Mps contro Intesa, primo sì alla sfida di Lovaglio
L’ad di Siena ottiene l'ok (con 4 astenuti) del Cda al suo piano basato su una doppia offerta pubblica per Banco Bpm e Banca Generali. Obiettivi da mega-numeri: creare un polo nazionale (ed europeo) da 70 miliardi. Previsto un dividendo straordinario da 4 miliardi

Nessun arrocco, la miglior difesa è l’attacco. E senza tempo da perdere. È la convinzione di Luigi Lovaglio, battagliero ad dell’istituto senese che ha infiammato un già torrido 20 agosto nella città del Palio per strappare (pur con qualche difficoltà) al consiglio d’amministrazione, riunito dalle 9 del mattino, un primo sì alla doppia controffensiva messa a punto per ribattere al mega-piano di banca Intesa per prendersi il Monte. Una doppia mossa per rilevare sia Banco Bpm, sia Banca Generali nel tentativo di resistere, con un progetto industriale alternativo che darebbe vita a un super-polo del credito da 70 miliardi, all'Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) da 30,6 miliardi di euro messa in campo da Intesa Sanpaolo, che punta così a integrare Mediobanca (la storica banca d’affari una volta di Enrico Cuccia e oggi controllata da Mps), la quota del 13,3% nelle Generali e metà della rete del Monte, cedendone l'altra metà al gruppo Unipol.
Il piano orchestrato dall'amministratore delegato Lovaglio, assistito da partner finanziari come Ubs, Bofa, Vitale e Kbw, è stato approvato dal consiglio con il sostegno di nove consiglieri, tutti quelli della maggioranza più Corrado Passera, e l'astensione dei restanti 4 amministratori di minoranza (Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Paola De Martini e Antonella Centra), che da tempo lamentano lo scarso coinvolgimento del Cda nelle decisioni strategiche. Opposizione che si è riflessa anche in qualche difficoltà sul comunicato finale.
La doppia operazione, che sarà accompagnata da un maxi-dividendo straordinario da 4 miliardi di euro, verrà fatta in entrambi i casi con azioni Mps facendo diventare gli azionisti che vi aderiranno, sempre che il piano vada a buon fine, soci del Monte. Con il corollario, tutt'altro che secondario, di riportare per via degli incroci azionari anche le Generali di Trieste (tramite l'omonima banca) nell'azionariato di Siena, con una quota di circa il 10 per cento del capitale. L'ingresso in forze delle assicurazioni del Leone, che si diluirebbe in caso di una fusione con Bpm, potrebbe costituire la base su cui edificare una alleanza industriale in un progetto di “bancassicurazione”, anche alla luce del fatto che a fine 2027 scadrà la partnership tra il Monte e Axa. Intanto Banca Generali ha già convocato per oggi un Cda straordinario per valutare una risposta.
Un piano ardito, insomma, che creerebbe un campione europeo (come si prefigge sull’altro fronte della barricata pure Carlo Messina, di Intesa), un gruppo con una capitalizzazione aggregata, agli attuali valori di Borsa, di circa 70 miliardi: nascerebbe il terzo polo bancario italiano, forte di una rete di oltre 2.600 sportelli, di una gamma completa di prodotti, di una solida presenza nel supporto agli investimenti e nel risparmio gestito, grazie alla combinazione di Banca Generali e Mediobanca nel wealth management , la gestione integrata dei patrimoni privati.
Non mancano però gli ostacoli che Lovaglio dovrà superare perché questo disegno veda la luce. In primo luogo, al di là delle divisioni in consiglio, il fatto che l’istituto senese si trovi oggi in “ passivity rule ” (che impone di fatto una stasi alle società oggetto di Opa) renderà necessario l’approvazione anche dell'assemblea dei soci, il 29 ottobre. Qui serviranno i due terzi dei voti, un obiettivo impegnativo alla luce dello scarso amalgama nella compagine sociale, i cui due principali azionisti, Delfin (Del Vecchio) e Caltagirone, si sono schierati su fronti opposti in occasione del rinnovo del Cda, lo scorso aprile. Allo scopo di incentivare le adesioni, Mps proporrà un dividendo straordinario, sulla falsariga dell’euro ad azione promesso da Intesa nella sua offerta. Per Bpm, inoltre, occorreranno contropartite per strappare il consenso del Credit Agricole, la cui freddezza verso un'integrazione con Mps ha contribuito al naufragio finora dei tentativi di fusione alla pari. I francesi non commentano, in attesa di sedersi al tavolo con Siena e far valere il loro ruolo di primi soci del Banco con il 29,3% del capitale. Parigi potrebbe restare nel nuovo gruppo con una quota superiore al 10%, oppure farsi liquidare in beni da integrare nella divisione italiana.
Resta poi da vedere, in attesa dell’assemblea già fissata per il 10 settembre (per l’aumento di capitale propedeutico all’Opas lanciata), la reazione di un colosso come Intesa, fermamente convinta della validità della sua offerta, e capire se esistono margini per soluzioni di compromesso o se invece la partita si giocherà sul mercato.
In Borsa, intanto, la reazione giovedì è stata cauta in attesa di conoscere i corrispettivi e gli obiettivi delle due operazioni: Mps ha perso lo 0,3%, Banco Bpm è salita dello 0,7%, Banca Generali dell'1,3%, Intesa dello 0,4%. Male invece Unipol (ha perso un 3%), che ha tutto da guadagnare invece dal successo dell'offerta di Ca' de Sass sul Monte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





