Il "per sempre", il rinnovamento della Chiesa, Francesco: cosa ha detto il Papa ai giovani ad Assisi
di Agnese Palmucci, inviata ad Assisi
Karolina, dalla Croazia, Giovanni da Bologna, Luigi dalla Sicilia: sono loro a interpellare papa Leone XIV giunto ad Assisi questa mattina per il "GO! Franciscan Youth Meeting 2026". nell'omelia: «La nostra vita può riparare il mondo»

Quando esce dalla Porziuncola, alla fine della Messa, gli occhi sono lucidi. Resta fermo, Leone XVI, dietro l’altare mentre i giovani francescani da tutta Europa applaudono e cantano per lui. È la prima volta nella storia che un Papa celebra l’Eucarestia davanti alla piccola chiesa dove a san Francesco fu concesso da Dio il Perdono di Assisi, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli. A qualche metro dalla cappella del Transito, il luogo dove il “Poverello” scelse di morire, ottocento anni fa. «Qui tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo», ha detto Leone XIV iniziando la sua omelia, nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Trasfigurazione di Gesù. «Qui è iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani» che «hanno accolto il Vangelo sine glossa, noi diremmo: senza sconti». Tra gli eventi del programma dei festeggiamenti per l’VIII centenario della morte di san Francesco, il Pontefice ha scelto proprio l’incontro con i giovani. Dal 3 al 6 agosto, infatti, Assisi ha ospitato circa 2500 ragazzi per l’incontro internazionale della gioventù francescana “GO! Franciscan Youth Meeting 2026”.
La spiritualità francescana, ha aggiunto il Papa rivolto ai presenti, «nella quale siete stati formati» è «tra le più attente a riparare i rapporti fondamentali con Dio e con tutte le sue creature». La ragione per cui san Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, «ci attrae ancora», risiede «nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù». Poi ha esortato i giovani ad accorgersi che «oggi l’Europa e il mondo intero cercano» in loro «nuovi santi»: «Osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà!». Al centro del meeting francescano c’è stata la missionarietà, tra momenti di festa, di preghiera, laboratori e condivisione. «Il titolo del vostro incontro “Go!” è una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perché si aprono ascoltando il cuore, obbedendo allo Spirito, seguendo il Risorto dove ha voluto precederci. Go! Andate! Meglio ancora: andiamo! Let’s go!». E la direzione di questo andare è chiara: «Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio», sempre tenendo gli occhi fissi sulle ferite degli uomini e dei più poveri.
Sottrarsi alla «cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani», ha sottolineato il Pontefice pensando ai tanti nazionalismi, «non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera». In Basilica i giovani pregano, cantano, ascoltano la Parola e le parole di Leone XIV, accanto a tanti frati e suore francescane. «Votatevi, cari giovani, alla civiltà dell’amore - ha concluso lanciando un forte appello -. Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità, gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera, attualizzando in modi diversi la visione di Francesco». Prima della benedizione finale, poi, il saluto commosso di un giovane delle comunità francescane, Francesco: «Le chiediamo un dono: non si dimentichi di pregare per noi, perché la nostra giovinezza sia una vita donata».
La giornata del Papa ad Assisi è iniziata stamattina presto, con l’arrivo in elicottero accanto a Santa Maria degli Angeli, dove è stato accolto dall’arcivescovo-vescovo di Assisi, Felice Accrocca, da Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Stefania Proietti, presidente della Regione Umbria, Francesco Zito, prefetto di Perugia, Valter Stoppini, sindaco di Assisi e Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia. Al Convento, poi, ha incontrato i ministri generali degli ordini francescani, fra Massimo Fusarelli, dei Frati minori, fra Carlos Alberto Trovarelli, dei Frati minori conventuali e Fra Roberto Genuin, dei Frati minori cappuccini.
Ad attenderlo in festa nella piazza davanti alla Basilica, invece, c’erano i giovani, con le magliette colorate, le chitarre e gli zainetti dell’evento. Quasi una piccola Giornata mondiale della gioventù francescana. Prima della Messa, infatti, il Papa ha incontrato i ragazzi all’esterno della chiesa, mentre gli altri lo attendevano all’interno per la celebrazione, e ha risposto a tre domande. A Karolina, da Zagabria, che gli ha chiesto come rimanere autentici discepoli di Cristo e portare speranza ai coetanei, Leone XIV «ha spiegato che ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità». Il Papa ha ricordato come la presenza francescana abbia saputo ispirare per secoli, in una regione che ha conosciuto decenni di guerra, «il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani».
Giovanni da Bologna, invece, ha chiesto al Pontefice come poter dire al Signore «un sì pieno, coraggioso», senza paura. In un contesto storico come quello di oggi, ha risposto il Papa, «il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario. Decidere per sempre non ci rinchiude in una gabbia, ma ci apre a un dinamismo più grande». Amare, ha aggiunto, «è un esodo, una strada da scoprire, un cammino che Dio percorre con noi, e questo è il vero senso di ogni vocazione». Poi ha raccontato come nella sua esperienza il Signore non l’abbia mai lasciato solo: «Mi ha sempre accompagnato, donandomi anche delle persone con le quali camminare. Così, nella vocazione ad essere sacerdote, membro della comunità agostiniana, missionario, ho trovato come una luce che mi ha guidato fino ad oggi, fino a quando ho dovuto dire “sì” a una chiamata tutta speciale: quella ad essere Papa».
Rispondendo a Luigi, dalla Sicilia, che ha chiesto come mai sia difficile oggi «vedere la Chiesa come una Madre, che, anche con le sue ferite, è sempre pronta ad accoglierci e ad amarci», il Pontefice ha ringraziato per una domanda quantomai «attuale». Solo poco più di un mese fa, ad esempio, la Fraternità San Pio X ha consacrato vescovi senza mandato papale, incorrendo in una scomunica latae sententiae. «Molte persone nella storia, e anche oggi, non hanno potuto fare esperienza della Chiesa, come Gesù Cristo vuole che sia - ha sottolineato il Papa -. Questo fa soffrire, lascia ferite e delusioni e per qualcuno può diventare persino di impedimento a credere». Nel Vangelo, ha proseguito, «Gesù mette in guardia da questo tipo di inciampo, cioè dallo scandalo che i suoi discepoli possono procurare ad altri, specialmente ai piccoli e ai poveri». Il desiderio di Cristo, infatti, «è di radunare un popolo, in cui sia superato quello che in genere divide gli esseri umani. Attorno a Gesù diventano fratelli e sorelle uomini e donne che altrimenti non si sarebbero mai incontrati o frequentati». Esistono diverse responsabilità e vocazioni, «ma camminiamo insieme, ispirandoci, aiutandoci e correggendoci a vicenda», ha concluso.
Prima di entrare in Basilica per la Messa, poi, Leone XIV ha incontrato la comunità francescana. Sugli schermi in chiesa scorrevano le immagini dei saluti del Pontefice con i frati. Qualcuno è già convinto che Leone XIV tornerà alla Porziuncola il 3 ottobre prossimo, nel giorno in cui si celebra la salita al Cielo di san Francesco d’Assisi.
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