Il Papa ad Annaba. «Il figlio di Agostino oggi torna a casa»

Nella Basilica è tutto pronto per l'arrivo di Leone XIV. Il vescovo di Costantino-Ippona, Guillaud: «Ci aspettiamo che ci conforti nella nostra testimonianza. Siamo orgogliosi che l'Algeria venga messa al centro dello spazio tra Africa e Mediterraneo»
April 14, 2026
Il Papa ad Annaba. «Il figlio di Agostino oggi torna a casa»
La basilica di Annaba, in Algeria, dove oggi arriverà papa Leone XIV
«Quando si è dichiarato “figlio di Agostino”, molti qui hanno pensato che, prima o poi, sarebbe tornato a casa!». Sorride il vescovo di Costantina-Ippona Michel Guillaud quando ricorda i giorni dell’elezione di papa Leone XIV. Entusiasmo, interrogativi e speranze hanno accomunato cristiani e musulmani in questa terra che ha dato i natali a sant’Agostino. «È sempre stata una figura-ponte – sottolinea il vescovo – e continua a esserlo. Il fatto che il Papa si richiami ad Agostino e venga qui sulle sue orme rende noi cristiani particolarmente felici e i nostri amici musulmani particolarmente orgogliosi. Orgogliosi anche che l’Algeria venga messa al centro di questo spazio tra Africa e Mediterraneo, tra mondo arabo-musulmano ed Europa. Uno spazio in cui questo grande Paese può giocare pienamente il suo ruolo».
È tutto pronto nella Basilica di Sant’Agostino che domina la città di Annaba per accogliere il Pontefice. Qui oggi si celebrerà la Messa alle 18, dopo un’intensa giornata che prevede l’incontro privato con la piccola comunità di agostiniani presenti sul posto – padre Dominic del Sud Sudan, padre Fred del Kenya e padre Leviticus della Nigeria –, il saluto agli anziani ospiti delle Piccole sorelle dei poveri e la visita del sito archeologico di Ippona, ai piedi della collina, città antichissima di cui Agostino fu vescovo per 34 anni sino alla morte nel 430. A una settantina di chilometri c’è la sua città natale, Tagaste, e quella in cui ha compiuto gli studi, Madaura, prima di trasferirsi a Cartagine. «Ancora oggi sono luoghi di pellegrinaggio, anche se meno rispetto al passato – fa notare il presule –. I cristiani in diocesi sono poche centinaia e i visitatori stranieri non sono molto numerosi». La basilica, invece, è meta soprattutto di visitatori algerini musulmani, che qui scoprono una presenza cristiana che non riguarda solo i primi secoli, ma che è contemporanea seppure ai più sconosciuta.
Attualmente, infatti, in tutta questa vasta diocesi nell’est algerino rimangono solo sette comunità cristiane e un’unica chiesa, la basilica di Annaba, appunto. «Altrove, ci sono solo piccole sale che vengono adattate a luoghi di preghiera e di celebrazione. In tutta la diocesi ci sono dieci presbiteri, una dozzina di consacrati e altrettante religiose», precisa il vescovo. Le comunità cristiane, invece, sono composte principalmente da studenti subsahariani che arrivano in Algeria con borse di studio, da qualche migrante di passaggio e da lavoratori stranieri oltre a un piccolissimo numero di algerini. Qual è dunque oggi il significato di questa esigua presenza? «La sfida per ciascuno di noi è vivere il Vangelo e di farlo nella società, non rinchiudendoci nella nostra identità – fa notare Guillaud –. La Chiesa non è qui per convertire il popolo algerino, ma per sostenere i cristiani e per vivere legami fraterni con i musulmani. Non abbiamo più istituzioni e opere come in passato. Oggi la nostra testimonianza si gioca nelle relazioni, spesso individuali». In quest’ottica si inserisce anche la visita di Leone XIV: «Ci aspettiamo che venga da testimone e ci conforti nella nostra testimonianza».
Prevost era già stato qui da priore dell’ordine degli Agostiniani per un’importante conferenza su sant’Agostino e, poi, per l’inaugurazione della basilica nel 2013 al termine dei lavori di ristrutturazione, finanziati anche dallo Stato. È molto legato a questi luoghi. E la gente del posto, che è sempre molto accogliente, lo sente davvero come uno di casa. «Il popolo algerino attende la venuta del figlio di Agostino, figlio dell’Algeria. A questo si aggiunge una certa stima che gli algerini hanno specialmente per questo Papa: sentono che non lavora solo per i “suoi”, per i cattolici, ma che è davvero una personalità spirituale che si prende cura dell’umanità intera, qualunque sia la religione di ciascuno», fa notare il vescovo.
È un sentimento che anche padre Dominic ha colto tra la gente, specialmente negli ultimi mesi: «Moltissime persone mi chiedevano di poter vedere il Papa. C’è molta curiosità e grande entusiasmo per un evento che è vissuto come qualcosa di straordinario anche per i non cristiani. Purtroppo abbiamo pochissimi posti a disposizione perché tutto si svolgerà nella basilica e sul sagrato, che possono accogliere solo ottocento persone». Padre Dominic, però, pensa già al futuro e alla possibilità di valorizzare ulteriormente la figura di Agostino e di riscoprirla innanzitutto come punto di contatto e di incontro tra persone di religioni diverse. «Da qualche anno – dice – abbiamo ripreso a organizzare delle Giornate di studio dedicate a sant’Agostino e abbiamo riscontrato un grande interesse, con gente che viene anche da lontano e almeno la metà sono musulmani».
«Cosa significa per noi oggi la figura di Agostino? – si interroga il vescovo Guillaud –. Trovo che questa domanda ci venga posta in modo nuovo dal fatto che un Papa si definisca “figlio di Agostino” e non solo lo affermi, ma lo ribadisca continuamente. Non c’è discorso, non c’è intervento che non sia illustrato da una parola o da un pensiero di Agostino. Questo è magnifico. Ci aiuta a riscoprire chi è e come continua a parlarci».
Ne è convinta anche Nadjia Kebour, algerina trapiantata in Italia, dove insegna al Pontificio Istituto di Studi arabi e di islamistica (Pisai) e alla Pontificia Università Urbaniana. Due anni fa è stata invitata ad Annaba per intervenire alle Giornate agostiniane e in questi giorni è tornata in Algeria per la visita di Leone XIV con una grande emozione nel cuore, lei che, da musulmana, è una profonda conoscitrice ed estimatrice di Agostino: «Ogni volta che ascolto il Papa, ritrovo nelle sue parole un’eco agostiniana: la ricerca della verità, l’amore per la giustizia, la compassione verso l’essere umano ferito. Come musulmana e come studiosa di Agostino, sento una vicinanza spirituale che non cancella le differenze, ma le illumina. Agostino appartiene alla storia cristiana, certo, ma la sua profondità umana parla anche a chi, come me, proviene da un’altra tradizione religiosa».

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