Cerreto d'Esi si solleva contro gli esuberi annunciati da Electrolux: «No alle chiusure»

di Marco Benedettelli, Cerreto d'Esi (Ancona)
Circa mille lavoratori dell’azienda provenienti da altre regioni italiane hanno protestato per i 1.450 posti tagliati dalla multinazionale svedese su scala nazionale. «La situazione è drammatica»
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September 15, 2026
Cerreto d'Esi si solleva contro gli esuberi annunciati da Electrolux: «No alle chiusure»
Il corteo dei lavoratori di Electrolux a Cerreto d'Esi / ANSA
Alle spalle dell’assembramento, tra le bandiere colorate dei sindacati, il palazzo storico del Municipio è ancora avvolto dalle impalcature per il terremoto del 2016. Di fianco, gli stand della Sagra dell’Uva, la più celebrata del paese, sembrano l’ultimo baluardo di una spensieratezza che cerca di resistere. Poi il corteo si è mosso a metà mattina verso la fabbrica, a poche centinaia di metri, lungo una strada dove il silenzio è quello dei negozi sempre più chiusi.
È qui, nel cuore del Centro Italia, che lavoratrici e lavoratori Electrolux sono arrivati dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Romagna, dal Friuli-Venezia Giulia e dalle Marche – otto i pullman – per dire no al piano industriale della multinazionale svedese, che proprio a Cerreto d’Esi ha annunciato la chiusura dell’impianto di cappe aspiranti da cucina. Circa 170 gli esuberi previsti da gennaio, parte dei 1.450 su scala nazionale. Qui, nell’entroterra fabrianese, il modello produttivo marchigiano, con il comparto del bianco e dell’elettrodomestico, è cresciuto nel sogno di una fusione tra vita nel borgo e forza industriale, ma oggi è sempre più impotente di fronte a decisioni prese altrove. Un territorio dove la povertà avanza, con le crisi di Indelfab, Elica e Fedrigoni, solo per restare a questo decennio.
Nella fabbrica di Cerreto d’Esi gli operai che tra dodici settimane rischiano di non avere più lavoro arrivano dai paesi nel raggio di 30 chilometri. Molte sono donne, tanti hanno più di 50 anni: personale formato per una produzione di alta gamma, specializzata, quasi artigianale. La preoccupazione della giunta comunale è alta anche per il disagio sociale in arrivo, che si teme a cascata. «Se cresce la disoccupazione aumenta l’abbandono scolastico. I servizi sociali non riescono a coprire tutto. C’è la Caritas che argina la povertà crescente, ma bisogna guardare a piani di medio periodo per l’occupazione», dice l’assessore ai servizi sociali Michela Bellomaria, anche lei con un passato di lavoro nelle filiere produttive. «Nelle Marche ci sono circa mille multinazionali, grandi e piccole, che rappresentano un quarto della produzione regionale e occupazione di qualità. Quello che sta succedendo qui, con Electrolux, è la puntata di una serie già vista e il futuro potrebbe essere peggiore. È fondamentale capire che rapporto e che futuro immaginiamo», spiega Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche.
Poco distanti, i lavoratori dello stabilimento di Porcia raccontano: «Da noi gli esuberi in arrivo sono circa 600, senza un piano industriale la situazione è davvero drammatica. Diciamo no ai licenziamenti e no alla chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi». Andres, delegato Fim Electrolux Solaro, è amareggiato: «Siamo arrivati dalla Lombardia per sostenere una situazione più drammatica della nostra. Nel nostro stabilimento, dall’inizio della vertenza, siamo arrivati a novanta esuberi. Intanto ci hanno chiesto un aumento della cadenza produttiva sulle linee di montaggio senza inserimento di personale: significa accrescere del 100 per cento la fatica».
Un ragionamento che dal palco torna nelle parole del segretario nazionale Uilm Gianluca Ficco: «Oggi abbiamo circa mille persone in piazza, migliaia di colleghi che scioperano in tutta Italia. C’è rabbia e dissenso. Nell’ultimo incontro i vertici Electrolux ci chiedono di aumentare la produttività, rivedere il CBAM e ridurre i costi dell’energia. Ma se hanno già deciso di licenziare, che ce lo dicano. Non possiamo far sprecare altro denaro ai contribuenti».
A chiudere il corteo, la politica. Appendino per il Movimento 5 Stelle, Fratoianni per AVS, arrivati da Roma, insieme al presidente della Regione Francesco Acquaroli, agli assessori della sua giunta e ai consiglieri di opposizione. Per stare concretamente al fianco dei lavoratori, il Consiglio regionale previsto per ieri è stato rinviato. «Lotteremo fino all’ultimo», hanno scandito al corteo davanti allo stabilimento Electrolux silenzioso. «Non lasciateci soli. La mobilitazione deve essere nazionale. È capitato a noi, ma siamo le vittime di un sistema economico indifferente alla sofferenza delle comunità che coinvolge tanta parte della nostra produzione».

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