
Le tensioni sulle risorse energetiche aumentano volatilità e costi, colpendo famiglie e imprese. La dipendenza da petrolio e gas alimenta instabilità e fragilità sistemiche. Accelerare la transizione energetica diventa quindi una leva strategica per ridurre i rischi e alleggerire la pressione sul debito. In un contesto internazionale sempre più instabile, il riarmo globale sta assumendo un peso crescente e allarmante. Non si tratta solo di una dinamica geopolitica, ma di un fenomeno che incide direttamente sull’economia reale, influenzando energia, inflazione, finanza pubblica e stabilità finanziaria. Secondo i dati più recenti del report SIPRI, tra il 2021 e il 2025 il volume globale dei trasferimenti di armi è cresciuto del 9,2%, raggiungendo il livello più alto dell’ultimo decennio. È anche il dato più elevato dal periodo 2011–2015: un segnale che indica come il riarmo stia tornando a essere una componente strutturale dell’economia globale.
Questo cambiamento emerge anche nella struttura del mercato. Cinque paesi – Stati Uniti, Francia, Russia, Germania e Cina – concentrano circa il 70% delle esportazioni globali di armamenti. Gli Stati Uniti rafforzano ulteriormente la propria posizione, arrivando a detenere il 42% del mercato globale e registrando una crescita del 27% rispetto al periodo precedente. È una leadership che riflette anche la crescente dipendenza di molti paesi importatori. Continua a leggere l'articolo qui sul sito di Etica Sgr.
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