Dialogo, giovani, malati e cultura: il Papa domani sarà a Pavia sui passi di sant’Agostino

Tutto pronto per la visita nella città che custodisce le reliquie del santo di cui Leone XIV è figlio. A colloquio con il vescovo Sanguineti: un esempio di grande attualità che sa parlare al cuore dei giovani. La prima sosta fra i piccoli pazienti oncologici
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June 19, 2026
Dialogo, giovani, malati e cultura: il Papa domani sarà a Pavia sui passi di sant’Agostino
Benedetto XVI a Pavia con padre Prevost, futuro papa Leone XIV, durante la visita del 2007 / Tgr Rai
Ci sono foto e video che in questi giorni stanno uscendo dagli archivi di Pavia: sono quelli in cui si vede Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro che viene accompagnato nella sua visita da padre Robert Francis Prevost. Era il 2007 e l’allora priore generale degli agostiniani dava il benvenuto a Joseph Ratzinger nella chiesa dove sono custodite le reliquie di Agostino. Ultimo Papa a fermarsi a Pavia sui passi dell’amato santo vescovo di Ippona. Domani, sabato 20 giugno, un Pontefice torna a visitare la città, sempre alla scuola del “dottore della grazia”. Ed è Robert Francis Prevost, da un anno Leone XIV, il Papa «figlio di Agostino», come si era definito nel suo primo messaggio dalla loggia centrale della Basilica Vaticana. «Una visita in un certo senso attesa fin dal giorno della sua elezione - spiega ad Avvenire il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti -. Il fatto che abbiamo un Papa agostiniano, che alcuni degli stessi padri agostiniani qui in città lo conoscano personalmente e abbiano un profondo legame con lui, che più volte sia venuto a Pavia ci ha persuasi a sperare in una sua presenza fra noi. Ma non pensavamo che si sarebbe concretizzata così presto».
 Il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti 
 Il vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti 
La tappa a Pavia arriva a due mesi da un’altra sosta “agostiniana” di Leone XIV: quella ad Annaba, l’antica Ippona, che aveva aperto il suo viaggio in Africa partendo dall’Algeria e dalla terra del dottore della Chiesa. Il pellegrinaggio del Papa nei luoghi di Agostino lo porta adesso in Lombardia. Perché, afferma Sanguineti, «siamo di fronte a un santo che è anche un po’ lombardo: a Milano ha incrociato il vescovo Ambrogio che lo ha battezzato, san Simpliciano che lo ha accompagnato, ma direi l’intera Chiesa ambrosiana che, come racconta nelle Confessioni, lo aveva impressionato anche per le sue assemblee liturgiche. La Lombardia è la culla del suo incontro con il Vangelo e della sua conversione. Poi, grazie alle infinite vie della Provvidenza, è anche l’angolo definitivo della sua sepoltura, dopo la traslazione delle spoglie dall’Africa alla Sardegna e infine a Pavia». Era il 723 quando le reliquie giunsero dall’isola in città. E nel 2024 l’Anno agostiniano, voluto per celebrare il 1300° anniversario dell’arrivo del corpo, era stato chiuso dall’allora cardinale Prevost. L’eredità del santo, i giovani, la pace, l’abbraccio al mondo della ricerca e della sofferenza saranno al centro delle quattro ore che Leone XIV trascorrerà a Pavia, dalle 14.45 quando atterrerà il suo elicottero alle 18.45 quando partirà alla volta di Sant’Angelo Lodigiano, prima di fare ritorno in Vaticano.
Eccellenza, come descriverebbe il pomeriggio del Papa in città?
«Sicuramente è una visita nel nome di Agostino, ma anche alla Chiesa e alla città di Pavia. La nostra è una diocesi di 190mila abitanti di cui 70mila nel capoluogo. Una Chiesa che, seppur con le sue fatiche, può contare su realtà significative a livello comunitario, vede crescere le esperienze di collaborazione tra parrocchie, è sostenuta da movimenti e associazioni. Dal punto di vista sociale, la città è un volano di cultura, a cominciare dalla presenza secolare dell’università. Ovviamente non mancano problemi come l’impoverimento di alcune fasce della popolazione: tema all’attenzione di tutti è la fatica di trovare abitazioni a prezzi accessibili. Direi che il Papa incontrerà una comunità ecclesiale e civile che desidera abitare il presente e intende guardare con passione, creatività e fiducia al futuro».
La visita inizierà nel Centro nazionale di adroterapia oncologica.
«È un polo di ricerca e di cura per i tumori attraverso l’applicazione dell’energia nucleare. Due i motivi di questa tappa: far conoscere un esempio di come l’atomo possa essere alleato della vita, non strumento di distruzione o annientamento; e far incontrare al Papa sia coloro che si spendono nella cura, anche a livello di alta specializzazione scientifica, e sia i pazienti che sono impegnati in percorsi terapeutici complessi, in particolare i bambini con le loro famiglie».
L’Arca di Agostino, con le reliquie del santo, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia / Alamy
L’Arca di Agostino, con le reliquie del santo, nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia / Alamy
Poi la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. In quale modo Pavia mantiene viva l’eredità di sant’Agostino?
«Agostino è un tesoro che come Chiesa siamo chiamati a riscoprire e a far riscoprire nella sua attualità. Non è un caso che a San Pietro in Ciel d’Oro il Papa incontri non solo la comunità agostiniana ma anche la Chiesa di Pavia. Ritengo che Agostino parli ancora al cuore dei nostri contemporanei. In particolare, a quello dei giovani: è un santo che ha vissuto l’inquietudine della ricerca, ha compiuto scelte anche disordinate ma ha intrapreso un itinerario per riconquistare dall’interno della sua esperienza la fede da cui si era allontanato dopo l’adolescenza. Perciò è vicino alle nuove generazioni che magari attraversano un tempo di distacco dalla vita religiosa ma che possono sempre avviare una rinascita spirituale».
Tema caro a Leone XIV quello dei giovani. Prima dell’appuntamento in piazza Vittoria con la cittadinanza, il Papa incontrerà i ragazzi di fronte al Duomo.
«Pavia è la città dei giovani: sono 25mila quelli che la frequentano grazie all’università. Infatti qui la pastorale giovanile è una pastorale universitaria. Poi c’è il mondo degli oratori che coinvolge sia i bambini sia gli adolescenti, come testimoniano queste settimane del Grest. Perciò Leone XIV vedrà una rappresentanza significativa di questo spaccato ecclesiale e sociale. In fondo c’è bisogno di superare una narrazione che mette in luce soltanto le difficoltà e i disagi dei giovani, mentre la loro freschezza è un dono e una risorsa che invita tutti ad accompagnarli».
Il Duomo di Pavia / fabbriceriacattedralepavia.it
Il Duomo di Pavia / fabbriceriacattedralepavia.it
È previsto anche un incontro con la comunità latinoamericana.
«Il Papa è stato missionario e vescovo in Perù. Ci tiene molto a questo rapporto. A Pavia vivono anche peruviani originari della diocesi di Chiclayo, in cui il futuro Leone XIV è stato vescovo, e se lo ricordano bene per il suo tratto umano».
E la pace?
«Ci stiamo preparando alla visita pregando per la pace. Urgenza che sta a cuore al Papa ma che torna anche nel pensiero del vescovo di Ippona. Un tema agostiniano che incrocia in maniera drammatica il nostro presente».
I vescovi italiani hanno già incontrato tre volte Leone XIV. Quali input l’hanno colpita?
«Ne colgo tre. Il primo, la ricentratura sul mistero di Cristo e sul primato dell’annuncio come cuore della vita della Chiesa. Da qui la necessità di ripensarci come comunità che vive sempre più la dinamica della testimonianza del messaggio di salvezza. Il secondo, l’attenzione alla persona, come mostra anche l’enciclica Magnifica humanitas: ciò significa che l’umanesimo cristiano può dire ancora tanto al nostro tempo. Terzo, la sinodalità che non può ridursi a slogan ma deve diventare uno stile di Chiesa nel segno della comunione, della corresponsabilità, dell’ascolto».

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