mercoledì 15 maggio 2019
Il parroco di Rignano sull'Arno e vicario generale di Fiesole è il nuovo pastore della diocesi pratese. L'annuncio a Prato del vescovo Agostinelli e a Fiesole del vescovo Meini
Don Giovanni Nerbini fra i ragazzi

Don Giovanni Nerbini fra i ragazzi

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Don Giovanni Nerbini, parroco a Rignano sull’Arno e vicario generale della diocesi di Fiesole, è il nuovo vescovo di Prato. L’annuncio è stato dato nella Cattedrale di Prato dal vescovo uscente Franco Agostinelli e a Fiesole dal vescovo Mario Meini, vicepresidente della Cei per l’Italia centrale, in contemporanea con la Sala Stampa vaticana. Sessantacinque anni che compirà fra pochi giorni, il 2 giugno, succede ad Agostinelli che lascia per raggiunti limiti di età.

Don Giovanni Nerbini è nato il 2 giugno 1954 a Figline Valdarno, provincia di Firenze e diocesi di Fiesole. Dopo aver conseguito il diploma magistrale e il diploma universitario triennale in vigilanza scolastica, è stato insegnante dal 1973 al 1989. Vocazione adulta, è entrato nel Seminario di Fiesole nel 1989 e ha frequentato il corso filosofico-teologico nella Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. È stato ordinato sacerdote il 22 aprile 1995. È stato vicario parrocchiale a Caldine dal 1995 al 1997; parroco di Pelago, amministratore di Diacceto e moderatore di quella Unità pastorale dal 1997 al 2007. Dal 2007 è parroco di San Leone-Santa Maria Immacolata a Sociana-San Clemente e moderatore dell’Unità pastorale di Rignano sull’Arno. Dal 2015 è vicario generale della diocesi di Fiesole e quindi "primo collaboratore" del vescovo Meini.

Don Giovanni Nerbini

Don Giovanni Nerbini

«Sono tante le sfide che ci stanno di fronte e ci interpellano – scrive Nerbini nel suo primo messaggio alla Chiesa di Prato –. Credo che potremo fare molto lavorando insieme, mettendo a frutto le tante risorse e competenze che il mondo laicale e associativo particolarmente numeroso offre, e avvalendoci della collaborazione e della preghiera dei religiosi e delle religiose». Quindi confida: «Fin dal momento in cui mi è stata trasmessa la nomina a vescovo di Prato da parte del Santo Padre, ho sentito il bisogno di rimettermi totalmente nelle mani del Signore misurando la sproporzione tra la responsabilità affidatami e la pochezza della mia persona, ma anche quello di accogliere con fiducia il dono che mi veniva elargito». Nel messaggio il vescovo eletto rivolge «un particolare saluto ai fanciulli, agli adolescenti ed ai giovani ed al mondo della scuola che mi è particolarmente caro dal momento che mi ricorda una larga parte della mia esperienza professionale e di vita e nel quale mi trovo sempre a mio agio, come a casa». E poi un pensiero alle famiglie, alle persone che soffrono per diverse cause. Nerbini assicura «un dialogo franco e cordiale ed una fattiva collaborazione» con le autorità e chi si occupa della comunità civile ed esprime verso i sacerdoti «il desiderio di costruire con tutti un rapporto di amicizia e di comunione autentica».

Don Giovanni Nerbini durante una celebrazione

Don Giovanni Nerbini durante una celebrazione

Dopo l’episcopato di Gastone Simoni, un nuovo vescovo che giunge dalla diocesi di Fiesole torna a guidare la Chiesa di Prato. «Passo il testimone al vescovo Giovanni – sottolinea il vescovo Agostinelli – e vi dico subito che sono contento che la Provvidenza abbia fatto questa scelta». Agostinelli sarà amministratore apostolico fino all’ingresso del nuovo pastore: per adesso non sono state rese note le date dell’ordinazione episcopale e dell’inizio del ministero a Prato. «È giunto il momento di sciogliere le vele – sottolinea Agostinelli citando san Paolo –. Il mio mandato è giunto al termine, le strade pertanto si divergono, ma io, e mi auguro anche tutti voi, non potrò leggere questo tempo come un capitolo che si è chiuso per sempre. Ci unisce il ricordo di un cammino percorso insieme, bello e talvolta faticoso ma sempre accolto con gioia. Ci siamo incontrati, abbiamo pregato insieme; abbiamo pensato come dare alla nostra Chiesa un volto pulito; abbiamo condiviso una passione missionaria che potesse gridare a tutti l’amore con cui il Signore ci ama».

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