La rotta di papa Leone XIV: ogni anno un Concistoro con tutti i cardinali a Roma
di Giacomo Gambassi, Roma
Chiuso il primo Concistoro straordinario del pontificato. Nuovo incontro con i porporati già a giugno. Parlano i cardinali intervenuti. Il Pontefice: «La situazione del mondo
ci richiede una risposta urgente. Preoccupano guerre e violenze»

Il Papa che «si presenta con un quaderno in mano e prende appunti». Il cardinale Pablo Virgilio Siongco David, vescovo di Kalookan nelle Filippine, racconta davanti alla stampa Leone XIV durante il primo Concistoro straordinario del suo pontificato. Riunione dei cardinali di tutto il mondo «in continuità con le richieste delle Congregazioni generali» che hanno preceduto il Conclave e con le indicazioni scaturite nei giorni successivi alla sua elezione, ha spiegato lo stesso Pontefice nell’intervento conclusivo delle due giornate di confronto tenutesi ieri e oggi. Appuntamento voluto dal «Papa per ascoltarci», spiega il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá in Colombia, durante il briefing serale nella Sala Stampa vaticana. E appuntamento per «conoscerci perché noi cardinali veniamo da parti diverse del mondo e siamo chiamati ad aiutare il successore di Pietro», aggiunge il cardinale Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg in Sud Africa. Ecco quindi l’annuncio di Leone XIV al termine dei lavori: lo “strumento” del Concistoro sarà prassi del pontificato. Il Papa ha già dato appuntamento ai porporati «per due giorni nella prossimità della solennità dei Santi Pietro e Paolo, patroni di Roma», fa sapere il “portavoce” Matteo Bruni. Probabilmente il 27 e 29 giugno. Due Concistori per il 2026: brevi stavolta. Mentre dal 2027 l’incontro si svolgerà una volta all’anno e sarà più lungo: di almeno «tre o quattro giorni», dice Bruni. Il Concistoro per consigliare il Pontefice nella sua azione di governo e per «camminare e discernere insieme», come ha spiegato lo stesso Papa, diventa cifra del ministero petrino targato Prevost. «La decisione di proseguire su questa strada è molto importante», commenta il cardinale Brislin.
Rivista la struttura del Concistoro: accanto ai momenti assembleari, si sono aggiunti i lavori di gruppo. «Una metodologia per conoscerci meglio», ha detto Leone XIV. E nel segno della «sinodalità per crescere nelle relazioni», ha precisato. Formula apprezzata, fa sapere il cardinale Pablo Virgilio Siongco David. «Ci siamo sentiti a nostro agio. I tavoli hanno dato a tutti la possibilità di esprimersi. È stato il primo Concistoro con uno stile sinodale». Anche se Brislin ammette che «c’erano preoccupazioni sui tavoli di lavoro ma tutto ciò ha funzionato grazie a come tutto è stato organizzato».
«La situazione del mondo richiede risposte urgenti da parte della Chiesa», ha affermato il Pontefice. E ha ringraziato i cardinali per la «partecipazione» e il «sostegno», compresi quelli più anziani. Nelle riflessioni conclusive ha descritto il Concistoro «in continuità con il cammino del Concilio Vaticano II» che è la base della «conversione della Chiesa». E ha confermato l’Assemblea sinodale del 2028 “approvata” da papa Francesco nelle sue ultime settimane. Due i temi affrontati dai cardinali: “Sinodo e sinodalità” ed “Evangelizzazione e missionarietà nella Chiesa nella lettura di Evangelii gaudium”. Argomenti scelti a netta maggioranza dalle stesse berrette all’inizio dei lavori, sui quattro che aveva suggerito il Papa. Gli altri due erano liturgia e Curia Romana. «Non saranno dimenticati», ha assicurato Leone XIV. E ha ribadito la sua «preoccupazione per le situazioni di sofferenza, guerre e violenze che affliggono anche tante Chiese locali».
Due giornate intense. Come quella di oggi iniziata alle 7.30 del mattino con la Messa nella Basilica Vaticana e conclusa dopo le 19. «Ci sentiamo come cellulari con la batteria un po’ scarica», sorride il cardinale Luis José Rueda Aparicio. Il Concistoro è arrivato al termine dell’Anno Santo della speranza. «Il Papa ha avuto un’agenda piena nel Giubileo– sottolinea Siongco David –. Non ha avuto il tempo di scrivere un documento programmatico: ce lo aspettiamo, anche se non siamo in grado di dire che cosa accadrà».
Il binomio Sinodo-sinodalità ha interessato la prima parte della giornata di oggi. Dai gruppi, riferisce Bruni, è emerso che la «sinodalità è ancora nella sua infanzia», che serve «approfondire la spiritualità dell’ascolto», che «non si modifica la struttura gerarchica della Chiesa ma si aggiunge la corresponsabilità di tutti i fedeli». E nei dieci interventi liberi si è parlato del ruolo delle Chiese locali e del coinvolgimento dei laici. «Nessuna critica a papa Francesco ma la necessità di approfondire alcuni aspetti di questo tema», spiega in Sala Stampa il cardinale David. Guardando all’eredità di Evangelii gaudium, osserva Bruni, i porporati hanno ribadito la «freschezza del documento», l’urgenza di «coinvolgere tutti i cristiani in uscita», il bisogno di non puntare solo sulla «dottrina fredda». E nei quindici interventi liberi è stato ribadito come «l’evangelizzazione sia il primo compito», come occorra «rispondere alla sete spirituale con parole che le persone capiscono» e come sia sempre da evitare che «il linguaggio della fede sia trascinato nella sfera della politica».
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