. Per questo “Avvenire” ha sostenuto sin dal primissimo lancio, e continua a farlo con convinzione e speranza, l’iniziativa di ASviS e NeXt. Per questo lo spot della Coop di cui stiamo parlando è ben più di una pubblicità, è un pubblico impegno. Che impone onesta coerenza. Ognuno di noi, può e deve valutarla nei fatti (e col carrello). Il “voto con il portafoglio” si fa così.

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