Cultura sopra le barriere
Dalla tradizione familiare dei gesti concreti all’apertura di una biblioteca aziendale collegata al sistema bibliotecario milanese, il Gruppo Bracco propone la cultura come bene comune e come risposta all’economia predatoria

Questa è una di quelle storie d’impresa da scrivere sottovoce, usando le parole anziché i numeri. Difficile da credere, ma sono sicuro che non dispiacerà ai diretti interessati. Spero mi si perdoni comunque qualche dato, perché anche quando è civile, soprattutto quando è civile, l’economia deve riuscire a far tornare i conti. Siamo nell’industria farmaceutica, parliamo di una multinazionale italiana che arriva a quasi due miliardi di fatturato e muove circa tremilaottocento dipendenti nel mondo. Mi fermerei qui con i numeri, le battute a disposizione non sono moltissime e preferisco usarle per riportare le parole di chi la guida: «Le aziende non valgono nulla se non investono sulle persone, dentro e fuori le mura degli uffici e degli stabilimenti».
A leggerla così sembra prelevata dall’ennesimo documento di welfare aziendale che spaccia buoni pasto, biliardini e tavoli da ping pong per promuovere la propria sensibilità al benessere delle persone. Ma qui non siamo di fronte a un Happiness Manager (sic), perché chi parla è alla guida da tre generazioni, porta il cognome del fondatore e si fa promotrice di una sensibilità imprenditoriale ereditata insieme a tutto il resto. Basti dire che il nonno continuò a pagare gli stipendi dei suoi operai sotto le armi durante la Seconda guerra mondiale, mentre gli stabilimenti crollavano sotto le bombe. L’imprenditoria civile è un tratto della personalità, un patrimonio genetico che non ha bisogno di proclami pubblicitari. Si racconta per fatti concludenti e attraverso il pensiero lucido di chi ne è testimone: «Pensando a valori condivisi, c’è un pilastro fondamentale per la nostra comunità: è la cultura, il primo motore di ogni impresa umana. La cultura ci aiuta a trovare dei linguaggi comuni per superare barriere, stereotipi e differenze reciproche. Ci aiuta a ricordare il passato e a immaginare il futuro. E ci aiuta infine a riconoscere la bellezza, che ora più che mai, nonostante i dubbi di tanti, potrebbe ancora salvare il mondo». Queste parole accolgono le persone che attraversano l’archivio storico ed entrano nella biblioteca aziendale. Sono le parole di Diana Bracco, alla guida del Gruppo insieme al nipote Fulvio Renoldi Bracco. La biblioteca aziendale è la prima in Italia direttamente collegata al Sistema Informatico della rete bibliotecaria cittadina. È stata inaugurata qualche settimana fa, siamo a Milano, nella periferia di Lambrate, dove tra i fornitori è finito anche un edicolante che periodicamente anima un gruppo di lettura aziendale per dipendenti. È bello sapere che c’è ancora chi crede nella cultura come valore d’impresa, sostenendo il benessere aziendale anche attraverso le pagine dei libri – «ora più che mai», per dirla con le parole di Diana Bracco – ora che proprio la cultura sembra essere l’ultimo anticorpo a disposizione per contrastare il virus dell’economia rapace e dell’indifferenza.
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