Il viaggio come esperienza formativa

I consigli di Linda Campostrini, giovane viaggiatrice, psicologa, content creator e scrittrice
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June 4, 2026
Il viaggio come esperienza formativa
Linda Campostrini, viaggiatrice, psicologa, content creator e scrittrice
C'era una volta il Grand Tour, una tappa obbligata per i giovani aristocratici del Settecento e dell'Ottocento che visitavano i Paesi europei - e l'Italia in particolare - per conoscere altre culture e altre usanze. Ancora oggi il viaggio è un'esperienza formativa. Tra agende piene e ritmi urbani serrati non rappresenta più solo una vacanza, ma diventa una forma di benessere personale. E diventa anche occasione di crescita personale e acquisizione di competenze che possono essere utili nel mondo del lavoro. La voglia di partire si è trasformata in una necessità di disconnessione mentale e di premere il “tasto pausa” dalla vita quotidiana. Non a caso, il 42% dei giovani viaggiatori associa ormai il viaggio a una vera e propria cura contro la noia e lo stress. Non si cerca solo l'evasione, ma un vero e proprio cambio di paradigma che permetta di alternare il relax a esperienze autentiche. 
Chi ha sposato in pieno la filosofia del viaggio come opportunità formativa e come lavoro è Linda Campostrini, giovane viaggiatrice, psicologa, content creator e scrittrice esordiente. È nata in Romagna nel 1993. Ha visitato finora oltre 70 Paesi in tutto il mondo e parla fluentemente quattro lingue. Appena dopo la maturità, a 19 anni, ha lasciato tutto: famiglia, affetti, lingua, l'Italia ed è partita alla volta del mondo con un biglietto di sola andata. Finora 14 anni di viaggi e avventure che, dal 2021, sono state raccontate dai media e perfino sul palco del TEDx Rovigo. Tutto questo ha portato alla realizzazione del suo primo libro: Sorridi e vai (edito da Rizzoli). Ha da poco terminato il Te Araroa: l'epico sentiero escursionistico di 3mila chilometri che si snoda tra foreste, paludi e montagne lungo tutta la Nuova Zelanda. Una vera e propria impresa da raccontare come invito "al tutto è possibile" e simbolo di emancipazione femminile. «Il viaggio è una delle esperienze più formative che esistano, perché ti porta continuamente fuori dalla tua zona di comfort - spiega Linda -. Ti insegna prima di tutto a conoscere te stesso: quando sei lontano dalle abitudini, dai punti di riferimento e dalle certezze quotidiane, impari ad ascoltarti davvero e a capire chi sei. Si acquisiscono grande capacità di adattamento e problem solving, perché in viaggio gli imprevisti sono inevitabili e spesso bisogna trovare soluzioni rapidamente, con creatività e lucidità. Ma si sviluppano anche apertura mentale, empatia e capacità di comunicare con persone, culture e modi di vivere diversi dal proprio. Viaggiare insegna inoltre ad avere meno paura dell’ignoto, ad essere più autonomi e ad affrontare il cambiamento con maggiore fiducia. Credo che il viaggio allarghi lo sguardo sul mondo, ma soprattutto su sé stessi: ti rende più consapevole, più flessibile e, in molti casi, anche più umano».
Ancora non aveva finito il liceo e già Linda aveva capito che la sua vita non sarebbe stata scandita da un lavoro monotono o da rapporti umani quasi casuali anziché scelti perché arricchiscono davvero. Aveva capito, in definitiva, che la sua vita sarebbe stata un viaggio. Per questo, appena dopo la maturità, decide di partire, in solitaria: prima per Parigi, con l'idea di lavorare e frequentare l'Università lì. Poi con destinazione il mondo: l'Australia - dove lavora per mesi in una fattoria - il Sud Est Asiatico, l'Africa, il Messico, gli Stati Uniti, il Canada (dove prosegue il suo percorso di studi), il Sud America, il Nord Europa. Senza mai fermarsi, con gli occhi sempre verso l'orizzonte, con la convinzione che la vita sia una pagina bianca che può essere riempita ogni giorno di ciò che davvero desideriamo, di quanto ci risuona di più. Intanto, si laurea in Psicologia, diventa guida escursionistica, mental coach, nomade digitale. Il suo libro non è solo il racconto di un percorso di felicità «tra sogni, paure, cielo e terra» e non è solo la storia di Linda: è un'ispirazione per tante ragazze e tanti ragazzi che, come lei, sono insofferenti ai percorsi preconfezionati e hanno l'identico desiderio di trovare sé stessi anche controcorrente, anche se tutti gli altri dicono «non ce la farai», anche lontanissimi da casa.
Ma è meglio viaggiare da soli o in compagnia? «Credo che entrambe le esperienze abbiano qualcosa di unico da offrire - risponde la scrittrice esordiente - . Viaggiare da soli è un’esperienza molto potente dal punto di vista della crescita personale: ti costringe a conoscerti davvero, ad ascoltarti e a fare affidamento solo su te stesso. Allo stesso tempo, viaggiare in compagnia permette di condividere emozioni, creare ricordi e vivere il viaggio in modo più leggero e relazionale. Non penso esista una scelta giusta in assoluto: tutto dipende dal tipo di esperienza che si desidera vivere, dagli obiettivi personali e anche dai bisogni più profondi che ci spingono a partire. Oggi il mondo del lavoro richiede sempre di più flessibilità, capacità di adattamento, empatia e comunicazione. Chi ha viaggiato spesso sviluppa anche maggiore autonomia, spirito d’iniziativa e capacità di affrontare situazioni nuove con creatività e lucidità. Sicuramente l’apertura mentale e la capacità di comprendere realtà, culture e punti di vista diversi sono competenze utili anche dal punto di vista professionale e lavorativo».
Che consiglio daresti a un giovane che ha finito la scuola e non sa se continuare a studiare o trovare un lavoro? «Gli direi di non avere fretta di rincorrere una strada “giusta” a tutti i costi. Studiare, lavorare, viaggiare: ogni esperienza può insegnare qualcosa, se vissuta con curiosità e consapevolezza. Il consiglio più importante è ascoltarsi davvero e concedersi il tempo di capire chi si vuole diventare. E poi, sì… gli consiglierei di leggere Sorridi e vai, che non è solo un libro, ma uno strumento per trovare il coraggio di uscire dalla propria zona di comfort, mettersi in gioco e scoprire quante possibilità esistono oltre le paure e le aspettative degli altri», conclude.

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