Rapporto Cisl sul lavoro: l'occupazione rallenta tra inverno demografico e problemi strutturali

Resta elevato il numero di inattivi soprattutto tra donne e giovani. I laureati sono il 30% e continuano a fuggire all'estero
March 25, 2026
Rapporto Cisl sul lavoro: l'occupazione rallenta tra inverno demografico e problemi strutturali
In Italia il tasso di occupazione femminile è del 53%
L’effervescenza del mercato del lavoro in Italia, iniziata dopo la “cesura” della pandemia, sta perdendo slancio, per colpa della congiuntura economica e dell’inverno demografico che rende spesso introvabili candidati da assumere. Ma sul sistema Italia pesano anche le storture strutturali accumulate nel corso dei decenni: vale a dire la scarsa partecipazione delle donne e dei giovani e l’elevato numero di inattivi.

La frenata dell'occupazione che si "riallinea" al Pil

L'ultimo Report lavoro della Cisl che fotografa l'andamento del mercato del lavoro alla luce dei dati Istat relativi al quarto trimestre del 2025 è fatto di luci ed ombre. L’effetto rimbalzo innescato dal Covid sembra esserci affievolito. "A partire dal 2021, l'occupazione è cresciuta in modo significativo, superando nel 2025 la soglia dei 24 milioni di occupati, con un tasso di occupazione pari al 62,4%" nell'ultimo trimestre dell'anno scorso: si tratta, evidenzia il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, di una crescita "composta prevalentemente da lavoro stabile, con l'incidenza dei contratti a termine scesa al 10% e che ha riguardato più il Sud che il centro-Nord e più le donne che gli uomini”. A fare da traino i settori a basso valore aggiunto come i servizi. Nell'ultimo anno però c’è stata una frenata brusca: il ritmo di crescita è tornato coerente con l'andamento del Pil e dell'economia.

L'inverno demografico farà sparire un terzo della forza lavoro entro il 2060

La disoccupazione ha raggiunto un minimo storico del 5,5%, ma il tasso di inattività è rimasto elevato, soprattutto tra giovani e donne. I Neet, seppur in riduzione, continuano a rappresentare una quota significativa, mentre la percentuale di laureati è ancora bassa e prosegue l'emigrazione di giovani qualificati. Il dato sull'occupazione femminile inoltre "evidenzia un elemento strutturale: a fronte di un tasso di disoccupazione ormai allineato a quello maschile, permane un livello molto alto di inattività. Il problema - prosegue Pirulli - non è tanto la difficoltà a trovare lavoro, quanto piuttosto la mancata partecipazione al mercato del lavoro, dovuta alla carenza di servizi e alla scarsa flessibilità organizzativa nei luoghi di lavoro”. Si viene così a creare una situazione paradossale: le imprese hanno difficoltà enormi nel reperire personale ma donne e giovani restano a casa. Ad accentuare questo mismatch l’inverno demografico: le stime che indicano il rischio di perdere fino a un terzo della forza lavoro entro il 2060.

Le proposte della Cisl

“Per evitare che l'intreccio tra invecchiamento della popolazione e bassa produttività finisca per frenare la crescita del Paese, è necessario costruire una strategia condivisa tra istituzioni e parti sociali, orientata a sostenere sviluppo e occupazione di qualità" aggiunge il segretario confederale. Quattro gli ambiti prioritari individuati dalla Cisl: il rafforzamento delle politiche industriali e degli investimenti, il potenziamento della formazione e delle politiche attive; l'introduzione di misure efficaci per la conciliazione tra vita e lavoro e infine il rilancio delle politiche contrattuali, per legare in modo più stretto produttività e retribuzioni.
E' fondamentale guardare non solo ai disoccupati, ma anche all'area della sottoutilizzazione, in particolare agli inattivi, che nel 2025 sono tornati a crescere, e non più solo a quelli che non cercano lavoro perché scoraggiati, ma alle donne inattive per motivi familiari e ai giovani Neet, che possono rendere il concetto di disoccupazione “fisiologica” ingannevole, perché condizionato da inefficienze strutturali.

Giovani e donne: Italia ancora fanalino di coda in Europa

Sul fronte dei giovani sebbene la disoccupazione giovanile sia diminuita rispetto agli anni passati, l'Italia continua a registrare una percentuale molto alta di Neet e una quota piuttosto bassa di laureati, intorno al 30%, se confrontata con altri Paesi europei. A ciò si aggiunge il fenomeno di molti giovani qualificati che scelgono di trasferirsi all'estero per lavorare: questa fuga dei cervelli tra il 2011 e il 2024 si è concretizzata con 630mila giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno lasciato il Paese. Altrettanto drammatica la situazione delle donne, ultime in Europa per tasso di occupazione e per tasso di attività, nonostante i miglioramenti che pure si sono verificati. Occorre infatti sottolineare che il problema non sta nel fatto che le donne non riescano a trovare un'occupazione, ma piuttosto nel fatto che spesso non la cercano. Molte di loro, infatti, sarebbero disposte a lavorare se esistessero le condizioni giuste vale a dire soprattutto i servizi all’infanzia. Il tasso di occupazione femminile è cresciuto in maniera accelerata rispetto al passato: oggi raggiunge il 53,8%, ma resta lontanissimo sia dal tasso di occupazione maschile, pari al 70,9%, sia dagli altri Paesi Ue.

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