Lotta al cambiamento climatico: Italia in ritardo su troppi fronti

Emissioni e decarbonizzazione i tasti dolenti secondo il rapporto di Italy for Climate. «Auto elettriche e pompe di calore poco diffuse»
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November 8, 2026
Lotta al cambiamento climatico: Italia in ritardo su troppi fronti
Tutto pronto per l'inizio della Cop31 in Turchia, ad Antalya/ REUTERS
«Quest’anno purtroppo la fotografia sui trend del clima e del cambiamento climatico in Italia ha i colori del grigio un po’ più scuri». Alla vigilia dell’avvio della Cop 31 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, il principale appuntamento internazionale dedicato ai negoziati sul clima in agenda da domani a Antalya (Turchia), il referente scientifico di Italy for Climate - il centro studi su transizione energetica e clima della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile - Andrea Barbabella fa il punto sul Belpaese. «Intanto registriamo un rialzo delle emissioni – aggiunge – eppoi un altro fatto che non ci rende allegri è che le fonti rinnovabili che finalmente da quattro anni a questa parte, dal 2022 diciamo erano tornate a crescere, nel 2025 hanno avuto una brusca frenata». Non certo una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE con un +7,2 GW di potenza installata in tutto il 2025, la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW.
È questo il quadro che emerge dalla settima edizione dei 10 Key Trend sul clima, il rapporto annuale con cui Italy for Climate raccoglie e analizza i principali dati energetici e climatici dell’anno appena concluso per offrire uno sguardo complessivo sul percorso italiano verso la transizione, dalle sfide irrisolte agli obiettivi già raggiunti.
E se le emissioni di gas serra hanno registrato un +0,2% , in lieve crescita secondo le stime di Ispra, la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente con 13,6 °C di temperatura media registrata secondo i dati dello European Severe Weather Database e gli eventi estremi sono oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente, l’Italia resta comunque un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica.
Però non tutto è perso. «C’è un dato positivo che è quello dell’industria – aggiunge Barbabella – in Italia abbiamo una dei settori industriali più elettrificati d’Europa e infatti l’industria è anche il settore che in questi ultimi decenni ha ridotto di più le emissioni. Andiamo invece malissimo e continuiamo purtroppo ad andare male è sulla parte che riguarda di più la vita dei cittadini». Su edifici pubblici, abitazioni privati e spostamenti in auto, «continuiamo a fare molto poco». A livello globale, un’auto su quattro è elettrica, in Italia la quota di immatricolazioni delle auto elettriche è ferma al 6,2%, anche se rispetto al passato è cresciuta molto (+44%) dopo il rallentamento del 2024, il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato.
«A livello mondiale è vero che la crisi climatica accelera, ma sta accelerando anche la transizione» sottolinea con una punta di ottimismo Barbabella. E questo in realtà vale anche per l’Italia. Se guardiamo agli ultimi 10 anni, abbiamo tagliato in media un’emissione di 7 milioni di tonnellate ogni anno. «Il punto è che dovremmo farne almeno 14 per raggiungere gli obiettivi che questo governo si è dato al 2030. Quindi diciamo, andiamo avanti, anche se non siamo sicuramente i primi della classe. All’Italia manca però un piano, manca una strategia industriale. «Abbiamo delle norme e degli obiettivi ma la transizione richiede una trasformazione veramente profonda di tutto quello che è il modo di produrre e consumare» conclude il referente scientifico di Italy for Climate. «Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata - commenta Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – non è neutralità, è una scelta. E le scelte hanno un prezzo – economico, strategico, di sicurezza nazionale».
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