giovedì 16 aprile 2015
​Vittadini: spostando il 10% della spesa, alle famiglie 570 euro con effetti positivi sul Pil e sul debito pubblico.
Pensioni, nessun taglio. Poletti corregge Boeri
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«La sussidiarietà fa bene al Pil, eppure è quasi assente in Italia. Un aumento del 10% di spesa sussidiaria verticale si traduce in un aumento reale di reddito per una famiglia di quattro persone pari a circa 570 euro annui, senza impegni aggiuntivi per il debito pubblico». Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, è convinto che il welfare è necessario per far ripartire l’Italia. Alla presentazione del Rapporto su Sussidiarietà e spesa pubblica numerosi gli spunti e le ricette per un’economia italiana che deve fare sempre i conti con il suo debito pubblico da record: 2.169 miliardi di euro. Partiamo dal concetto centrale: il Rapporto ipotizza un modello innovativo di spesa pubblica che potrebbe integrare centralismo e sussidiarietà. Quella pubblica centralizzata rimane essenziale nei settori tipici, per gli altri può essere basata su un mix di decisioni del governo centrale e di scelte sussidiarie, suddivise in verticali (tra diversi livelli di governo) e orizzontali (tra pubblico e privato). Un simile modello potrebbe favorire un’allocazione delle risorse pubbliche più efficiente perché più vicina agli effettivi bisogni della gente. «L’aspetto più significativo – afferma Vittadini– è il percorso virtuoso intrapreso negli ultimi decenni, misurabile con la generazione di avanzo primario: la differenza tra entrate e uscite sarebbe positiva in assenza della spesa per interessi sul debito, a differenza di quanto accade per la grandissima parte dei partner europei». Secondo aspetto virtuoso: «Dal 2010 – ricorda il curatore del Rapporto, Gianmaria Martini, ordinario di Economia politica all’Università di Bergamo – quasi tutte le voci di spesa sono in diminuzione: la spesa per i dipendenti pubblici scende da 173 a 165 miliardi, la spesa per produrre beni collettivi cala da 328 a 315 miliardi e quella per interessi torna a diminuire dopo la crisi dell’estate 2011». Sul versante opposto, però, resta un macigno: è il modello di spesa pubblica, eccessivamente centralizzato, soprattutto fino al 2001. A evidenziarlo è la dinamica stessa della spesa: negli anni Settanta sale del 1.000%, negli anni Ottanta del 323%, negli anni Novanta del 61%, tra il 2000 e il 2009 del 27%. Così, a fronte di poste di bilancio necessariamente di competenza del governo centrale (per esempio, la difesa, la giustizia) e di trasferimenti alle amministrazioni centrali (dalle agenzie fiscali a Tar e Consiglio di Stato) nel bilancio pubblico italiano sono presenti anche altre voci che potrebbero seguire un percorso diverso: un modello di spesa integrato governo centrale-spesa sussidiaria, in cui a decidere sono in parte direttamente chiamati in causa i cittadini con le proprie scelte, un po’ come avviene con l’8 per mille e con il 5 per mille.  «L’Italia ha bisogno di sussidiarietà – ha dichiarato Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo – eppure oggi siamo in una fase preoccupante di riaccentramento statalistico. Si parla di sussidiarietà, ma manca una reale posizione culturale e politica verso i corpi intermedi. Assistiamo a un inasprimento fiscale generalizzato e, in particolare, verso le fondazione bancarie, senza che ci si renda conto che le risorse delle fondazioni servono a finanziare la sussidiarietà e che penalizzarle vuol dire danneggiare importanti corpi intermedi e quindi la società».
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