Ecco cosa vogliono lavoratori e imprese della manifattura
di Redazione
Gestire il tempo è in cima alle richieste dei dipendenti (38%). Le aziende investono sulle trasformazioni tecnologiche

In Italia la possibilità di avere orari flessibili è il benefit più richiesto dai dipendenti delle aziende manifatturiere. Siamo del resto tra i Paesi con le modalità lavorative più complesse da gestire e per questo le imprese del settore considerano urgenti l’automazione e la personalizzazione dei servizi Hr. È quanto emerge dall’edizione 2026 della ricerca HR & Payroll Pulse, condotta su un campione di 16.500 lavoratori e 5.936 responsabili Hr in 16 Paesi europei, e dal report Manufacturing Workforce Outlook Italia 2026, che fornisce una panoramica strutturata sulle dinamiche che stanno ridefinendo il manifatturiero italiano. Sono stati realizzati entrambi da SD Worx, principale fornitore europeo di soluzioni Hr e payroll.
In Italia si lavora di più nel fine settimana rispetto al resto d’Europa
Nell’industria manifatturiera italiana la quota di personale che lavora solitamente anche il fine settimana è maggiore rispetto alla media europea, è del 24,5% tra gli operatori di impianti e macchinari (dato Ue: 19%) e del 16% tra gli artigiani e gli operai specializzati (dato Ue: 10%). Proprio tra questi ultimi si raggiungono anche percentuali più elevate di dipendenti impiegati più di 44 ore a settimana, oltre il 6%, mentre in Germania sono meno del 4%.
Una complessità dei turni di lavoro che assume maggiore rilevanza di fronte all’importanza della manifattura sul piano economico italiano: secondo i dati di Confindustria, il settore genera il 15% del prodotto lordo del Paese e il 35% degli investimenti in macchinari e attrezzature, inoltre, investe il 50% della spesa complessiva in ricerca e sviluppo del Paese. Non solo, il manifatturiero occupa più del 25% dei lavoratori privati, contro una media europea del 21% (fonte Eurostat) e rappresenta il 13% del valore aggiunto manufatturiero dell’intera Europa.
In un contesto del genere le risorse umane ricoprono un’importanza fondamentale, e di ciò sembrano essere consapevoli i datori di lavoro delle imprese italiane del settore; infatti, la percentuale di quanti lamentano che l’Hr non è coinvolta abbastanza nella pianificazione del business, il 43%, è significativamente più alta della media europea, 33,5% considerando tutti i comparti.
Work-life balance e flessibilità oraria, le priorità dei dipendenti italiani
Anche per questi motivi le condizioni di lavoro e gli orari sono al centro delle preoccupazioni dei lavoratori della manifattura: un adeguato supporto al work-life balance è tra le priorità per il 47% di loro (dato Ue complessivo: 38%) e supera anche il riconoscimento per la qualità del proprio lavoro.
Se si parla di possibili benefit e premi, il 38% dei dipendenti del settore predilige proprio una maggiore flessibilità di orario contro una media europea del 31%. È ritenuta persino più importante dell’aumento dei giorni di ferie, che è invece al primo posto nella classifica delle richieste nel resto dell’Ue, o della presenza di buoni pasto, il benefit più amato da chi lavora in altre industry.
Ma solo il 17% dei datori di lavoro della manifattura è consapevole delle aspettative dei lavoratori sulla flessibilità: la loro urgenza è la retention e un adeguato turnover dei lavoratori, che interessa al 35% delle imprese mentre nella Ue (se consideriamo tutti i comparti) non si arriva al 24%.
Nella manifattura l’età media cresce più in fretta
Se la retention e l’acquisizione di nuovi talenti sono in cima alle preoccupazioni dei datori di lavoro c’è un motivo, anzi, più di uno. Nella manifattura la forza lavoro invecchia più velocemente rispetto a tutte le altre industrie: tra il 2015 e il 2025 gli operatori di impianti e macchinari con 50 anni o più sono passati dal 29% al 41%, mentre, per esempio, tra chi svolge professioni intellettuali e scientifiche dal 36% al 37%.
L’invecchiamento dei lavoratori si aggiunge alla complessità dei turni e degli orari. Se tra tutti i lavoratori europei la percentuale che afferma che è facile registrare le ore di lavoro senza troppe difficoltà e oneri burocratici è pari al 63%, tra gli addetti italiani della manifattura si scende al 51%. Non solo: tra questi ultimi, a saper leggere facilmente la propria busta paga è solo il 55%, contro il 69% europeo.
L’urgenza della digitalizzazione
Anche per questo, evidentemente, è più sentita la necessità di una maggiore automazione dei processi Hr e di servizi di personalizzazione delle risorse umane, che sono visti tra le maggiori sfide dal 27% dei datori di lavoro della manifattura, un dato più che doppio rispetto a quello medio europeo di tutte le imprese.
Il 31% delle imprese manifatturiere, inoltre, ritiene necessari sistemi di gestione delle performance dei lavoratori, una percentuale molto più alta di quella media Ue, 13%. Del resto, il 52% dei datori di lavoro di queste aziende (solo 37% il dato complessivo europeo) ritiene decisivo, per rendere più efficace la funzione HR, essere fluenti a livello tecnologico e digitale.
Quella tecnologica è una sfida che le industrie italiane stanno affrontando con dedizione: tra il 2020 e il 2025 le aziende ad alto, o molto alto, livello di digitalizzazione sono passate dal 21% al 36%, anche se tanto resta da fare, per esempio nel caso dell’analisi dei dati, così cruciale anche per l’Hr.
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