venerdì 3 novembre 2017
La partita per la guida della Federal Reserve si è conclusa con la nomina della «colomba» Jerome Powell. Il presidente Trump: è un leader
Jerome Powell, il repubblicano moderato

Jerome Powell, il repubblicano moderato

La scelta del tycoon Confermate le previsioni con il presidente Usa che al posto di Yellen in scadenza a febbraio nomina un nuovo numero uno alla Banca centrale: «Forte, intelligente, talentuoso. È l’uomo giusto per la nostra economia» Apensarci bene un po’ di discontinuità col recente passato c’è. Anche se, dalla scelta del profilo – il più vicino in assoluto alla linea della presidente uscente –, non si direbbe. Con l’annuncio di ieri sera ad opera di Donald Trump, infatti, l’addio a inizio febbraio di Janet Yellen dalla guida della Fed è diventato ufficiale. E la novità sta proprio nel fatto che si tratta della presidenza più breve della Federal Reserve statunitense da almeno 40 anni. Perché i suoi tre predecessori sono stati in carica almeno due mandati, tutti riconfermati da presidenti americani del partito opposto rispetto a quelli che li avevano nominati.

Janet Louise Yellen, presidente uscente della Fed

Janet Louise Yellen, presidente uscente della Fed

Il nuovo inquilino della Casa Bianca adesso ha deciso di rompere la tradizione e non concedere il 'bis' alla donna nominata da Barack Obama. Forse a questo cambiamento si riferiva due giorni fa Trump, quando – tra un complimento e l’altro rivolto a Yellen – ha promesso: «Vi stupirò». Invece, il nome nuovo al vertice della banca centrale americana è di fatto una 'non-sorpresa'. Come anticipato dal Wall Street Journal, il numero uno della Fed è l’attuale membro dell’istituto Jerome Powell. Il presidente degli Stati Uniti avrebbe deciso di affidare al repubblicano moderato l’incarico già lo scorso fine settimana, ma solo ora l’ha comunicato. «È forte, intelligente, talentuoso ed la leadership per guidare la nostra economia in ogni eventuale sfida e una banca centrale indipendente», è la motivazione data a corredo dell’annuncio. Il successore di Yellen promette impegno: «Farò tutto il possibile per ottenere progressi. Siamo consapevoli che le decisioni di politica monetaria sono importanti per le famiglie e le comunità». Ora la decisione dovrà essere approvata dal Senato. Un passaggio formale per quella che può essere già annoverata a tutti gli effetti come una vittoria della linea del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ovvero l’artefice della candidatura di una «colomba » come Powell. Il presidente incaricato per spuntarla ha dovuto superare una concorrenza agguerrita. Oltre alla stessa Yellen, in pista c’erano almeno tre uomini: quello più gettonato, oltre a Powell, che era il favorito netto, sembrava essere il 'falco' John Taylor, professore alla Stanford University; c’era poi Kevin Warsh, il più giovane ad avere messo piede nel board della Fed all’epoca di Ben Bernanke; infine c’era Gary Cohn, l’ex presidente di Goldman Sachs diventato consigliere economico della Casa Bianca (anche se in realtà la sua candidatura non ha mai preso quota, anche perché Trump sa quanto sia prezioso il suo lavoro nel promuovere una riforma fiscale che vorrebbe fosse approvata entro fine anno).

Alla fine, dunque – un po’ per il suo identikit considerato idoneo e soprattutto adatto alle esigenze del momento e un po’ anche per mancanza di alternative –, ha prevalso Powell. Nel frattempo già circolano le indiscrezioni sul programma del nuovo presidente. Con ogni probabilità, colui che fu sottosegretario al Tesoro con Bush padre proseguirà l’attuale approccio cauto scelto da Yellen per ritirare gli stimoli monetari all’economia. Ciò significa che dovrebbe alzare gradualmente i tassi d’interesse a breve di un quarto di punto alla volta fino al 2020, in modo da asciugare in contemporanea il portafoglio da 4,2 trilioni di dollari gestito dalla Fed per gli acquisti di titoli. Durante i suoi cinque anni alla Fed, finora Powell si è rivelato un affidabile alleato di Yellen, non votando mai in dissenso sulle decisioni di politica monetaria e senza mai deviare dalle comunicazioni ufficiali del direttivo nelle uscite pubbliche. «L’economia è così vicina ai nostri obiettivi come non lo era da anni », disse a giugno. E se continuerà a crescere come nelle attese, «ritengo appropriato continuare ad alzare gradualmente i tassi», aggiunse. Due frasi che, rilette adesso, riassumono il piano d’azione del neo presidente.

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