
Numero #19| 21.6.2026
Ha fatto molto discutere nei giorni scorsi l'ennesimo divieto ai social network per i minorenni, varato dal governo britannico con il tono e le modalità che solitamente si riservano alle emergenze pubbliche. Ad annunciare la misura (che, pare, sarà accompagnata anche dal primo “coprifuoco digitale” della storia recente) è stato il premier Keir Starmer in persona, così come era accaduto con quelli australiano, danese, greco. Non si scherza più: la preoccupazione per il tempo trascorso dagli adolescenti online s’è trasformata via via nella convinzione che gli effetti delle piattaforme sulla salute mentale, sulle relazioni e sulla loro crescita abbiano superato la soglia dell'allarme sociale. «I nostri figli sono in grave pericolo e dobbiamo proteggerli» tuonano i capi dei governi di mezzo pianeta. Come non essere d’accordo.
Peccato che, nel frattempo, anche i genitori del pianeta vivano immersi nei social e nell’uso delle piattaforme. E che il divieto sappia tanto di un alibi istituzionalizzato: l’idea, molto rassicurante per capirci, che basti chiudere una porta per risolvere un problema che hanno contribuito gli adulti a costruire e che gli adulti continuano ad alimentare. È la provocazione che ripete da anni il pedagogista Matteo Lancini: i figli imparano certamente da ciò che viene loro proibito, ma soprattutto da ciò che vedono. E ogni giorno, da ogni parte, vedono adulti iperconnessi che controllano compulsivamente lo schermo. Che credibilità potranno mai avere? E che peso avrà mai un divieto imposto da siffatti “grandi” nel loro percorso di crescita?
Adesso cominciamo.
Maturo anch'io, no tu no
Non sappiamo se fai parte e, se sì, a che titolo delle 527.607 famiglie italiane che da giovedì sono entrate nel tunnel (fatto di ansia, insonnia, crisi di nervi, eccitazione) dell’esame più temuto di sempre. Ma se anche così non fosse, la parola l’hai senz’altro sentita ripetere senza sosta nel corso delle ultime settimane: maturità.
Che cosa vuol dire, maturità? Fa sorridere il fatto che nello stesso momento in cui vengono sottoposti alla prova finale del percorso scolastico, sulle spalle dei nostri ragazzi venga caricata anche la “soglia unica e decisiva” della crescita, quasi che vada attribuita esclusivamente a loro e che il maturare, appunto, fosse una faccenda concentrata in un’unica stagione della vita, di più, in un unico giorno, o due, tra lo svolgimento di un tema e d’una versione di greco o di latino.
Tant’è. L’equivoco esiste da sempre e si spinge ben oltre, anche all’idea che grazie a una certificazione (con tanto di voto) si possa essere maturi una volta per tutte, sempre. In fondo abbiamo terribilmente bisogno di credere che esista un momento in cui si diventa “abbastanza”, in cui si può dire di essere arrivati. E ne abbiamo bisogno soprattutto quando diventiamo genitori, trovandoci responsabili di chi il suo percorso di crescita deve ancora compierlo.
Noi maturi, loro no (fino a prova contraria).
La vita, però, si comporta con una logica molto meno ordinata: ci sono adulti che restano sospesi in adolescenze lunghe, lunghissime, o che sono costretti a tornare sui propri passi e ricominciare tutto daccapo; ci sono giovani che, per necessità o per carattere, mostrano una consapevolezza che smentisce la loro effettiva età. E questo perché la maturità non è affatto uno stato, un traguardo, ma un modo di stare al mondo: è essere capaci di reggere la complessità senza semplificarla troppo in fretta; sopportare l’ambivalenza senza trasformarla subito in giudizio; accettare che non tutto abbia la risposta netta o immediata che vorremmo (e che non a caso finiamo col chiedere compulsivamente a ChatGPT).
Per fortuna la realtà si incarica di ricordarcelo: ogni giorno si sbatte contro il tentativo di capire ciò che si è e ciò che si sta diventando. Ogni giorno, facendosi meno male. Ogni giorno, crescendo. Anche oggi. Se riuscissimo a mettere questa consapevolezza in uno stile educativo – uscendo dalla “commissione d'esame” in cui spesso esercitiamo il nostro ruolo di adulti – forse risparmieremmo ai nostri ragazzi tanta della fatica che fanno a diventare grandi.
Maturandi, noi come loro.
🧰 La cassetta degli attrezzi
A metà tra la bussola e l'archivio
L'esame di maturità è in corso. Il percorso di crescita continua ben oltre i banchi di scuola.
• Dati: Negli ultimi vent'anni oltre 10 milioni di ragazze e ragazzi hanno affrontato la maturità italiana. Lo hanno fatto a 18 anni, ma l'età media in cui si esce di casa nel nostro Paese è 30,1 anni (4 in più rispetto alla media europea).
• Rischi: trasformare la maturità in una prova definitiva sul valore della persona; caricare ragazzi e ragazze di aspettative sproporzionate; confondere il rendimento con la crescita; pensare che esista un'età in cui si smette di imparare e mettersi in discussione.
• Opportunità: vivere l'esame come una tappa; riconoscere che la crescita riguarda figli e genitori insieme; educare alla complessità, all'attesa e all'errore; aiutare i ragazzi a scoprire che diventare adulti significa assumersi responsabilità senza perdere la capacità di continuare a crescere.
Questo è il momento per leggere la nostra riflessione ampia sul tema, strutturata a domande e risposte. È lo strumento che può esserti utile per confrontarti con gli altri, in casa e fuori. Se non hai tempo adesso, mettila via e tornaci con calma.
🖋️ Scritto in piccolo
Lo spazio a misura di bambino
La maturità passa anche dalle parole. Non soltanto da quelle da scrivere in un tema, ma da quelle che scegliamo ogni giorno per esprimere idee, emozioni e giudizi. Valeria Della Valle, linguista, condirettrice dei dizionari Treccani, ha spiegato su Popotus – il giornale di attualità per i bambini di Avvenire uscito lo scorso giovedì – perché chi più parla meglio parla e chi più legge più parole impara.
Invece la nona puntata di Bella scoperta, che è il podcast di Popotus da ascoltare coi più piccoli, dà voce allo zoologo Piero Genovesi. Lavora all'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e si dedica all’insolita rivalità tra scoiattoli rossi e grigi: tra i due, uno rischia di scomparire…
📱 Chi ti influencer?
Famiglie sui social e in Rete

Sandro Marenco, insegnante di inglese seguitissimo da studenti e adolescenti sui social network, con i suoi post prova a trasformare TikTok e Instagram in luoghi di ascolto e dialogo, ribaltando una delle convinzioni più diffuse tra i giovani: quella secondo cui crescere significhi non sbagliare più. L'abbiamo intervistato.
⌛ Tempo al tempo
Cose da leggere, vedere, ascoltare e fare in famiglia
• L'hanno cantata tutti in questi giorni, nei cortili delle scuole da Milano a Roma fino a Palermo, dimostrando che il tempo certe cose non le cambia. Se non l'hai fatto, riascolta anche tu Notte prima degli esami di Antonello Venditti, magari come sottofondo mentre finisci di leggere la newsletter.
• Padre e figlio hanno fatto l'esame insieme, a Salerno. Una bella storia che ci ha raccontato Antonio Averaimo.
• La maturità non riguarda solo i ragazzi, ma tutti quelli che (a ogni età) si trovano a fare i conti con un mondo che cambia. È il cuore del nuovo Toy Story 5, da vedere al cinema e poi da leggere nello speciale che abbiamo dedicato al tema col nostro settimanale culturale Gutenberg. Qui ti proponiamo il testo di Alessandro Zaccuri: una riflessione sorprendente su crescita, digitale e nostalgia.
• Gli esami fanno rima anche con la parola ansia. Continua la serie sul vocabolario dei ragazzi che ha inaugurato su Avvenire lo psicologo e scrittore Luigi Ballerini (esce ogni mercoledì, se vuoi leggerla sulla carta) e nell'ultima puntata si è parlato proprio di questo.
• Sugli adulti che non sono davvero adulti, i cosiddetti “adultescenti”, verteva una delle tracce del tema di maturità tratta da un libro del discusso sociologo ungherese Frank Füredi. Ne abbiamo parlato direttamente con lui (e abbiamo chiesto anche agli altri autori di svolgere le loro tracce).
• A proposito di divieti e di tecnologie. I genitori che si lamentano dell’uso pervasivo dello smartphone da parte dei propri figli sono quelli che attraverso il loro dispositivo ne controllano ossessivamente gli spostamenti, anche ben oltre i 18 anni. Vale la pena leggere questo studio dell'Università del Michigan per capirne le ragioni (tra cui quella disarmante del poter stare tranquilli).
• E sempre a proposito di come noi adulti usiamo le tecnologie, sono altrettanto disarmanti i dati sulla presenza dei device durante i pasti...
• Del ban inglese sui social, e del futuro da restituire ai ragazzi, ha scritto su Avvenire Alberto Pellai.
• Nell'ultimo numero di Sofia ci siamo occupati di Intelligenza artificiale e famiglia, facendoci suggestionare dall'enciclica del Papa. Bella la riflessione di Vincenzo Bassi sul tema.
• Papa Leone nel frattempo ha scritto una lettera ai nonni e sui nonni.
• Tempo di vacanze, e di incastri familiari sempre più difficili per chi ha bimbi piccoli. Dopo la decisione dell'Emilia-Romagna di aprire prima le scuole a settembre, abbiamo fatto un viaggio tra le aziende (ce ne sono!) che aiutano le famiglie. Al tema abbiamo anche dedicato l'ultima puntata del nostro podcast Dentro l'Avvenire.
• «Il fisco tassa i figli e non i patrimoni» ha sostenuto Massimo Calvi in un editoriale pubblicato su Avvenire che ha innescato un interessante dibattito (e che è stato anche piegato a letture ideologiche pretestuose). Tu leggilo.
• Il celebre scrittore francese Emmanuel Carrère nel suo ultimo libro racconta del kolchoz della sua famiglia.
• Giulia Reali e le sue amiche sono affezionate lettrici di Sofia e ci hanno scritto per raccontare la storia del loro podcast, nato sulle orme dell'impegno educativo della psicologa Vittoria Maioli Sanese.
• Anche gli amici del Ciai ci hanno scritto, per ricordare la figura di Liliana Gualandi, che è scomparsa nei giorni scorsi portando via con sé un pezzo di storia di adozioni in Italia. Ne ha fatto un bel ritratto Sara De Carli su Vita.
• Tempo fa ci eravamo occupati di skincare e di come l’ossessione per la pelle (dei grandi) stia mettendo a rischio i bambini. Questa settimana la Bbc ha affrontato la questione con un ampio lavoro di inchiesta.
• In Olanda, invece, bambini felici. Perché camminano...
• Gravidanza e filosofia, cosa c'entrano? Lo spiega bene Marie Leborgne Lucas in un libro da mettere in borsa per l'estate.
• Sai cosa sono i rifugi sociali? Vecchi edifici che nelle valli alpine iniziano ad essere usati come luoghi di ritrovo per abitanti e viaggiatori. Un modo per rilanciare la montagna in un turismo alternativo, che lega natura, cibo e storia locale e che è perfetto per le famiglie. Noi siamo stati sull’Adamello, a Cevo (Brescia): guarda cosa abbiamo trovato.
• Infine due proposte per gli itinerari estivi coi tuoi. Uno potrebbe essere a Roma, in occasione degli ottant’anni di un mito, la Vespa. Le due ruote iconiche della “dolce vita” sono nate il 23 aprile 1946, poche settimane prima della Repubblica. Da allora sono il simbolo della ripartenza e della voglia di muoversi degli italiani. Dal 25 al 28 giugno la grande festa aperta a tutti, grandi e piccoli. L'altro a Trieste, a qualche giorno dalla Giornata mondiale del vento (che s'è celebrata il 15 giugno): il Museo della Bora è solo una delle tante chicche da scoprire in una città meravigliosa.
🗣️ La tua Sofia
La famiglia non si racconta da sola, servi anche tu
Hai una storia da raccontare o una riflessione che vuoi condividere a proposito di tutto quello di cui abbiamo parlato finora?
Scrivici a sofia@avvenire.it
Grazie di averci aperto la porta di casa.
Se ti sei perso i numeri precedenti, li trovi qui. Se ancora non sei iscritto, fallo subito.
Torneremo da te tra 15 giorni, domenica 5 luglio.
👋 Alla prossima!
— La redazione di Avvenire con Viviana Daloiso e in questo numero: Andrea Ceredani, Eugenio Giannetta, Nicoletta Martinelli, Giuseppe Matarazzo, Luciano Moia
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire Temi






