Il sogno di Anne: una casa sicura per tutte le madri sole dell'Uganda

La morte del padre, avvenuta quando era ancora bambina, significò la cacciata dalla dimora di famiglia. È stata homeless, oggi costruisce abitazioni a basso costo
January 16, 2026
Il sogno di Anne: una casa sicura per tutte le madri sole dell'Uganda
Anne Rweyora e i suoi mattoni eco sostenibili a Kampala, Uganda. Picture: James Oatway for the Royal Academy of Engineering / courtesy di Anne Rweyora
Una ventina di chilometri a nord-ovest di Kampala, sulla strada che dalla capitale porta alla città di Hoima, sorge un agglomerato di casette unifamiliari a un solo piano, allineate lungo il pendio di una collinetta. La porta d’ingresso è protetta da un piccolo portico, i muri esterni sono giallo pallido e color mattone. È il sogno di Anne diventato stanze, tetti, finestre. Diventato casa per decine di madri sole, vedove, famiglie a basso reddito, che ottengono la proprietà di un posto dove stare, il primo in una esistenza che non ha mai avuto il diritto a possedere alcunché.
Anne K. Rweyora ha 38 anni e 6 figli, l’ultimo dei quali nato 6 mesi fa. Parlare con lei è capire che una sognatrice può essere molto concreta e perseguire i suoi obiettivi con determinazione, caparbietà e coraggio, anche in un Paese come l’Uganda, dove nonostante i principali indicatori sociali ed economici siano in miglioramento (Fonte: Summary of Uganda UN Country Analysis, 2025) il 37 per cento della popolazione sperimenta la malnutrizione e il 70% vive in una situazione di insicurezza alimentare. Anne è la fondatrice e la direttrice di Smart Havens Africa (SHA), un’impresa sociale che dichiara l’ambizioso traguardo di battere la povertà abitativa non solo in Uganda, ma in tutta l’Africa.
«Vivere per strada ha impattato
 sulla nostra salute e sull’istruzione»
Dal 2018 SHA costruisce abitazioni sostenibili da punto di vista ambientale ed economico e le assegna a donne capofamiglia con bambini: soprattutto vedove con figli, mogli abbandonate dal marito e madri single. In un Paese in cui appena l’1% delle famiglie ha accesso ai mutui per la casa, e solo il 7 per cento delle donne sono proprietarie di appezzamenti di terreno, Anne ha avviato un percorso inedito grazie al quale oggi oltre 570 persone a basso reddito vivono in casette belle e accoglienti, che ripagano con un mutuo decennale a rate sostenibili. Potranno sembrare piccoli numeri, ma per Anne è il frutto di una ispirazione che condivide con il marito, oltre che una grande rivincita personale.
Quando lei e i suoi fratelli erano ancora piccoli suo padre morì e il ramo paterno della famiglia reclamò la proprietà dell’abitazione in cui vivevano. Le proteste della vedova, sua madre, non valsero a nulla: lei non aveva titoli di proprietà e per una donna non è facile andare contro tradizioni radicate, avidità familiari e giudici corrotti. Quel che rimaneva della famiglia finì letteralmente sulla strada. «Mia mamma lottò a lungo per restare in quella casa, ma alla fine rinunciò – racconta Anne ad Avvenire, in videocollegamento dal suo quartier generale in Uganda -. Per molti anni siamo stati degli homeless. E questo ha avuto un impatto sull’istruzione, sull’alimentazione, sulla salute e sulle scelte lavorative mie e dei miei fratelli ». Anne bambina vedeva sua madre barcamenarsi tra mille lavoretti per restare a galla. Sognava di studiare da ingegnere così da grande avrebbe potuto costruire case per persone come lei, donne che a causa di tradizioni radicate misogine avevano perso la casa in cui vivevano e che non potevano mai considerarsi al sicuro, nemmeno quando avevano un tetto sopra la testa.
Ma c’era quella miseria che la inchiodava, e nonostante i suoi risultati scolastici le avrebbero aperto le porte di qualsiasi università, non aveva i soldi per iscriversi a Ingegneria perché la quasi totalità delle entrate della madre erano impiegate per pagare l’affitto. Nonostante tutti gli sforzi, la trappola della povertà ostacolava l’emancipazione della famiglia a causa dell’insicurezza abitativa. Anne dovette rinunciare alla laurea ma non ai suoi sogni: ottenuto il diploma di Designer Industriale in una scuola pubblica, oggi è una giovane imprenditrice sociale affermata in patria e all’estero; accumula premi e riconoscimenti, cerca finanziatori con tenacia e racconta la sua avventura ovunque la invitino, anche in Italia dove alla fine dello scorso novembre è intervenuta al Social Enterprise Open Camp in Piemonte. «Vivere in una abitazione sicura e stabile, con un mutuo che non consumi tutte le loro entrate mettendo a rischio la stabilità economica, è cruciale per il miglioramento della condizione economica e sociale delle donne», dice, citando gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (SDGs). Nei cantieri che ha avviato in diverse località dell’Uganda, sono state formate e assunte centinaia di lavoratrici: sono loro a produrre i mattoni sul posto e a costruire le case, dimezzando i costi grazie a materiali locali e tecnologie a basso impatto.
L’obiettivo è crescere ancora, perché i risultati ottenuti da SHA sono straordinari: le donne con un tetto stabile e sicuro sulla testa e con tare del mutuo eque e sostenibili, riprendono in mano la propria vita e i figli possono sperare di costruire un futuro migliore. Anne ha pianificato di costruire altre 330 case nei prossimi tre anni e di espandere l’attività in altri Paesi dell’Africa orientale. Lei ispeziona i cantieri, incoraggia i muratori, esamina i disegni e controlla i tempi di esecuzione del progetto: «Non costruiamo solo case, ma creiamo comunità solidali, quartieri di persone che vivono gli stessi problemi e si alleano per affrontarli. Le donne a cui assegniamo le case dopo un processo di selezione possono ripagare il mutuo in 10 anni con rate sostenibili e alla fine avranno una proprietà legale sulla casa e sul terreno in cui sorge, in modo da non essere mai costrette ad andarsene. Hanno accesso a tutto ciò di cui hanno bisogno, acqua, energia elettrica, servizi igienici, e quindi possono concentrarsi sulle proprie opportunità di lavoro e sull’istruzione dei figli. Così le famiglie possono prosperare e costruire un futuro di successo», continua in videochiamata con Avvenire da Kampala. Tutte le “clienti” di Smart Havens Africa hanno potuto comprare una casa per la prima volta, e per molte di loro è anche la prima opportunità che abbiano mai avuto per dare ai propri figli un’abitazione dignitosa. «Nel contratto c’è scritto che dopo che avrò finito di pagare il mutuo avrò un titolo di proprietà sulla casa, nessuno mi potrà cacciare via. È più di quanto avessi sognato», racconta Janet, che ha alle spalle una storia molto simile a quella della madre di Anne.
La gioia di Dorothy:
«Finalmente abbiamo un tetto»
Nella casetta a fianco vive Dorothy. Lei e i suoi tre figli hanno dovuto ripartire da zero dopo la morte del capofamiglia: «Questa casa è l’occasione per cambiare la nostra vita. Prima i miei figli dovevano andare fuori casa per procurarsi l’acqua. Qui abbiamo acqua corrente, elettricità, servizi igienici. Quando i miei figli hanno varcato la porta per la prima volta, hanno pianto: “Mamma, abbiamo una casa”. L’abbiamo desiderata così a lungo! Siamo felici, questa è davvero la nostra casa».

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