Leone XIV: «La remigrazione non è la risposta più cristiana»
Rispondendo alle domande dei giornalisti fuori da Villa Barberini, il Papa ha ribadito la sua posizione sull'accoglienza dei migranti. Poi è tornato sull'accordo di pace tra Usa e Iran e sulle annunciate ordinazioni episcopali dei Lefebvriani.

Quella della remigrazione «non mi sembra una risposta cristiana», ha detto il Pontefice uscendo da Castel Gandolfo e rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul tema. «Semplicemente dire: "questo migrante lo mandiamo via", - ha aggiunto - è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra diciamo una risposta cristiana».
Il Papa, poi, ha espresso la sua gratitudine per l'accordo tra Stati Uniti e Iran che potrebbe mettere fine alla guerra. «Grazie a Dio c'è almeno questo memorandum che sembra che firmeranno ufficialmente venerdì», ha sottolineato. Anche se «stanno dicendo ci saranno ancora diversi punti da stabilire», ha aggiunto, «è sempre meglio farlo con il dialogo, con la negoziazione, non tornando alla guerra, quindi auguro che sia veramente una soluzione alla guerra». Ha colto l'occasione anche per inviare il suo "messaggio" al G7, in corso ad Evian, in Francia, fino a domani. A loro ha raccomandato soprattutto «di eliminare le armi nucleari» e «cercare il bene di tutti i popoli, cercare come risolvere i problemi anche a livello economico, sociale, che sono stati creati» dalla guerra.
Riguardo alla complessa vicenda delle nuove ordinazioni episcopali, previste per il prossimo primo luglio dai tradizionalisti lefebvriani senza mandato papale, Leone XIV ha annunciato di stare «considerando un nuovo appello» per chiedere di non farlo. Alla Fraternità sacerdotale San Pio X il Papa tornerebbe a chiedere l'impegno di «vivere la comunione nella Chiesa», anche se «è la loro scelta», ha proseguito. «Bisogna rendersi conto di ciò che significa per loro e per la Chiesa, - ha aggiunto ancora il Pontefice - certamente la divisione fra i cristiani è sempre dolorosa». I seguaci dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, scomunicato da Giovanni Paolo II nel 1988 in seguito alla sua decisione di consacrare quattro vescovi senza mandato papale, «rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa», cominciando da «diversi punti del Concilio Vaticano II». «Questo mi dispiace però noi dobbiamo andare avanti», ha concluso.
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