«Caro Roberto Baggio, il gioco d'azzardo è un rigore sbagliato»
Lettera al grande campione che ha accettato di essere testimonial per l'indusatria delle scommesse. «Capita a tutti di sbagliare un calcio di rigore. Stavolta ne hai sbagliato uno molto, molto grosso. Ma si può rimediare»

Caro Roberto Baggio, ti scrivo perché ti stimo, anzi ti voglio proprio bene. Da appassionato di calcio e da tifoso della Fiorentina, la squadra alla quale, assieme al Lanerossi Vicenza, sei più legato. Ti scrivo perché so della tua fede e del tuo stile di vita. Ti scrivo perché purtroppo ci hai deluso: me, quanti lottano contro la piaga del gioco d’azzardo, e soprattutto quanti stanno soffrendo a causa dell’azzardo. Centinaia di migliaia di famiglie italiane completamente rovinate. Anche tu, come altri ex calciatori, sei testimonial del gioco d’azzardo, in particolare per una società che sponsorizza un importante club italiano. Ti avranno coinvolto appellandosi a una buona causa: invitare a giocare responsabilmente. Nobile scopo davvero! All’apparenza. Ma la verità è un’altra. Caro Robi, l’azzardo in Italia è uno dei più importanti comparti industriali. Nel 2025 – i dati ufficiali tardano ad arrivare – fatturerà non meno di 165 miliardi di euro. È il “raccolto”: al netto delle vincite e delle tasse, il margine netto sarà di circa 40 miliardi. Una cifra enorme. I giocatori, da chi compra un biglietto una volta all’anno a chi dedica a slot, scommesse e gratta-e-vinci molte ore della propria giornata, sono almeno 35 milioni. Chi sviluppa una dipendenza, ossia chi non sa smettere, rovina sé e la propria famiglia, ipoteca la casa, finisce in mano agli usurai è appena il 2-3 per cento, un milione di italiani. Una sorta di inevitabile effetto collaterale che l’industria dell’azzardo di massa prima, per anni, ha negato esistesse; poi ha ammesso, impegnandosi per la prevenzione. Ma c’è un ma ed è in questo ma, caro Robi, il problema. Quel minuscolo 2-3 per cento infatti garantisce all’industria dell’azzardo il 50 per cento del fatturato. In altre parole, senza gli ammalati il fatturato si dimezzerebbe e probabilmente l’industria dell’azzardo fallirebbe. Quindi: da un lato l’azzardo si mostra gentile, garbato, e invita al gioco responsabile; dall’altro ha un bisogno disperato di chi gioca in modo irresponsabile, convulsivo e compulsivo. L’industria dell’azzardo di massa, caro Robi, è fondata sulla patologia e senza i malati sparirebbe. Sono i moribondi – i malati – a tenerla in vita. Mi dispiace dirtelo in modo così brutale, ma la verità è questa: metà del compenso che ti viene corrisposto deriva da persone malate, disperate, rovinate. E tu stai collaborando con un’industria parassitaria, che fonda la sua fortuna sulla rovina di centinaia di migliaia di famiglie italiane. Caro Robi, tu non c’entri niente con una cosa simile, proprio niente. Pensaci. La mia speranza, visto che Radio Luce e Altavilla Vicentina non sono distanti, è che qualcuno che ti conosce ascolti. Quattro passi e ti informi. Se ciò avverrà, noi siamo qui per ascoltare le tue ragioni, per confrontarci. Caro Robi, capita a tutti di sbagliare un calcio di rigore. Stavolta ne hai sbagliato uno molto, molto grosso. Ma si può rimediare
Con affetto.
Con affetto.
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