Giovani e lavoro, una questione di senso

Per Mario Moroni, podcaster, autore e creator, le nuove generazioni faticano a trovare un posto e vivono «una forma silenziosa di ansia identitaria»
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July 15, 2026
Giovani e lavoro, una questione di senso
Mario Moroni, podcaster, autore e creator
«Non è soltanto una questione di “carriera” in senso classico, ma di un tema molto più psicologico e generazionale: la difficoltà crescente dei giovani nel trovare il proprio posto senza sentirsi costantemente in ritardo. Tra social, iper-performatività e modelli di successo spesso irraggiungibili, molti ragazzi vivono infatti una forma silenziosa di ansia identitaria: cambiano continuamente direzione, faticano a scegliere, si sentono inadeguati o poco “abbastanza”». Lo sostiene Mario Moroni, podcaster, autore e creator che da anni dialoga quotidianamente con migliaia di giovani su temi legati al lavoro, alla crescita personale e alla trasformazione professionale.
E anche le ricerche sembrano dargli ragione. Le nuove generazioni sono sensibili e consapevoli rispetto ai temi della giustizia sociale e ambientale, ma l’81,5% pensa che la propria voce non conti. E se le azioni individuali raccolgono un diffuso “massimo accordo”, per quelle collettive domina un “rifiuto netto”. Con una sfiducia radicata in tutte le organizzazioni. È quanto emerge dall’indagine Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni. Uno squarcio sulla fascia 17-19 anni in Italia, realizzata tra ottobre 2023 e aprile 2026 dal Forum Disuguaglianze e Diversità con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del progetto A prova di futuro! Giovani e protagonismo. La ricerca ha coinvolto circa 3mila studenti e studentesse tra i 17 e i 19 anni in 21 istituti scolastici di tutto il Paese grazie al Peses-Programma di educazione per le Scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Attraverso questionari interattivi, attività formativa e intensi dialoghi, l’indagine ha esplorato preoccupazioni, consapevolezze e forme di impegno delle persone giovani. I dati raccolti confermano un’alta preoccupazione per il futuro. In cima alla lista c’è la “mancanza di lavoro” (3,8 punti su 5), seguita da “guerra” (3,6), “diritti delle persone” e “scarso peso della voce dei giovani” (3,5). Su “distruzione della biodiversità” e “cambiamento climatico” l’opinione è più polarizzata: alla massima preoccupazione di circa un quarto si contrappone poco meno del 20% che non esprime alcuna preoccupazione.
«Siamo sul ciglio di un salto evolutivo - spiega Moroni -. Anzi ci siamo in mezzo: le intelligenze artificiali che minano il lavoro, il capitalismo realista, la chimera del cliente al centro, l’isolamento e la singolaritudine, il divario tra i super ricchi e tutti gli altri, il problema “lontano” del surriscaldamento globale di cui però  cominciamo a sentire gli effetti e da molto molto vicino. Il tutto dopo aver superato due anni di isolamento forzoso e bollettini.  Visto che oggi, forse più che mai, siamo circondati da un esercito di troll/chimere che tra l’altro abbiamo nutrito noi. Con il mio libro La fine dei social mi chiedo in che senso siamo finiti, saltando a piè pari la cronaca dei rispettivi media, così come definizioni, trucchi, target, tutorial e compagnia cantanti (di cui comunque già pullula il web). Ecco perché non serve capire quale social usare per questo o quell’obiettivo, a che età e in che momento, né quali eliminare dalle schermate dello smartphone: serve capire dove siamo, come stiamo, e soprattutto come possiamo stare».
Mentre 22 associazioni hanno lanciato Ci siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni, il frutto di un inedito processo di confronto collettivo durato oltre nove mesi che ha consentito di elaborare una piattaforma di proposte concrete che, dando potere alle nuove generazioni nei luoghi in cui si decide, consenta di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone giovani di realizzare personali percorsi di vita e di esprimere il potenziale collettivo di trasformazione culturale, sociale ed economica del Paese. L’obiettivo è raggiungere con queste proposte i giovani e le giovani, anche lontani e lontane dalla partecipazione, offrendo loro ispirazioni, ragioni e proposte concrete che possano dare la voglia di “fare politica”, impegnandosi in azioni collettive.
«Il lavoro non è più uno status symbol. Dobbiamo rimanere in ascolto dei giovani. Lasciarli liberi. Il punto è che siamo tutti un po’ tossici: dipendiamo dai miti che abbiamo disegnato, dal linguaggio che usiamo, dal cibo che mangiamo, dal pianeta che ignoriamo. Dipendiamo dal confronto con gli altri, e con l'identità che ci piacerebbe avere. Dipendiamo dall'opinione degli altri. Dipendiamo dal denaro, dal progresso, dai device. Dipendiamo dall'ambiente che abbiamo modellato e venduto. La fine del social media e l’inizio dell’era delle intelligenze artificiali che mettono a rischio il nostro mondo è solo il momento che ci obbliga a prenderci le nostre responsabilità per essere umani, e quindi - visto che siamo tutti un po' tossici - scegliere di farci di qualcos'altro. Una richiesta di relazione da parte delle nuove generazioni c'è. Ma spesso i giovani hanno difficoltà a cominciare dal basso, a fare "gavetta". In tanti non hanno il coraggio di diventare imprenditori. Però devono stare attenti a non farsi attrarre dalle scorciatoie. Anche se le aziende hanno difficoltà a trovare candidati con le competenze adatte, i giovani devono puntare sui viaggi, sugli stage, sugli incontri e le reti relazionali», conclude Moroni.
Una risposta può arrivare dal progetto Rete - promosso dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, attraverso il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della presidenza del Consiglio dei ministri - che ha coinvolto circa 98mila giovani in oltre 7.500 iniziative realizzate in tutta Italia. Ha l’obiettivo di costruire un ponte tra i giovani e il mondo delle imprese, per accompagnare e orientare i ragazzi verso opportunità lavorative, anche in forma di autoimpiego, riducendo il mismatch fra scuola, Università e sistema produttivo. Invitalia, Agenzia per lo sviluppo, è il soggetto attuatore del progetto. Rete si rivolge ai giovani che frequentano la scuola secondaria di secondo grado o sono diplomati; frequentano o hanno conseguito una qualifica Its; frequentano l’Università o sono laureati; sono disoccupati o in cerca di occupazione; sono aspiranti imprenditori.

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