sabato 28 maggio 2016
Papa Francesco ha incontrato ieri a Casa Santa Marta Hebe de Bonafini, fondatrice e presidente delle Madri di Plaza de Mayo, una associazione formata dalle madri dei desaparecidos, i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare argentina (Lucia Capuzzi)
Il Papa abbraccia Hebe de Bonafini
​“Nella vita ci si sbaglia. Su Jorge Mario Bergoglio mi sono sbagliata, non ho problemi a riconoscerlo. Non è la prima volta: anche su Néstor Kirchner ero stata molto dura e poi ho dovuto ricredermi”. A quasi 88 anni, Hebe Pastor de Bonafini non ha perso lo slancio da “guerriera” polemica, controversa a volte, sempre scomoda. Eppure nello scatto dell’abbraccio con papa Francesco di ieri, la sua spigolosità sembra sciogliersi. E compare la Hebe più autentica: una madre a cui la dittatura ha strappato due figli. E’ stato quel dolore a spingere la leader del ramo più intransigente delle Madri di Plaza de Mayo a lanciarsi in feroci critiche al nuovo Papa, all’indomani dell’elezione, ripetendo le false accuse del giornalista Horacio Verbitsky di aver collaborato con il regime militare. “A volte, quando uno è disperato, pensa che per il fatto di essere prete, si possa arrivare là dove gli altri non arrivano. Poi, spesso, alcune cose non si sanno. Per esempio, ho scoperto solo da poco che, quando si inondavano le baraccopoli di Buenos Aires, il cardinal Bergoglio era il primo ad arrivare, in bus e con gli stivali di gomma…”, racconta ad Avvenire de Bonafini. Hebe dice di aver cambiato opinione sul Pontefice poco a poco. “Le sue parole e i suoi gesti mi hanno conquistato. Come in Brasile, quando ha chiesto ai giovani di non rassegnarsi e di fare “chiasso”. O il forte appello per la pace in Siria che ha fermato un probabile attacco Usa… E, così, ho iniziato a scrivergli. E lui rispondeva”, aggiunge. Poi, con suo piglio deciso, taglia corto: “Ho sbagliato e lo ammetto. Ma non voglio parlare più di questa storia. Ho chiesto scusa a Francesco. E sa che cosa mi ha risposto? “Lasci stare, non deve dirmi niente…””, racconta ad Avvenire de Bonafini. Del Papa, con cui si è trattenuta per quasi due ore, l’ha colpita in modo particolare la sua capacità di ascoltare, integralmente, senza interrompere, il pensiero altrui: “Non gli ho parlato dei desaparecidos dell’ultima dittatura. Gli ho detto per filo e per segno, da donna del popolo, il difficile momento che vive l’Argentina. Non si uccide solo con le pallottole. Si uccide chiudendo le fabbriche, facendo triplicare i costi del cibo e dei trasporti, lasciando la gente senza medicine… Francesco ha ascoltato con interesse, senza replicare. E poi sa che cosa ha fatto?”, domanda Bonafini, evidentemente, sorpresa. E subito aggiunge: “Ha fatto entrare anche i miei accompagnatori. Loro non erano nella lista, non avevano nemmeno i documenti…”. Prima del congedo, lo scambio di doni. Hebe ha regalato al Papa il fazzoletto-simbolo delle Madri e Francesco le ha donato un rosario e una medaglia della Vergine con il Bambino. “Mi ha fatto molta tenerezza – conclude Bonafini -. In quel Bimbo vedo il figlio che noi Madri è stato portato via…”         
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