Oltre il Superbonus: «Avanti con la riqualificazione edilizia»

Cosa ci lascia il Superbonus: l'esempio di un condominio milanese e i dati di Harley&Dikkinson
February 11, 2026
Oltre il Superbonus: «Avanti con la riqualificazione edilizia»
Quanto è stato utile il Superbonus? La domanda è economica, ma la risposta è politica. Nato nel 2020 in piena pandemia per rilanciare l’edilizia e migliorare il patrimonio immobiliare, il Superbonus incentivava la riqualificazione degli edifici per renderli più sicuri dal punto di vista sismico e più efficienti sul piano energetico. L’ha fatto coprendo il 110% delle spese sostenute. Una scelta discutibile sul piano del controllo dei costi, perché più si spendeva, più lo Stato rimborsava, oltre tutto con la possibilità di cedere il bonus come credito d’imposta, oltre allo sconto in fattura. Inevitabile la lievitazione dei costi e le frodi. Indagini sono in corso in 24 città. Le detrazioni maturate finora (è in corso una richiesta di proroga per le pratiche aperte) ammontano a 129,5 miliardi di euro, a fronte di 124 miliardi di investimenti ammessi. Oltre il 68% è stato speso nei condomini. Il livello di completamento dei lavori è alto (97%, su oltre 500mila edifici); nel 2024, con la fine dell’incentivo, si è avuto un calo del 22% nel recupero abitativo.
«Ci siamo appoggiati a Eni e ad Harley&Dikkinson, una società specializzata nella riqualificazione immobiliare – dichiara Massimo Torri, amministratore di un condominio ex Aler in via Cascina dei prati 21 a Milano, 99 appartamenti più autorimesse, che ha usufruito dell’incentivo – e il Superbonus non ha coperto tutti i costi. Sono state costruite logge e coperture ombreggianti che hanno aumentato di molto la vivibilità in un palazzo dove d’estate si raggiungevano i 50 gradi esterni e che oggi, in inverno, risparmia il 30% di gas per riscaldamento. Il Superbonus ha coperto 2.500 euro ad unità abitativa, ma ogni appartamento ha pagato in più tra 3.000 e 3.500 euro».
«L’intervento di cui parliamo è stato radicale – aggiunge l’architetto Raffaele Marrazzo –; parliamo di una coibentazione su sei facciate, tetto e cantine comprese, di un cappotto, di facciata ventilata, della riqualificazione della centrale termica, di un sistema di telegestione, di un impianto fotovoltaico e batterie di accumulo… Anche se l’utente vede una fattura onnicomprensiva, il conto dei lavori in questi casi è molto articolato e comunque regolato da norme di legge e addirittura da prezziari definiti a livello nazionale, regione e provinciale: naturalmente, il costo finale dipende di tipi di lavori che si fanno, alcuni dei quali hanno un contenuto tecnico e tecnologico che li rende più onerosi di una normale manutenzione straordinaria. Si consideri che in questo caso avevamo una riqualificazione del sistema edificio-impianto; sia l’intervento energetico, serramenti compresi, che quello strutturale sui nodi, per la parte antisismica. Infine è stata creata una struttura esterna che ha permesso di dotare gli appartamenti di logge che ne hanno aumentato la vivibilità e il valore immobiliare». Il condominio, edificato negli anni Ottanta, è passato da classe G a A2.
Interventi come questi hanno portato in Italia a un «salto medio di 4,5 classi energetiche per regione», secondo l’Osservatorio riqualificazione energetica di Humans&Data, che ha analizzato dati di Harley&Dikkinson. Lo studio ha analizzato un campione di 2.177 interventi in Italia. «In totale, sono stati riqualificati 2,4 milioni di metri quadrati, l’equivalente di 336 campi da calcio: questo ha determinato un risparmio di CO₂ pari a 25,16 kg/mq anno e generato un risparmio economico medio stimato di 12,1 euro al metro quadro» recita una nota. Nove interventi su dieci, si legge, nel biennio 2021-2022 derivano dal Superbonus. «Questo slancio non deve cessare, dobbiamo cercare di continuare a riqualificare il nostro patrimonio edilizio nazionale per raggiungere gli obiettivi indicati dall’Europa, ovvero ridurre il consumo di energia degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035», sottolinea Alessandro Ponti, Presidente di Harley&Dikkinson.
Secondo l’Osservatorio, prima del Superbonus tre quarti degli edifici (75,6%) si concentravano nelle classi energetiche più basse e inquinanti, con la classe F che rappresentava da sola quasi un terzo del totale (30,2%), mentre quelle ad alta efficienza (da A1 a A3) erano all’1,4% del campione. Dopo l’intervento, le classi più inefficienti sono quasi scomparse e oltre il 60,2% degli edifici si trovano in una delle quattro sottocategorie della classe A (A1, A2, A3, A4) con il 22,6% in classe A4, seguite dalle classi B (13,8%) e C (13,6%). Secondo questi dati, la riqualificazione ha generato un risparmio medio di 12,1 euro al metro quadro. Gli interventi più comuni sull’intero edificio hanno incluso l’applicazione del cappotto termico (oltre il 96%), l’installazione di impianti fotovoltaici (53%) e senza accumulo (55%), e gli interventi antisismici (48,3%). Per quanto riguarda gli appartamenti, le scelte principali sono state la sostituzione degli infissi (84,6%) e della caldaia (72,4%). L’installazione di schermature solari ha rappresentato la terza scelta (con il 41%), mentre il 37,6% ha optato per l’impianto fotovoltaico.

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