sabato 9 gennaio 2021
Dapprima due tipografie, poi le chitarre Eko, fino alle Winks e un centro studi a Recanati: scompare a 97 anni il sacerdote marchigiano
Don Lamberto Pigini

Don Lamberto Pigini - Archivio Avvenire

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Recanati e le Marche salutano oggi don Lamberto Pigini, che si è spento a 97 anni. Era malato da tempo, ma nonostante la pandemia si recava ogni giorno nell’ufficio della Eli, editrice didattica, una delle sue tante creature aziendali.

Don Lamberto è stato regista di tante realtà economiche, dalla Rainbow alla Eko. Ma non amava essere definito “prete imprenditore”. «Sono e rimango un prete – amava dire – questa è la mia vocazione. Se un giorno, per motivi di salute, non posso dire Messa, mi manca la luce. A servizio di questa missione, poi, metto la mia persona».

Sì, prima veniva l’essere prete, ma don Lamberto è stato un capitano d’azienda illuminato che aveva l’unica preoccupazione di assicurare dignità e lavoro a tanta gente che non lo aveva o lo aveva perso. Così fondò due tipografie, la Tecnostampa e la Rotopress.

Così prese in mano il marchio di chitarre Eko ideato da suo fratello Oliviero, morto a 44 anni. Lo prese dall’asta, investendo soldi che non aveva. «Una pazzia – disse – che però poi funzionò».

Pochi ricordano le origini dell’azienda recanatese delle fatine Winx: l’attuale titolare, Iginio Straffi, lavorava come disegnatore a Parigi proprio per don Pigini. «I film di animazione – diceva – erano un mio sogno. Lo chiamai, gli proposi di creare insieme qualcosa. Così nacque Rainbow. Una volta lanciata, gliela consegnai tanti anni fa».

Nel 2019 aveva celebrato settanta anni di sacerdozio. E confidò che l’unico rimpianto era non essere stato parroco. «Ci tenevo – disse – ho capito che non si può avere tutto... ».

Don Lamberto verrà sepolto a Castelfidardo, il distretto musicale dove era nato il suo desiderio di fare impresa. Il piccolo centro vantava 15mila addetti ai tempi d’oro. La crisi degli Anni ’50 aveva cancellato tutto. Cominciò con piccole scuole che in poco tempo si sono diffuse a macchia d’olio in sette regioni, con 2mila allievi che in 20 anni hanno occupato 40mila giovani. Poi non avendo un’organizzazione adatta a gestire il piccolo impero, vendette tutto, ma rimasero alcune ditte con cui offriva lavoro a 1.500 persone.

Altra idea i fumetti. «Il fumetto – ripeteva – è un linguaggio efficacissimo. La lingua è fondamentale e l’intuizione è insegnarla prestissimo, cominciando a 4 anni. Imparare anche l’inglese a fumetti è divertente». Studiare giocando è il motto della “giocoscuola”. A Recanati aveva aperto il campus “L’infinito” dove vengono a studiare l’italiano da tutto il mondo. L’ultimo riconoscimento la laurea honoris causa dell’Universita di Macerata.

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