Oltre: attraversare il cambiamento

di Simona Sinesi
Dal TEDx a Palazzo Farnese agli sguardi di scienza, giornalismo, innovazione, cura e cultura, il filo comune è attraversare la complessità senza subirla, distinguendo ciò che va trasformato da ciò che merita di essere custodito.
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May 19, 2026
Oltre: attraversare il cambiamento
Ci sono parole che, a forza di essere usate, rischiano di perdere peso. “Cambiamento” è una di queste. La pronunciamo come se si trattasse di una parola neutra, una direzione inevitabile, un orizzonte generale. Il cambiamento però non resta mai astratto: tocca persone, istituzioni, comunità. Chiede scelte, sposta equilibri, costringe a rivedere ciò che davamo per duraturo nel tempo.
È da questa esigenza che nasce questa rubrica, Connecting the Dots: provare a connettere i punti, per cercare relazioni tra mondi apparentemente lontani. Perché spesso i fatti, presi da soli, informano; messi in relazione, aiutano a comprendere. A volte basta cambiare prospettiva, avvicinare linguaggi diversi, per far sì che un interrogativo nato in un campo faccia luce su un problema emerso altrove.
Connettere i punti è esattamente lo stesso approccio che porto negli eventi TEDx che organizzo e, in particolare, in quello che avrà luogo all’Ambasciata di Francia in Italia, a Palazzo Farnese, a Roma: per la prima volta nella storia, un TEDx sarà ospitato all’interno di un’ambasciata, perché mettere in dialogo mondi e prospettive diverse significa provare a leggere il cambiamento come responsabilità collettiva. Proprio per questo ho scelto il titolo “Oltre”: non una fuga in avanti, ma un invito ad attraversare il presente con più lucidità.
Il cambiamento è la condizione ordinaria del nostro tempo. La tecnologia accelera. Le disuguaglianze si trasformano. Le guerre ridisegnano equilibri. La crisi climatica entra nella vita quotidiana. Il lavoro cambia linguaggio e competenze.
Centrale è la capacità di discernere. Perché il cambiamento ha bisogno di una direzione. Anche una società più fragile cambia. Anche l’economia più diseguale cambia. Anche la tecnologia che riduce l’umano a prestazione cambia. La questione è se ciò che cambia amplia libertà, cura, giustizia e consapevolezza oppure produce solo velocità senza direzione.
Temere il cambiamento paralizza. Celebrarlo senza domande impoverisce il pensiero. Da una parte c’è la retorica dell’innovazione come valore in sé, dall’altra la nostalgia della conservazione. In mezzo c’è una via più difficile: quella di attraversare il cambiamento, restando dentro la complessità senza subirla. Significa distinguere tra ciò che va custodito e ciò che va trasformato. Significa accettare che il futuro si costruisce dentro l’incertezza, assumendo decisioni parziali, responsabili, mai del tutto garantite. È un esercizio di attenzione prima ancora che di azione: richiede di comprendere cosa sta cambiando davvero e cosa, invece, merita di essere protetto proprio mentre tutto cambia.
Per questo servono sguardi diversi, capaci di leggere il cambiamento da prospettive lontane e insieme complementari. La fisica di Alain Aspect, Premio Nobel per la Fisica 2022, apre una riflessione sul modo in cui osserviamo la realtà e sulle conseguenze profonde delle
scoperte scientifiche. Il giornalismo di Enrico Mentana, Francesco Giorgino, Mario Calabresi, Tonia Cartolano e Barbara Gallavotti porta dentro il racconto pubblico la responsabilità di interpretare un presente sempre più complesso. Jean-Martin Bauer attraversa il tema della sicurezza alimentare e delle disuguaglianze globali, mentre Navi Radjou invita a ripensare innovazione, risorse e valore attraverso la logica della frugalità. Ann Hiatt guarda alla leadership nei sistemi in trasformazione; Franco Locatelli richiama il rapporto tra ricerca, cura e decisioni pubbliche. Barnaba Fornasetti, in dialogo con Stefano Salis, mostra come memoria, immaginazione e linguaggi visivi possano continuare a generare futuro. Elettra Wiedemann porta infine il cambiamento nella dimensione interiore, ricordando che attraversare il cambiamento significa anche ritrovare presenza, equilibrio e consapevolezza dentro ciò che muta.
Collegare i punti aiuta ad attraversare la complessità senza semplificarla, a costruire una comprensione più ampia e a non perdere il senso di ciò che vogliamo custodire, trasformare, costruire. Con lucidità, responsabilità e capacità di guardare oltre.

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