Non è fantascienza: l’IA può curarci, ma anche disumanizzarci

L’Intelligenza artificiale sta rivoluzionando la medicina: progresso straordinario, ma solo un’etica salda può garantire il rispetto della dignità umana
November 13, 2025
Non è fantascienza: l’IA può curarci, ma anche disumanizzarci
/ ICP
Il dibattito sull’Intelligenza artificiale (IA) e il suo impatto sulla società ha raggiunto un punto cruciale, specialmente nel campo della medicina. Come sottolineato da Leone XIV in occasione del Congresso internazionale della Pontificia Accademia per la Vita su “Intelligenza Artificiale e Medicina: la sfida della dignità umana”, a Roma da lunedì a ieri, siamo nel mezzo di una vera e propria rivoluzione digitale. Questa trasformazione non è un semplice aggiornamento tecnologico, ma un “cambiamento epocale” che, pur paragonabile alla Rivoluzione industriale, risulta essere molto più pervasivo. Questa pervasività non riguarda solo il modo in cui lavoriamo o interagiamo con il mondo esterno ma influisce profondamente sul modo in cui pensiamo, alterando la nostra comprensione delle situazioni, e persino la percezione di noi stessi e degli altri. Il rischio è tangibile: interagiamo con le macchine come se fossero interlocutori, diventando quasi una loro estensione. In questo senso, corriamo il rischio non solo di perdere di vista i volti delle persone che ci circondano ma anche di dimenticare come riconoscere e valorizzare tutto ciò che è veramente umano. È in questo contesto di potenza tecnologica quasi illimitata che l’importanza dell’etica, e in particolare dell’etica dell’IA, diventa assolutamente centrale e non negoziabile. Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico abbia portato, e continui a portare, benefici significativi all’umanità, specialmente nei settori della medicina e della salute. Tuttavia, per garantire che il progresso sia vero e non illusorio, è imperativo che la dignità umana e il bene comune rimangano priorità assolute e irremovibili per tutti, sia per gli individui che per le entità pubbliche.
La storia ci pone di fronte a un monito severo: quando la tecnologia, o persino la ricerca medica, viene posta al servizio di ideologie antiumane si manifesta il suo potenziale distruttivo. Oggi gli strumenti a nostra disposizione sono ancora più potenti e possono produrre un effetto ancora più devastante sulla vita degli individui e dei popoli. Questo è il motivo per cui l’esplorazione del potenziale dell’IA in medicina è considerata di grande importanza, purché sia orientata eticamente. Se l’IA viene imbrigliata e posta al vero servizio della persona umana i suoi effetti possono essere sia trasformativi che estremamente benefici. Il campo della medicina è un luogo dove la fragilità della condizione umana si manifesta spesso. Per questo motivo, i professionisti sanitari hanno la vocazione e la responsabilità di essere «custodi e servitori della vita umana», in particolare nelle sue fasi più vulnerabili. Lo stesso principio etico deve essere applicato a coloro che sono responsabili dell’uso dell’IA in questo settore. Quanto maggiore è la fragilità della vita umana tanto maggiore deve essere la nobiltà richiesta a coloro ai quali è affidata la sua cura. L’obiettivo fondamentale di fornire assistenza agli individui sottolinea la natura insostituibile delle relazioni umane in questo contesto. La professionalità medica, infatti, non richiede solo le necessarie competenze specifiche ma anche la capacità di comunicare ed essere vicini agli altri. L’assistenza non può mai essere ridotta alla mera risoluzione di un problema. Di conseguenza, i dispositivi tecnologici, compresa l’Intelligenza artificiale, non devono mai sminuire o distogliere l’attenzione dal rapporto personale che intercorre tra i pazienti e gli operatori sanitari.
Affinché l’IA possa servire efficacemente la dignità umana e la fornitura efficace dell’assistenza sanitaria dobbiamo assicurarci che migliori veramente sia le relazioni interpersonali che l’assistenza fornita. L’etica non è, dunque, un freno, ma la condizione necessaria affinché l’innovazione possa realizzare il suo potenziale positivo. Infine, l’implementazione etica dell’IA richiede uno sforzo congiunto che trascenda i confini. Dato che nei campi della medicina e della tecnologia sono spesso in gioco vasti interessi economici, con le conseguenti lotte per il controllo, è essenziale promuovere un’ampia collaborazione tra tutti coloro che lavorano nel settore sanitario e nella politica, estendendosi ben oltre i confini nazionali. La sfida della dignità umana nell’era dell’IA è una sfida globale che richiede una risposta etica, inclusiva e determinata a mantenere l’essere umano, nella sua “dignità ontologica”, al centro di ogni innovazione.

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