martedì 9 aprile 2019
Le opere erano state "raccolte" da un misterioso collezionista milanese e poi donate prima della morte a due musei. Il grazie del vescovo di Pavia Sanguineti: «Tracce preziose di una storia di fede»
Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, con I Carabinieri del comando tutela patrimonio culturale e padre Alessio Romano OP (Lapresse)

Il vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, con I Carabinieri del comando tutela patrimonio culturale e padre Alessio Romano OP (Lapresse) - LaPresse

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Oltre cinquemila dipinti ex voto, di un periodo compreso tra il XV e il XX secolo, illecitamente sottratti dai luoghi di culto, Santuari mariani soprattutto, e recuperati dal Comando carabinieri tutela patrimonio culturale. È questo l’esito di un’indagine iniziata nel 2015 e presentata alla stampa oggi nei locali dell’arcivescovado di Milano. Indagine e sequestro sui generis: non si tratta di opere d’arte, di oggetti d’oro o d’argento, di preziosi in senso lato, bensì di tavole di legno grezze di piccole dimensioni, con scene di prove o disgrazie – raffigurate con i tratti fanciulleschi dell’arte popolare – da cui il fedele era scampato invocando l’aiuto della Vergine, dei santi, di Dio stesso e che poi portava al Santuario o alla chiesa di riferimento in memoria della grazia ricevuta. La vera notizia forse è proprio questa: che dall’occhio famelico di ladri e ricettatori non si salvano ormai nemmeno oggetti che, nella loro povertà, potrebbero sembrare poco attraenti e quindi immuni dal furto. In realtà, come ha spiegato il colonnello Alberto Deregibus, vice comandante del Comando carabinieri tutela patrimonio culturale, un interesse underground per gli ex voto non è cosa di oggi: i quadri e quadretti ritrovati sono stati rubati in un decennio a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso.

L’inizio dell’indagine è avvenuto casualmente: un carabiniere di Monza anni fa aveva notato a Milano una locandina che presentava un’esposizione privata di ex voto. L’intuito che dietro ci potesse essere qualche traffico illecito ha portato a scoprire che un collezionista di Milano prima della morte aveva donato un ingente quantitativo di ex voto a due musei in Lombardia e Piemonte. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli, perché l’autorità giudiziaria non ha rilevato reati nel comportamento dei titolari dei musei – che si sono anche mostrati più che collaborativi nel restituire i manufatti – così come non è stato possibile appurare le modalità con cui il misterioso collezionista era entrato in possesso di cotanti ex voto.

Due curiosità: 594 opere sono risultate di provenienza messicana e lo scorso 6 marzo sono state restituite dal ministro per i Beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, alla segretaria del ministero omologo messicano, Alejandra Frausto Guerrero. Gli altri dipinti provengono da diverse regioni italiane, da Nord a Sud, tra cui spicca la Campania con il santuario della Madonna dell’Arco di Sant’Anastasia (Napoli) – ieri era presente il priore, il domenicano padre Alessio Romano – che di ex voto ne possiede ben 7.000.

Da parte delle diocesi il grazie al lavoro silenzioso ed efficace di carabinieri è arrivato da Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia e presidente della Consulta regionale lombarda beni culturali, secondo cui ritrovando gli ex voto perduti si salvano «tracce preziose di una storia di fede, del vissuto del popolo di Dio». Il cui vero valore è invisibile agli occhi, anche di chi pensa di trarne lucro.

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