L'intelligenza artificiale a sostegno della formazione medica
di Redazione
Alla preparazione teorica si affianca sempre più la necessità di sviluppare competenze pratiche

Il percorso dei medici sta cambiando: alla preparazione teorica si affianca sempre più la necessità di sviluppare competenze pratiche e capacità decisionali fin dai primi anni. In questo contesto, l’Ia-intelligenza artificiale sta emergendo come uno strumento concreto per ridurre il gap tra Università e corsia, permettendo agli studenti di confrontarsi con un numero più ampio di casi clinici e di allenare il ragionamento in modo più attivo.
I dati lo confermano: oltre il 76% degli studenti di medicina vorrebbe una formazione specifica sull’Ia, ma la maggior parte dichiara di avere ancora poca esperienza pratica, evidenziando un disallineamento tra percorso formativo e competenze richieste nel lavoro reale.
Il tema si estende anche ai primi anni di carriera, dove strumenti basati su Ia possono supportare i giovani medici nel processo decisionale, contribuendo a costruire sicurezza e autonomia in una fase cruciale del percorso professionale.
Portare le evidenze scientifiche al centro della pratica clinica quotidiana è una sfida sempre più complessa per il sistema sanitario. La crescita esponenziale della letteratura medico-scientifica (+163 nuove revisioni sistematiche in media al giorno) rende infatti difficile per medici e professionisti orientarsi tra studi, dati e aggiornamenti per individuare rapidamente le informazioni più rilevanti e affidabili. Per questo motivo, DatAIMed, start up italiana health-tech, si impegna a supportare la medicina basata sulle evidenze attraverso l’analisi della letteratura scientifica, la valutazione della qualità metodologica degli studi e la produzione di sintesi strutturate, utili sia nella pratica clinica sia nella ricerca.
«Il nostro obiettivo è molto concreto: aiutare i medici a orientarsi in modo più rapido e consapevole all’interno di una quantità di informazioni che oggi è diventata difficilmente gestibile – spiega Dario Taborelli, fondatore di DatAIMed –. Lavoriamo per rendere le evidenze scientifiche realmente accessibili e utilizzabili nella pratica quotidiana, senza aggiungere complessità ma integrandoci nei processi già esistenti».
Tra le prime realtà a sperimentare la piattaforma c’è il Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria, proprio nello spirito del metodo scientifico, nell’ambito di un percorso strutturato di sperimentazione e valutazione, con l’obiettivo di verificare e validare il contributo al supporto decisionale clinico secondo i principi della medicina basata sulle evidenze.
Parallelamente al progetto avviato ad Alessandria, la start up sta integrando la propria piattaforma anche in altre Asl e strutture ospedaliere, confermando un interesse crescente verso strumenti in grado di facilitare l’accesso alle evidenze scientifiche e supportare i professionisti sanitari nella gestione della complessità informativa.
La piattaforma si inserisce infatti nei contesti sanitari come strumento di supporto decisionale e di ricerca, affiancando i sistemi esistenti senza modificarne l’infrastruttura It. Dalla ricerca bibliografica all’analisi critica degli studi, fino all’aggiornamento professionale continuo, l’obiettivo è rendere le evidenze più accessibili e immediatamente utilizzabili nella pratica quotidiana. A supporto dell’adozione, è previsto anche un percorso di formazione dedicato al personale sanitario, finalizzato sia a facilitare l’utilizzo della piattaforma sia a promuovere una maggiore consapevolezza sull’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito clinico.
L’iniziativa è parte di un processo di trasformazione più ampio del sistema sanitario, in cui l’Ia è destinata a diventare sempre più parte integrante dei processi decisionali, contribuendo al miglioramento della qualità delle cure, dell’appropriatezza clinica e dell’efficienza organizzativa.
In parallelo, è stata avviata un’attività di raccolta di evidenze strutturate, con l’obiettivo di validare in modo rigoroso l’impatto della piattaforma anche attraverso la candidatura del progetto a call per abstract e future pubblicazioni scientifiche.
Per affrontare il problema del sovraccarico informativo non basta però un’Ia generica. La sanità richiede strumenti progettati specificamente per la letteratura medico-scientifica, capaci di accedere alle banche dati e integrare criteri di qualità metodologica.
La differenza non è solo tecnica, ma culturale. Un modello generalista è pensato per generare risposte; un sistema verticale dovrebbe aiutare a interpretare evidenze, mantenendo tracciabilità delle fonti e trasparenza del processo. L’obiettivo non è sostituire il giudizio clinico, ma ridurre il carico cognitivo e consentire al medico di prendere decisioni più informate in tempi compatibili con la pratica reale.
In questo contesto emerge anche un altro elemento fondamentale: la formazione. L’Ia non elimina la necessità di competenze umane, anzi le rende ancora più centrali. I professionisti sanitari devono sviluppare nuove competenze digitali per interpretare criticamente gli output, comprenderne limiti e pregiudizi e integrarli consapevolmente nei processi decisionali.
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