Il Papa in Argentina e il decalogo del “buon governo” per il presidente liberista Milei

di Giacomo Gambassi, inviato a Buenos Aires
Leone XIV arriva a Buenos Aires. Sui passi di papa Francesco la seconda tappa del viaggio in Sud America. Migliaia in strada. Nell’incontro con le autorità l’invito a «custodire la democrazia», a «riconoscere i limiti del potere», a proteggere i più fragili, i giovani, il lavoro, l’istruzione, l’ambiente. «L’economia sia a servizio della persona». La pace, urgenza politica
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November 8, 2026
Il Papa in Argentina e il decalogo del “buon governo” per il presidente liberista Milei
Leone XIV con il presidente dell'Argentina, Javier Milei, appena dopo l'arrivo del Papa a Buenos Aires / ANSA
Tre giorni di festa. Li ha proclamati in Argentina il presidente Javier Milei per accogliere Leone XIV. Segno di attenzione a un Papa che torna nel Paese dopo trentanove anni e per di più sui passi di un Pontefice argentino, Francesco. Ma anche gesto di distensione nei confronti della Chiesa che più volte ha preso le distanze dalle sue politiche ultraliberiste. Milei lo ha voluto qui, lo ha invitato con calore. Leone XIV ha accolto la proposta arrivata anche dall’episcopato nazionale. E nel tardo pomeriggio atterra a Buenos Aires dall’Uruguay, per la seconda tappa del suo viaggio di dodici giorni in Sud America. Città bloccata da migliaia di persone scese per strada: non per contestare il governo come accade sempre più spesso, ma per abbracciare in Papa. A testimonianza della fede radicata nel Paese ma anche delle attese che un’intera nazione ripone in Leone XIV.
La folla lungo le strade di Buenos Aires attende il passaggio di Leone XIV / AFP
La folla lungo le strade di Buenos Aires attende il passaggio di Leone XIV / AFP
Come vogliono i programmi delle visite internazionali, l’esordio è con il capo dello Stato. Qui nella Casa Rosada, il palazzo di Plaza de Mayo da cui sono passati gli ultimi 150 anni della storia argentina: dal monologo di Juan Perón del 1945 con cui aveva lanciato il movimento peronista al colpo di Stato del 1976 che avrebbe aperto le porte alla dittatura militare durata sette anni. Tutti sanno che la presenza del Papa è a rischio strumentalizzazioni e può venire usata come passerella del potere. Leone XIV fa dell’incontro con le autorità nel Palacio Libertad, che segue il colloquio a porte chiuse con Milei, un “pulpito” per tracciare il decalogo del “buon governo”. Proprio di fronte al controverso leader populista. Non ingerenza, ma volontà della Chiesa di offrire a chi ricopre cariche pubbliche «una parola ispirata al Vangelo e volta a tutelare la dignità di ogni persona, la concordia e il bene comune», ricorda il Papa nel suo intervento. Difesa del sistema democratico, rispetto dell’avversario, tutela del lavoro, dei più fragili, dell’istruzione, dell’ambiente, lotta al malaffare, impegno per la pace sono alcuni dei punti che Leone XIV indica e che stridono con l’impronta del “presidentissimo” di estrema destra. «La democrazia appartiene all’eredità che va custodita», spiega subito il Pontefice. E aggiunge che «si rafforza anche nel modo quotidiano di agire nella vita pubblica: nella disponibilità ad ascoltare, nell’attenzione alle parole, nella paziente ricerca di intese e nella capacità di riconoscere in chi la pensa diversamente un connazionale con cui si condivide lo stesso destino». Come le folle che protestano in tutto il Paese contro i provvedimenti di Milei. 
La folla lungo le strade di Buenos Aires saluta Leone XIV appena arrivato in Argentina / AFP
La folla lungo le strade di Buenos Aires saluta Leone XIV appena arrivato in Argentina / AFP
Il Papa tiene a ribadire che «l’autorità raggiunge il suo significato più alto quando viene esercitata come servizio, quando sa guardare oltre l’immediato e quando impiega le proprie capacità nella cura di ciò che appartiene a tutti». Quindi avverte: «Chi la esercita ha anche il dovere di agire con prudenza, di riconoscere i limiti del potere che gli è stato affidato e di orientare le proprie decisioni verso il bene di tutta la comunità». Non l’approccio di un leader che ha allargato la forbice del divario sociale con austerità, privatizzazioni, stretta sulla spesa pubblica e sui sussidi (compresi quelli per disabili e anziani). 
L'intervento di Leone XIV all'incontro con le autorità dell'Argentina. Al suo fianco il presidente Milei / ANSA
L'intervento di Leone XIV all'incontro con le autorità dell'Argentina. Al suo fianco il presidente Milei / ANSA
Più volte il Papa viene interrotto dagli applausi. E strappa un’ovazione quando ammonisce: «L’economia deve essere al servizio della persona, e non la persona al servizio dell’economia». Poi invita a «favorire» il «lavoro» e a permettere che «la crescita raggiunga anche coloro che incontrano maggiori difficoltà: penso, in particolare, alle famiglie che portano sulle spalle il peso dell’incertezza, a chi cerca lavoro, agli anziani, che per anni hanno contribuito a costruire la società». Nel discorso il Papa risponde a chi si dichiara paladino dell’etica e della morale ma dimentica la dimensione sociale. «Quale posto occupano, nelle nostre decisioni, coloro che devono ancora nascere? Prima di chiederci quale mondo lasceremo loro, dobbiamo riconoscere la loro dignità. La nostra responsabilità verso le generazioni future inizia con l’accogliere la vita fin dai suoi primi istanti, e custodirla fino al suo termine naturale. La stessa dignità richiede un’attenzione particolare in caso di malattia, dipendenza e disabilità. Anche in questi casi è nostro dovere prenderci cura, alleviare la sofferenza, accompagnare e far sentire a ogni persona che la sua vita conserva sempre un valore».
L'arrivo di papa Leone XIV in Argentina / AFP
L'arrivo di papa Leone XIV in Argentina / AFP
A chi guida gli Stati ripete di «riporre fiducia» nei giovani e di garantire loro «una formazione che permetta di scoprire i propri talenti»: invece il pianeta dell’istruzione argentino è finito nella morsa dei tagli. Poi boccia la fuga delle nuove generazioni all’estero: «Una nazione deve chiedersi seriamente dove ha sbagliato quando i suoi giovani sono costretti ad abbandonare la loro terra per realizzare i propri sogni». Paradosso della storia per l'Argentina: da terra promessa dei migranti a Paese da lasciare. Ancora: la «cura della terra», come la definisce il Papa. «Un’ecologia autenticamente umana sa unire la cura del creato a quella delle persone, facendo in modo che lo sfruttamento delle risorse contribuisca al benessere delle comunità e preservi le condizioni che rendono possibile la vita e il lavoro nei loro territori». Di fatto un “no” alla speculazione sui beni naturali che il presidente sostiene. Leone XIV torna a condannare la corruzione che «erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni» e sollecita un intervento congiunto contro «la criminalità organizzata, le reti della tratta di esseri umani, il traffico di armi e di droga» che «minano la convivenza, alimentano la violenza e sottraggono risorse necessarie al bene comune».
Papa Leone XIV salutato dalla folla davanti alla nunziatura apostolica di Buenos Aires dove alloggia durante le sue giornate in Argentina / REUTERS
Papa Leone XIV salutato dalla folla davanti alla nunziatura apostolica di Buenos Aires dove alloggia durante le sue giornate in Argentina / REUTERS
Accanto al Papa, Milei difende la sua politica e la giustifica con «la fede da cui ci viene la responsabilità di governare per il bene comune». Cita l’Esodo per rivendicare i principi della «proprietà» e della «libertà» e, ispirandosi al Vangelo, annuncia di voler «costruire un’Argentina fondata sulla roccia». Leone XIV invoca il «servizio alla pace» della politica. «Gli interessi legittimi di ogni nazione devono essere difesi attraverso il dialogo, il rispetto del diritto e la ricerca costante di accordi», dichiara. E chiama l’Argentina a «preservare questa volontà di dialogo». La Chiesa è pronta a «cooperare», fa sapere. E rende omaggio al suo predecessore che «ha portato con sé, nella memoria e nel cuore, i luoghi, le persone e la fede che qui ha ricevuto. Oggi, succedendogli nel ministero petrino, percorro in un certo senso la strada inversa e vengo nella patria dove papa Francesco ha iniziato il cammino». È tempo di ricostruire l’«unità nazionale», incoraggia il Pontefice citando la Costituzione. Nei muri della capitale centinaia di manifesti anonimi che danno il benvenuto al Papa hanno già trovato il federatore dell’Argentina: «Finalmente un Leone che unisce», si legge. Non il “leone” Milei, come il presidente ama descriversi, che ha lacerato la società.

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