L'industria ittica europea ha una nuova guida per la sostenibilità
Il Manifesto di Seafood Europe ha sei capitoli e un approccio olistico: non considera solo l'impatto del settore sull'ambiente, ma anche su comunità e governance

In economia, con “tragedia dei beni comuni” si intende una situazione in cui una risorsa può essere sfruttata fino ad esaurirsi se ognuno agisce seguendo il proprio interesse personale. È esattamente quello che è successo ai nostri oceani, dove la pesca intensiva, sfruttando eccessivamente gli stock ittici rispetto alla loro capacità di autorigenerazione, ha ridotto in maniera drastica la biodiversità marina. Una situazione aggravata ulteriormente dai fenomeni indotti dai cambiamenti climatici come l’acidificazione e il riscaldamento delle acque. I dati Ispra, però, mostrano come dal 2020 ci sia stata un’inversione di tendenza: se nel 2019 la percentuale di stock in sovrasfruttamento era del 94,4%, nel 2023 è scesa al 44,4%.
La strada è ancora lunga e piena di ostacoli, ma il Manifesto di Sostenibilità dell'industria ittica europea, pubblicato nella sua prima edizione da Seafood Europe e presentato in Italia da ANCIT, segnala che la direzione che l’Europa vuole intraprendere sia quella della tutela del patrimonio marino. Una strada che oggi sembra obbligata, se si vuole evitare la “tragedia dei beni comuni”.
Il Manifesto ha un approccio olistico alla sostenibilità, ovvero vuole prendere in considerazione tutti i tre aspetti dell’acronimo ESG: non solo l’ambiente, ma anche l’impatto sulle comunità e la governance. Si sviluppa in sei capitoli: parte dall’analisi del ruolo del pesce nell’alimentazione, per poi approfondire l’importanza della pesca e dell’acquacoltura responsabili, la necessità di adottare metodi di trasformazione e trasporto a basso impatto ambientale, la tutela dei diritti umani e la promozione di una comunicazione responsabile. Da un lato vuole essere uno strumento di dialogo per le istituzioni nazionali ed europee, dall’altro una guida per l’industria ittica.
Ma il vero lavoro inizia ora, come ha voluto ribadire durante la presentazione anche Luciano Pirovano, Chairman Gruppo di lavoro sulla sostenibilità di Seafood Europe. A partire dalla diffusione del Manifesto, che per ora è stato tradotto solo in lingua italiana. Ma anche calare queste linee guida nell’industria italiana non sarà facile. «L’errore più grosso sarebbe bruciare le tappe», ha commentato Giovanni Battista Valsecchi, Presidente ANCIT. Il dilemma davanti al quale siamo oggi è questo: da un lato una regolamentazione rigida immediata potrebbe mettere in difficoltà le aziende che, essendo in Europa sono prevalentemente di piccole e medie dimensioni, non hanno gli strumenti per affrontare il processo di implementazione senza un accompagnamento graduale, dall’altro rendere questa industria sostenibile è sempre più urgente.
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