lunedì 23 ottobre 2017
Una guida per orientarsi alla 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani che si apre il 26 ottobre a Cagliari. Il tema è il “Lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale"
Libero, creativo e solidale. Ecco il lavoro che vogliamo

Si aprirà giovedì 26 ottobre alla Fiera di Cagliari la 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani.
Il tema scelto è quello del “Lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo e solidale”. Si tratta di quattro aggettivi che papa Francesco ha utilizzato nella Evangelii Gaudium (192) per descrivere le condizioni attraverso le quali il lavoro può diventare l’attività nella quale “l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”.

Presentando l’iniziativa, l’arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, Filippo Santoro, ha sottolineato come dal “cantiere aperto” della Settimana sociale emergeranno proposte concrete in quattro ambiti: “formazione e scuola-lavoro, digitale e nuovo lavoro, modelli di vita e tempi di lavoro, politiche del lavoro e Ue”. Dopo l’apertura, con un videomessaggio di Papa Francesco, la relazione del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale italiana, fra gli ospiti sono previsti il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni (sabato 28), il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani (domenica 29), oltre ai ministri del Lavoro Giuliano Poletti e del Mezzogiorno Claudio De Vincenti, al segretario generale della Cisl Annamaria Furlan e al presidente del Cnel Tiziano Treu.

Che cosa sono le Settimane sociali dei cattolici?

Le Settimane sociali dei cattolici italiani – pensate come “riunioni di studio per far conoscere ai cattolici il vero messaggio sociale cristiano” - nacquero nel 1907 per iniziativa dell’economista e ora beato Giuseppe Toniolo. La prima si tenne a Pistoia e poi regolarmente ogni anno fino alla Prima guerra mondiale affrontando i temi del lavoro, della scuola, della famiglia e della condizione della donna. Dal 1927 un ruolo importante nell’organizzazione delle Settimane Sociali fu assunto dall’Università Cattolica. In epoca fascista, a causa dei contrasti con il regime, le Settimane furono sospese e ripresero solo nel 1945, proseguendo poi fino al 1970, quando vi fu una nuova lunga sospensione. Riprese e rinnovate nel 1991, le Settimane sociali si tengono ora a cadenza pluriennale.

Come sarà organizzato il dibattito?

Sia il lavoro preparatorio sia il dibattito alla Settimana sociale è stato organizzato in quattro ambiti: la denuncia, le buone pratiche, l’ascolto e la proposta. L’obiettivo infatti è quello di sottolineare le storture e i problemi che attanagliano oggi il lavoro, ma anche valorizzare ciò che di buono cresce nei territori per iniziativa della società civile e delle imprese più sensibili e avanzate. Esempi virtuosi appositamente raccolti dai “Cercatori di LavOro”.

Poi, dopo l’ascolto degli esperti, delle associazioni e delle voci dei territori, la Settimana sociale dei cattolici italiani ha l’ambizione di arrivare a formulare proposte concrete di cambiamento da sottoporre alla politica e alla società tutta.

Quali sono i problemi denunciati?

Oltre ai dati Istat generali dei quali non si può essere molto soddisfatti, nei confronti preparatori della Settimana sociale sono state individuate 6 criticità in particolare. La disoccupazione e l’inattività giovanile, l’eccessiva precarietà di molti rapporti di lavoro, la piaga dello sfruttamento e del caporalato, il lavoro delle donne ancora troppo scarso e mal pagato, l’inadeguatezza del sistema educativo nel preparare al lavoro e infine le attività pericolose e malsane per i lavoratori e per i territori sui quali esse insistono.

E quali “buone pratiche” sono state invece individuate?

I cercatori di LavOro hanno censito oltre 400 esperienze positive in particolare riguardo al funzionamento di consorzi e cooperative in grado di valorizzare il lavoro dei singoli produttori e le specificità dei territori. Ma anche di imprese che si sono distinte perché attente al tema della conciliazione tra vita e lavoro per i dipendenti o nella loro tutela attraverso forme di welfare aziendale oppure ancora creando valore in modo socialmente e ambientalmente sostenibile. E infine legami virtuosi tra istituzioni scolastiche, formazione, botteghe artigiane e mondo del lavoro.

Quali proposte emergeranno dalla Settimana sociale?

La discussione avverrà intorno ad alcune linee guida già emerse nei lavori preparatori e contenute nell’instrumentum laboris,
il documento base della Settimana sociale. Le piste di intervento sono quattro: la creazione di nuovo lavoro, la promozione di nuovi modelli di vita e di lavoro, la spinta per un’Europa del lavoro, l’impegno oltre la Settimana di Cagliari. Per affrontare l’emergenza lavoro si individuano tre direzioni: “Rimuovere gli ostacoli per chi il (buon) lavoro lo può creare; fermare la corsa al ribasso sui costi del lavoro e ne distrugge la dignità; ridare dignità a scartati ed esclusi favorendo il loro reinserimento nel mondo del lavoro”.

Vengono indicate ricette concrete?

Sì, diverse. A cominciare dalla riduzione del cuneo fiscale, la compressione dei tempi della giustizia civile, l’agevolazione dei finanziamenti per chi vuol creare impresa e lavoro. Ancora, favorire il “voto con il portafoglio” da parte dei cittadini attraverso un consumo consapevole e un cambio del sistema di appalti dello Stato che oggi non tiene conto della tutela della dignità del lavoro ma solo del massimo ribasso di prezzo. E poi tutele universali e protezioni legislative per i nuovi lavori legati alle tecnologie, il ricorso al lavoro agile con diritto alla disconnessione, favorire la contrattazione aziendale più vicina al lavoratore, Soprattutto una “ridefinizione dei confini del lavoro, diminuendo le ore di lavoro per investirle nella cura dei bambini, degli anziani, dei soggetti deboli, della comunità”. Una sfida epocale come epocale è la questione del lavoro che cambia.

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